La galleria di Milano FuturDome presenta, per la prima volta in Europa, l’opera di Ricardo Carioba (San Paolo, 1976). La mostra “Non Linear Spatial Normalizations”, fino al 23 novembre, presenta quindici installazioni interamente attraversabili, una serie di lavori fotografici e un progetto specificatamente creato per FuturDome. Il titolo della mostra fa riferimento alla tecnica di Normalizzazione Spaziale, che viene spesso eseguita nel neuroimaging funzionale, adoperato nella scansione cerebrale. Nell’oscurità del piano interrato, Ricardo Carioba amplifica la percezione dei legami tra suoni e immagini, basandosi sulle informazioni visive derivanti tanto dallo sguardo quanto dall’acustica sonora. Il livello armonico e il piano visuale creano una connessione stereofonica tra occhi e orecchie, dispiegando le fondamenta della spazialità e della percezione. Un video viene disposto attraverso un’intrigante struttura circolare, suddivisa in due parti, con l’intento di far dialogare indipendentemente i due emisferi del cervello umano. Il suono va alla ricerca di onde sinusoidali disegnate in strutture armoniche, così come ambienti scultorei ed interventi ritmici. Un approccio che offre tanti livelli di lettura quante saranno le persone che interagiscono con esso. In “Non Linear Spatial Normalizations”, le rifrazioni della luce come in “Sem título” (2014), vengono manipolate in termini di velocità, grazie alla posizione geometrica del foro al centro di ciascuna proiezione; di conseguenza, le singole unità acustiche intrinsecamente autonome, formano un registro visuale infinitamente variabile.
MILANO, DAL PICCIONE ALLA “CHIOCCIOLA”
Al Belvedere di Palazzo Pirelli, a Milano, la mostra “Dal piccione alla @ chiocciola e …” presenta, fino al 31 ottobre, attraverso pannelli e cimeli inediti racconta la storia dei mezzi di comunicazione: dall’impiego dei piccioni viaggiatori nella Prima Guerra mondiale fino al digitale dei nostri giorni, con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Un percorso espositivo affascinante che intende suscitare, con gli oggetti e le storie rappresentate, una riflessione sui profondi cambiamenti della società riconducibili alle diverse forme di comunicazione e alle straordinarie invenzioni tecnologiche. Tra gli oggetti esposti la macchina Enigma, usata nella Seconda guerra mondiale per cifrare e decifrare i messaggi, il microfono di Guglielmo Marconi con cui realizzò la prima comunicazione wireless, alcuni telefoni, tra i quali il ‘Ragno’ del 1892 utilizzato in Vaticano, il telefono di Stanlio e Ollio e quello del Commissario Maigret. In esposizione anche la nuova frontiera della comunicazione, il Laserlink, la macchina per collegamenti basati su sistemi laser che si propone come una “fibra ottica virtuale in aria”.
MILANO, CANOVA INCONTRA THORVALDSEN
Le Gallerie d’Italia - Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano da oggi al 15 marzo la mostra “Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna”. Realizzata in collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e con il Museo Thorvaldsen di Copenaghen, l’esposizione è resa possibile grazie all’apporto di prestiti fondamentali concessi da musei e collezioni private italiani e stranieri. Un consistente nucleo di opere proviene inoltre dal Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, promotore delle celebrazioni canoviane, che sono iniziate a luglio 2019 - a 200 anni dalla posa della prima pietra del Tempio di Possagno - e si concluderanno il 13 ottobre 2022, data che segna i due secoli dalla morte dell’artista. L’esposizione propone il confronto, mai tentato prima, tra i due grandi protagonisti della scultura moderna in età neoclassica e romantica: l’italiano Antonio Canova (1757-1822) e il danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844), i due “classici moderni” in grado di trasformare l’idea stessa della scultura e la sua tecnica, creando opere immortali, diventate popolari e riprodotte in tutto il mondo. Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, afferma: “La nostra banca conferma anche con questa mostra l’orgoglio di trasfondere in un impegno quotidiano la propria fiducia nei valori universali della cultura e della bellezza”. Attraverso oltre 160 opere divise in 17 sezioni la mostra intende documentare la straordinaria complessità delle creazioni di Canova e Thorvaldsen e l’enorme seguito che la loro scultura ebbe, proponendo continui confronti con gli altri artisti di ogni nazionalità. Il terreno su cui si affrontarono originariamente i due illustri maestri è stato il suolo romano, dove svolsero entrambi una buona parte della loro carriera: Canova giunse a Roma nel 1781 e vi morì nel 1822, mentre Thorvaldsen vi si insediò a partire dal 1797 per i successivi quarant’anni. Qui, i due artisti ingaggiarono una delle più note e produttive sfide su identici temi e soggetti che regaleranno all’arte alcuni capolavori: le figure della mitologia classica, come Amore e Psiche, Venere, Paride, Ebe, le Grazie, rappresentavano nell’immaginario comune l’incarnazione dei grandi temi universali della vita, come il breve percorso della giovinezza, l’incanto della bellezza, le lusinghe e le delusioni dell’amore. Il plauso con cui vennero entrambi accolti dalla critica coeva è emblema di una civiltà che guardava all’antico, ma che aspirava nello stesso tempo alla modernità, dualità che seppero magistralmente interpretare e guidare: Canova era stato l’artista rivoluzionario, capace di garantire alla scultura un primato sulle altre arti, nel segno del confronto e del superamento dell’antico; Thorvaldsen, guardando all’opera e alla strategia del rivale, si era ispirato a un’idea della classicità più severa e austera, avviando una nuova stagione dell’arte nordica, ispirata alle civiltà mediterranee. Entrambi avevano saputo emanciparsi dal vincolo che la committenza poneva tradizionalmente alla scultura a causa dei costi elevati del marmo o del bronzo, fondando grandi studi che avevano le dimensioni di complesse officine, con numerosi collaboratori e allievi: con le innovazioni tecniche introdotte da Canova e utilizzate su larga scala da Thorvaldsen - creazione di un modello in gesso prima della statua in marmo – lo scultore acquisiva infatti per la prima volta la libertà di esprimere nella statua, ideata senza commissione, la propria poetica.
VENEZIA, LE ILLUSTRAZIONI DI STEPÁN ZAVREL
Un viaggio alla scoperta del cinema d’animazione, dell’arte grafica, dell’illustrazione, dell’editoria per l’infanzia, del lavoro artigianale e della produzione creativa dell’artista che ha messo al centro della propria arte il bambino. In occasione del ventennale dalla morte di Stepán Zavrel (Praga 1932 - Rugolo1999), la Fondazione di Venezia rende omaggio all’artista boemo che ha rivoluzionato la concezione di libro illustrato per l’infanzia ospitando nella sua sede, fino al 18 novembre, la mostra “Nel mondo di Stepán Zavrel. L’esposizione, è collegata all’omonimo progetto formativo che la Fondazione di Venezia e l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto rivolgono, per tutto il periodo della mostra, alle scuole primarie della regione. Attraverso una selezione di 26 opere originali (tra cui opere inedite, caroselli, film d’animazione, rodovetri e storyboard di film e libri illustrati, prove grafiche, illustrazioni, lettere, cartoline ed edizioni originali dei libri illustrati per l’infanzia), la mostra racconta a bambini e adulti le principali tappe del percorso personale e artistico di Zavrel, dagli anni ’60, gli anni della fuga da Praga, fino agli anni’90, l’ultimo periodo di attività.
ROMA, ARTISTI EMERGENTI SU CUI INVESTIRE
La linea emergente dell’arte contemporanea italiana. E quella che si delinea nella mostra “12 artists of tomorrow”, fino al 30 novembre alla galleria Mucciaccia Contemporary di Roma. L’esposizione, con un taglio volutamente generazionale, è la prima di una serie di collettive periodiche di verifica e scoperta dei talenti del nostro Paese, e rappresenta uno spin-off (con il 5% degli autori presenti) del lavoro editoriale “222 artisti emergenti su cui investire”, selezionati dai più prestigiosi curatori, critici, giornalisti e gallerie d’arte. Dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla fotografia, dalla ceramica alla tessitura, sono diversi i linguaggi e gli indirizzi di sperimentazione rintracciabili nel progetto espositivo che, “ intende presentare un segmento della linea emergente dell’arte contemporanea italiana, tuttavia sufficiente a dare un’idea della complessità del mondo odierno, della molteplicità delle posizioni e della varietà delle pratiche nell’arte” spiega il curatore Cesare Biasini Selvaggi. Tra tematiche che comprendono la politica dell’identità, il corpo, l’ambiente e la sua sostenibilità, la globalizzazione e la migrazione, la tecnologia, la società del controllo e l’informazione e la cultura contemporanee, il tempo e la memoria, la critica istituzionale e politica. Gli artisti in mostra sono: Dario Agrimi (Atri, 1980), Roberto Alfano (Lodi, 1981), Giulio Alvigini (Tortona, 1995), Canemorto (Milano, 2007, data di costituzione del trio), Diego Cibelli (Napoli, 1987), Francesco Levy (Livorno, 1990), Matteo Negri (San Donato Milanese, 1982), Francesco Pacelli (Perugia, 1988), Viola Pantano (Alatri, 1987), Laurina Paperina (Rovereto, 1980), Dario Picariello (Avellino, 1991) e Nicole Voltan (Mestre, 1984).
ROMA, 30 ANNI FA LA RIVOLUZIONE DI VELLUTO
Due paesi, la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, vogliono insieme ricordare uno dei momenti salienti della storia recente cecoslovacca: la fine della quarantennale dittatura comunista. Sessanta scatti iconici, realizzati da quindici tra i migliori fotografi cechi, raccontano fatti ed emozioni di quel periodo nella mostra fotografica “1989: Rivoluzione di velluto. 30 anni della libertà cecoslovacca”, accompagnata dall’esposizione slovacca documentaria “La strada verso l‘anno della Libertà”, al Museo di Roma in Trastevere fino al 24 novembre. La mostra è incentrata su sessanta fotografie realizzate durante le prime manifestazioni anti-regime in Cecoslovacchia nel 1988, la Settimana di Jan Palach nel gennaio del 1989, il corteo del 17 novembre 1989, con le emozioni e l’entusiasmo che ne conseguirono. Molte di queste immagini sono diventate leggendarie: grazie al loro valore documentario e artistico riescono tutt’oggi a restituire le emozioni e l’atmosfera elettrizzante che pervase la società cecoslovacca di allora. Una parte delle fotografie illustra anche il ritiro delle truppe d’occupazione sovietiche, tra il 1990 e il 1991, con il quale si concluse il periodo della Rivoluzione di Velluto. Una sezione della mostra è dedicata alla parte slovacca documentaria “La strada verso l‘anno della Libertà” che parte da alcuni momenti cruciali della storia della Cecoslovacchia dopo la fine della Seconda guerra mondiale per poi illustrare il percorso del paese verso la Rivoluzione di Velluto del 1989. Vengono dunque raccontati i principali eventi che segnarono la fine del regime comunista cecoslovacco, costruendo le basi per la nuova fase democratica della storia moderna della Slovacchia e della Cechia. In occasione dell’attuale presidenza della Repubblica Ceca nel Gruppo di Visegrad. è prevista anche una rassegna cinematografica sul tema del crollo della cortina di ferro 30 anni fa.
ROMA, L’UNIVERSO DI LEO LIONNI
Sessant’anni fa Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni (il primo libro astratto per bambini!) faceva capolino per la prima volta nelle librerie. In questo importante anniversario e a venti anni dalla morte dell’autore, “Tu sei un poeta!”, fino al 17 novembre, alla Casina di Raffaello, a Roma, ripercorre l’universo del famoso e amato scrittore per bambini. Per l’occasione, una sala è stata allestita come sala lettura dedicata a tutti i personaggi creati da Lionni: da Federico a Piccolo Blu, da Piccolo Giallo a Pezzettino, dal Bruco Misuratutto a Guizzino. Esposti pannelli con le illustrazioni dell’autore, i suoi personaggi-giocattolo per divertirsi e i libri in consultazione libera per emozionarsi leggendo.
PARMA, IL “NERONE” DI ARRIGO BOITO
Casa della Musica del Comune di Parma realizza un innovativo ed affascinante percorso espositivo alla scoperta del Nerone di Arrigo Boito, in collaborazione con Archivio Storico Ricordi, che rende disponibili in questa occasione i propri esclusivi materiali iconografici e documentari. La mostra, fino al 17 novembre nella sede di Palazzo Cusani, si snoda tra Casa del Suono e Museo dell’Opera, dove sono realizzati approfondimenti e ascolti storici, a cura dell’Archivio Storico del Teatro Regio, e lo spazio espositivo appositamente attrezzato al primo piano di Casa della Musica, che vede protagonisti i materiali di Archivio Ricordi. Una ulteriore e preziosa collaborazione si realizza inoltre con il Dipartimento di Musicologia di Cremona, che partecipa mettendo a disposizione una vera chicca, i rulli per autopiano del Nerone, incisi nel 1924 proprio in occasione della prima rappresentazione alla Scala, il cui suono può rivivere oggi grazie ad un progetto di recupero. Una occasione per offrire uno spaccato dell’iter creativo dell’opera Nerone, che ha accompagnato Arrigo Boito per gran parte della sua vita e che lo ha visto nel doppio ruolo di librettista e compositore. Archivio Storico Ricordi, considerato il più importante archivio musicale privato al mondo, oggi ospitato nella Biblioteca Braidense di Milano, conserva un’ingente e quasi unica quantità di materiali legati al Nerone: dagli splendidi bozzetti, recentemente restaurati, ai 160 figurini e alle tavole di attrezzeria, tutte opere straordinarie di Lodovico Pogliaghi, dai contratti alla corrispondenza, dalla rassegna stampa alla partitura con interventi di Toscanini, alle fotografie e molto altro. La prima assoluta di Nerone fu al Teatro alla Scala l’1 maggio 1924, a sei anni dalla scomparsa di Boito, che lasciò l’opera incompiuta, ed ebbe luogo grazie ad Arturo Toscanini, che oltre a dirigerla, dedicò insieme ai compositori Antonio Smareglia e Vincenzo Tommasini molto del loro tempo per rendere l’opera eseguibile. Contemporaneamente al lavoro musicale iniziò quello legato all’allestimento scenico. Al celebre artista Lodovico Pogliaghi, cui si deve fra l’altro una delle porte del Duomo di Milano, fu affidata la creazione di scene e costumi, realizzati seguendo esattamente le indicazioni fornite dallo stesso Boito.
TORINO: WORLD PRESS PHOTO, IL MONDO IN 157 SCATTI
Ogni anno, migliaia di fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais si contendono l’ambito premio World Press Photo, la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo ed un posto nella mostra che va in tour in oltre cento città e più di 45 Paesi. In Italia fa ora tappa a Torino, fino al 17 novembre, negli spazi del l’Ex Borsa Valori. L’esposizione presenta le 157 foto selezionate come immagini che raccontano il 2018. Naturalmente è esposta la vincitrice del World Press Photo of The Year 2019: Crying Girl on the Border di John Moore dell’agenzia Getty Image. L’immagine ritrae una bambina honduregna di circa due anni, Yanela, in un pianto disperato mentre sua madre, Sandra Sanchez, che la teneva in braccio, è costretta a metterla a terra mentre viene perquisita da un agente della polizia di frontiera americana al confine con il Messico. Cinque i lavori degli italiani in mostra. Il reportage “La crisi del lago Ciad” di Marco Gualazzini, dell’agenzia Contrasto, ha vinto il primo premio per la sezione Environment stories. È stato Lorenzo Tugnoli, sempre dell’agenzia Contrasto, il vincitore del primo premio nella sezione General news stories con il reportage “La crisi in Yemen” realizzata fotografando i campi dei rifugiati, gli ospedali e la linea del fronte. Sarà esposto anche lo scatto di Daniele Volpe, fotografo indipendente, secondo premio foto singole per la sezione general news con “Still Life Volcano”. E ancora, ospiti della sezione Digital Storytelling saranno gli autori del video “Ghadeer”: Matteo Delbò, filmaker Rai, e la torinese Chiara Avesani, giornalista freelance, e collaboratrice di "Report" (Rai) e Sky News. Il loro lavoro è risultato vincitore del terzo premio nella categoria short video, nonché parte del progetto “Frontline of peace”: documentari web sugli sforzi di ricostruzione in Iraq. Le foto vincitrici di quest’anno sono state scelte tra le 78.801 fotografie di 4.738 fotografi che hanno partecipato al concorso da 129 paesi diversi. La novità di quest’anno all’interno delle categorie premiate è stata l’introduzione del premio World Press Photo Story of the Year, assegnato al fotografo “la cui creatività visiva e abilità hanno prodotto storie fotografiche con eccellenti editing, riguardanti un grande evento o una questione di rilevanza giornalistica del 2018”. Ad aggiudicarsi la nuova sezione l’olandese Pieter Ten Hoopen con il progetto The Migrant Caravan: un foto-racconto dedicato all’immigrazione e alla più grande carovana di migranti partita dall’Honduras (e che ha raccolto persone da Nicaragua, El Salvador e Guatemala) e diretta negli Stati Uniti con oltre 7000 persone, tra cui almeno 2300 bambini (secondo quando affermato dalle agenzie delle Nazioni Unite).
BOLOGNA, UNA “SERIE IMPERIALE” PER VALSAMOGGIA
Giunge alla sua opera finale, dopo un lungo processo di produzione, il progetto “Serie Imperiale” di Flavio Favelli. L’opera resta esposta fino al 18 novembre alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (Valsamoggia, Bologna) per poi entrare nella collezione pubblica della Rocca stessa. Le tappe di questa esperienza durata quasi un anno, hanno visto la prima fase site specific culminare in due wall painting realizzati presso la ex miniCoop e la Casa del Popolo di Bazzano che trasfigurano in un’opera d’arte contemporanea due francobolli storici del Regno d’Italia, per far emergere riflessioni importanti sull’attualità del territorio e sulle sue problematiche, di ieri e di oggi. Sono poi seguite, in estate, le fasi rispettivamente denominate “Strappo” e “Otturazione”, che hanno visto gli interventi di rimozione dei murali e la loro intelaiatura a cura del Laboratorio di restauro Camillo Tarozzi e le successive operazioni sui muri eseguite dall’artista come parte integrante dell’opera. Per finire, la documentazione 3D a cura di DeyeVR ha suggellato la complessa storia di Serie Imperiale fissando per sempre l’immagine delle opere nei rispettivi siti di realizzazione mediante la fotografia immersiva a 360 gradi. Al termine della mostra presso la Fondazione Rocca dei Bentivoglio che l’ha commissionata, il dittico Serie Imperiale sarà concesso in comodato d’uso al MAMbo di Bologna e nel 2019 il progetto sarà presentato a Bruxelles in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura.





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