Roma, 27 apr - E’ scontro aperto tra il Cgie e il governo. Il sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, Alfredo Mantica, apre l’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, ma parla davanti a una sala vuota per trequarti, con la gran parte dei delegati che abbandona l’aula per protesta. ‘Colpa’ soprattutto del decreto legge che proroga il rinnovo elettorale dei Comites al 2012, firmato venerdì scorso.“Se pensate che l’Aventino sia una soluzione vi sbagliate – punge Mantica – ottanta anni fa non portò a nessuna soluzione”. E’ proprio il ruolo del Cgie il tema più aspro del confronto. “Questa assemblea plenaria è il rifacimento delle discussioni fatte” nei comitati e in assemblea: “possiamo parlare di tutto, ma quale è il potere del dialogo di questa struttura? Quale lo strumento, il documento vincolante? Alla fine è il Parlamento che decide tutto, è questo che cerco di spiegare al Cgie dal 2008”. Il tema, ovviamente, è quello delle riforme del Consiglio Generale stesso e dei Comites, cui è legata anche la questione dei relativi rinnovi elettorali. “Non è che il governo non vuole parlare con voi – spiega Mantica ai pochi presenti - ma è dal 2008 che stiamo dicendo che la situazione è cambiata: c’è stato un periodo, quando non c’erano gli eletti all’estero, in cui il Cgie felicemente dialogava con le istituzioni, ma adesso la situazione va cambiata”. Va cambiata proprio per la contemporanea presenza di Cgie, Comites e parlamentari eletti dagli italiani nel mondo “che è per legge il rappresentante degli italiani in quel territorio: questo è il tema, e rimane anche se si vuole evitarlo”. L’ultimo affondo sul tema Mantica lo riserva parlando dei rinnovi elettorali: “Non vogliamo il rinnovo di Comites e Cgie entro la fine dell’anno perché altri cinque anni in questo modo non li possiamo fare: troviamo insieme il modo per fare una riforma, e poi andiamo ad elezioni. Credo se ne possa discutere in modo veloce”. Un altro dei punti all’ordine del giorno della plenaria è quello del voto all’estero, e anche qui il discorso di Mantica si fa caldo. “Non è questa la sede per discutere del voto all’estero, pensare che si possa portare in Parlamento tutto ciò di cui si parla qui dentro. Sapete bene che ci sono due correnti, una che chiede l’eliminazione di Comites e Cgie, un’altra che al contrario pensa che fosse meglio prima e che vuole eliminare i parlamentari all’estero. Di questo di parla nei corridoi del Parlamento, il Cgie se ne deve rendere conto”. E ad ogni modo, “il parlamento ha messo in discussione il voto per corrispondenza e l’Aire, un sistema di voto che non soddisfa né gli elettori né gli eletti, non il voto degli italiani all’estero. Il Cgie deve avere come interlocutore il parlamento, perché trovo giusto che commissioni affari costituzionali stiano facendo un lavoro di approfondimento. L’impegno che posso prendere con voi è che non vogliamo mettere in discussione il voto all’estero, ma è il Parlamento che alla fine decide”. Ma anche sulle altre questioni sul tavolo la linea è dura. “Credo che si debba sì affrontare il problema della lingua e della cultura italiana, ma non degli enti gestori. Per quanto riguarda la rete consolare, non si è ancora chiuso un solo consolato, siamo ancora in fase di discussione, di che cosa stiamo parlando?”. Fino all’ultima riflessione sulle acquisizioni della cittadinanza italiana: “Fui attaccato per aver detto che in Brasile molti non prendevano il passaporto per onor di bandiera, mi pare di aver letto su un grande giornale che era molto peggio di quanto pensassi…”.
(Sis)
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