ROMA: LEONARDO SOTTO IL CUPOLONE
La mostra “Leonardo a Roma. Influenze ed eredità”, alla Villa Farnesina di Roma, realizzata dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dalla Fondazione Primoli, finanziata dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e da Intesa Sanpaolo, è un omaggio al grande artista vinciano che soggiornò a Roma, in Vaticano, al seguito del fratello del Papa, Giuliano dei Medici, dal 1513 al 1516, portando con sé alcuni dei suoi capolavori, quali la Gioconda, il San Giovanni e la Vergine con Sant’ Anna. A Roma Leonardo si dedica soprattutto ai suoi interessi scientifici, approfondisce gli studi sulla generazione, si occupa della bonifica delle paludi pontine, lavora sugli specchi (probabilmente gli specchi ustori) e tuttavia continua anche a dipingere e a rifinire i suoi capolavori. Tema della mostra è appunto quello della permanenza di Leonardo a Roma tra il 1513 e il 1517 e degli stimoli che l’artista ricevette ed esercitò nella città. La sede dell’esposizione, articolata in due sezioni disposte in cinque sale, è la Villa Farnesina, testimonianza esemplare dell’arte del Rinascimento maturo, in grado di dialogare direttamente con le opere esposte grazie agli affreschi di Raffaello e della sua scuola, del Peruzzi e del Sodoma, ed essa stessa naturale prolungamento dell’esposizione. In occasione della mostra sono state restaurate quattro opere provenienti da collezioni pubbliche che necessitavano di un intervento di restauro: La Gioconda Torlonia, dipinto a olio su tavola poi trasportato su tela (Bottega di Leonardo con possibile intervento dello stesso Leonardo), Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, in deposito dal 1925 presso la Camera dei Deputati; San Giovanni Battista, bottega di Leonardo, 1503-1508 ca., dipinto a olio su tavola, Roma, Galleria Borghese; La Gioconda Nuda, su cartone di Leonardo, dipinto a olio su tela, Roma, Fondazione Primoli e Salvator Mundi della Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli.
ASIAGO: OPERE “SCOLPITE” DA VAIA
Ad un anno da quel giorno di ottobre in cui la tempesta Vaia colpì il territorio causando, in poche ore, l’abbattimento di 14 milioni di alberi, il Comune di Asiago trasforma in ricordo e speranza le ferite inferte sul suolo e nell’animo della popolazione. Al Museo Le Carceri di Asiago, fino al 6 gennaio si visita la mostra “Il senso di Vaia”, un percorso con installazioni artistiche provenienti dagli schianti e dai boschi travolti da Vaia. Scenografie verdi, profumi, suoni ed esperienze tattili accoglieranno il visitatore in un viaggio culturale che si fa strumento di riflessione. Le installazioni sono dell’artista scledense Paolo Ceola ed è presentata in collaborazione con l’associazione NaturalArte che promuove eventi e simposi internazionali di arte naturale per sensibilizzare sulle tematiche ambientali (tra cui il sentiero SelvArt a Mezzaselva di Roana). Lungo un grande corridoio 14 alberi con nodi ed intrecci ed i tronchi “schiantati” dalla furia di Vaia, si vestono di nuova vita, grazie ad un letto di sottobosco ed all’oro di una vernice che ne cura quasi le ferite e, attraverso la tillandsia che adorna i tronchi, ne eterna il simbolo di perenne ricordo dell’insoluto.L’installazione prosegue con i linguaggi della multimedialità: ogni stanza propone un tema ed un linguaggio sensoriale per declinarlo. Si comincia con una installazione sonora esperienziale: in una stanza buia il suono del dolby surround avvolge il visitatore che potrà rivivere e percepire la distruzione di quelle fatidiche ore. A questo momento segue, nel percorso, un breve film che illustra la vita e il valore dei boschi di Asiago, attraverso la voce narrante di una giovane ragazza. Una serie di immagini di foto-arte racconta, poi, i boschi colpiti, fissando la prospettiva della distruzione con uno sguardo originale che riesce a cogliere inaspettate espressioni di una natura che rinasce da sé stessa.
FIRENZE: GLI ENIGMI DI NEO RAUCH
Neo Rauch, nato a Lipsia nel 1960, è considerato il maggior esponente della pittura della Germania dell'Est dopo la caduta del muro di Berlino. Gli sono state dedicate mostre monografiche al Metropolitan Museum di New York, a Montréal, e all’Albertina di Vienna, e ora per la prima volta la sua opera approda in Italia, a Firenze, fino al 12 gennaio, con molti dipinti creati appositamente dall’artista per gli spazi dell'Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti. Questi ambienti ottocenteschi si rivelano congeniali alle visioni poetiche e spesso enigmatiche di Rauch, che sfidano l’osservatore attingendo a fonti figurative e del Romanticismo tedesco, e che nell’indagine profonda della condizione umana rivelano l’influenza del Realismo socialista e del Surrealismo. (red)
FIRENZE: LEONARDO E IL MOTO PERPETUO
Fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi naturali, che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza. Un nodo fondamentale di questa storia plurisecolare è rappresentato dagli studi nei quali Leonardo ha cercato di stabilire se sia davvero possibile realizzare macchine a moto perpetuo. Le sue ricerche mostrano la serietà e l’impegno con i quali il Genio di Vinci si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili. Egli giunse tuttavia alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà del secolo XIX. La mostra “Leonardo da Vinci e il moto perpetuo”, al Museo Galileo di Firenze fino al 12 gennaio, presenta una galleria degli spettacolari disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi e da suggestivi filmati ne illustrano il presunto funzionamento. Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando come se fossero reali le macchine a moto perpetuo concepite da Leonardo e dagli altri ingegneri e scienziati. Chi lo desidera, può cimentarsi in un divertente gioco didattico, dedicato ai princìpi fisici in base ai quali si ritenne a lungo che il moto perpetuo fosse possibile.
MILANO: IL “CENACOLO” VISTO DA MAURIZIO GALIMBERTI
Fino al 12 gennaio le Gallerie d’Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, ospitano uno speciale progetto di Maurizio Galimberti, fotografo–ritrattista con una trentennale esperienza nel mondo della fotografia, nominato “instant artist” per il suo utilizzo artistico della Polaroid e lo straordinario uso del “mosaico fotografico”, con il quale ha ritratto numerosi volti noti nel mondo del cinema, dell’arte e della cultura. Il progetto in mostra, curato da Denis Curti, è dedicato al capolavoro di Leonardo e realizzato in occasione dei 500 anni dalla morte del genio toscano e dei 180 anni dalla nascita della fotografia. Galimberti racconta la sua personale interpretazione del dipinto murale attraverso una serie di fotografie istantanee che ha scattato in diversi mesi di lavoro. Le immagini presenti in mostra sono il risultato di una indagine fotografica effettuata su una riproduzione dell’opera a grandezza naturale, 8,90 x 1,40, ottenuta da Archivio Scala, Firenze - stampata con il plotter. Per Galimberti è stato necessario riprodurre l’opera, perché la sua tecnica di scatto consiste nell’appoggiare l’apparecchio fotografico a contatto diretto con il soggetto ritratto, operazione impossibile per un dipinto murale così delicato come Il Cenacolo.
PALERMO: IL MONDO DI ZEROCALCARE
Dopo il grande successo al MAXXI di Roma, approda a Palermo, fino al 12 gennaio, nel suggestivo spazio ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanea, la mostra di “Zerocalcare - Scavare fossati ∙ nutrire coccodrilli” in cui il fumettista di Cortona Michele Rech, invita riflettere sulla convivenza tra popoli, sulla diversità e sull’inclusione. Un grande percorso grafico fatto di muri tappezzati di fumetti, copertine di riviste, pannelli multimediali dove scorrono le immagini dell'excursus artistico dell’artista, ma anche alcune scene dei cartoni animati che lo hanno accompagnato durante l'infanzia e l'adolescenza tra i quali “I Cavalieri dello Zodiaco”. La prima parte del percorso termina con una sezione dedicata alla lettura delle opere più rappresentative dell'artista ed è linea di demarcazione che separa il percorso grafico dall'avvolgente installazione site-specific, una gigante illustrazione in bianco e nero disegnata ad hoc da Zerocalcare, intitolata “Stessa barca”, che catapulta il visitatore in un mondo fatto di fumetti che rappresentano la cultura e la storia dei cartoni animati degli anni '80 e '90. Per poter accedere alla “mega tavola”, è necessario entrare a piedi nudi o indossare dei calzari che vengono forniti dal personale addetto. (red)
ROMA: ALTAN. PIMPA, CIPPUTI E ALTRI PENSATORI
Anticonformista, eclettico, implacabile. A Francesco Tullio Altan, classe 1942, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma dedica, fino al 12 gennaio, la mostra “Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori” realizzata in coproduzione con Fondazione Solares e con Franco Cosimo Panini Editore, che offre una ricognizione completa per raccontare, in un percorso articolato, tutto il lavoro di Altan, il suo implacabile umorismo, la sua capacità di muoversi agilmente tra disegni dedicati all'infanzia e fumetto d'avventura, tra romanzi illustrati e filmati di animazione, tra vignette e sceneggiature. Esposti tavole e disegni originali, poster, illustrazioni, quadri, bozzetti, libri e filmati, con tanti personaggi entrati a far parte del nostro immaginario collettivo: la cagnolina Pimpa, il metalmeccanico Cipputi, ma anche Ada, Cristoforo Colombo, KamilloKromo, il Pettirosso Pippo, Trino. E sono proprio questi personaggi, riprodotti in formato extra large sul pavimento, ad accogliere i visitatori, catapultandoli letteralmente dentro il mondo di Altan, in un allestimento di grande impatto, coinvolgente e immersivo.
ROMA: L’ALCOVA DI PALAZZO DORIA PAMPHILJ
Due gioielli architettonici come il Ninfeo di Diana e la Biblioteca degli appartamenti privati di Palazzo Doria Pamphilj, nel cuore di Roma, aprono per la prima volta le porte al pubblico, in occasione di “Memorie#Tradimenti” di Flavia Bigi che, fino al 12 gennaio, mette a confronto, sul tema del “tradimento”, l’arte contemporanea e la tradizione pittorica antica. Il Ninfeo o Bagno di Diana, in particolare, è una sala da bagno-alcova pompeiana, commissionata nel 1840 e decorata a grottesche con una vasca-conchiglia dedicata alla dea Diana, un regalo del principe Filippo Andrea alla moglie Mary Talbot. Nel 2015 il Bagno di Diana ha ospitato le creazioni di Valentino, per un evento privato, ed ora viene aperta al pubblico per la mostra organizzata dall’associazione Genius Loci Floridi Doria Pamphilj, che vuole svelare il lato oscuro della memoria e della storia, quello dei tradimenti e dei travisamenti. L’esposizione, in collaborazione con il Trust Floridi Doria Pamphilj e la Fondazione Santa Francesca Romana, gravita attorno all’avventurosa vita di Francesco Maria Della Rovere coinvolto in tre episodi di “tradimento” assieme a personaggi delle famiglie Doria, Pamphilj e Floridi. I loro ritratti – dalla collezione che Paolo Giovio allestì nella sua Villa nei pressi di Como tra il 1537 e il 1540, realizzati con la tecnica della pictografia dalla Bottega Tifernate -, vengono messi in risalto traditi e traditori eccellenti, protagonisti del Rinascimento: in base alla lettura delle vicende narrate, ognuno può essere visto come il tradito o il traditore, come la vittima o il carnefice.
MATERA: OMAGGIO A CANTANTE EGIZIANA KULTHUM
In occasione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, il Polo Museale della Basilicata e il MAXXI, in collaborazione con la Fondazione Matera-Basilicata 2019, presentano per la prima volta in Italia, nei suggestivi ambienti del Museo di Palazzo Lanfranchi - Chiesa del Carmine a Matera, fino al 12 gennaio, due nuove opere video dell’artista iraniana Shirin Neshat, Remembrance e In Trance, tratte dal suo ultimo lungometraggio “Looking for Oum Kulthum” (2017) dedicato alla leggendaria cantante egiziana amata in tutto il mondo arabo, cantante straordinaria, attivista politica e donna sola e indipendente in una società conservatrice. Nella splendida cornice seicentesca della Chiesa della Madonna Carmine, i due video tratti da questo film, che si alternano su un unico schermo, riflettono rispettivamente sulla figura di Kulthum e sul potente fascino che esercitava sul pubblico. Come trasportati in un sogno, in Remembrance vediamo un ragazzo condotto dalla voce della cantante in una sorta di labirinto spazio-temporale. Lo sguardo del giovane, ci rivela le molteplici sfaccettature dell’icona di Kulthum, il suo lato intimo e malinconico e al tempo stesso la forza della sua presenza scenica e il profondo desiderio di libertà. Nel video In Trance l’attenzione si concentra sul potere mistico della sua musica, capace di ipnotizzare gli ascoltatori. In questa riflessione sull’esperienza estatica legata alla voce di Kulthum, affiorano la fragilità e le incertezze della giovane cantante che s’interroga su come riuscire ad avvicinarsi emotivamente al suo pubblico. (PO / red)
MATERA: ABEL HERRERO NEGLI IPOGEI
Abel Herrero espone negli Ipogei Motta di Matera, fino al 13 gennaio, una serie di dipinti di grandi dimensioni realizzati appositamente per questi spazi suggestivi. Con questa serie, dal titolo “Éter”, l’artista cubano si avvicina al sacro attraverso la figura di Pier Paolo Pasolini e l’iconica immagine del Cristo del “Vangelo secondo Matteo”, film girato dal poeta proprio nella Città de Sassi nel 1964. Herrero con le sue opere propone una riflessione sull’attualità e l’implicita conflittualità di questo simbolo dell’iconografia pasoliniana, concentrando il lavoro su specifiche inquadrature del volto di Cristo, fotogrammi in bianco e nero della pellicola, riportati su tela saturati al magenta. La mostra chiude un percorso di omaggi iniziato dall’artista nel 2009 a L’Avana con l’esposizione dedicata a Galileo Galilei in occasione del centenario del telescopio galileiano, successivamente nel 2017 a Todi un secondo omaggio a Giacomo Leopardi con la mostra M’è verde il naufragare in questo mare.L’esposizione materana coinvolge gli studiosi Marco Vallora, storico e saggista, Andrea Cortellessa, critico letterario e saggista e Daniele Balicco, antropologo e storico.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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