Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Firenze: David Casini
in una stanza viva

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

FIRENZE: DAVID CASINI IN UNA STANZA VIVA

 La Portineria, nuovo spazio progettuale per l'arte contemporanea a Firenze, inaugura il proprio programma espositivo con il ciclo “A Solo”: quattro mostre personali che si concentrano su una serie di opere, accompagnate da un dialogo testuale, di approfondimento, tra gli artisti e il curatore. La prima mostra del ciclo è “Eliminare la carne” di David Casini il cui titolo si riferisce in modo giocoso all'etimo del carnevale (dal latino “carnem levare”), che a sua volta derivava dagli ultimi banchetti prima del digiuno di quaresima; le feste carnevalesche - che ebbero origine da celebrazioni antiche come le dionisiache greche e le saturnali romane - realizzavano un rovesciamento, seppur temporaneo, delle regole e dei ruoli sociali, consentendo azioni altrimenti interdette. La recente serie di opere di David Casini, inaugurata proprio nel giorno del giovedi grasso e allestita fino al 12 aprile, si pone in rapporto di (re)interpretazione con la storia dell'arte; nel caso specifico attraverso “citazioni” da grandi autori quali Medardo Rosso, Paul Klee e Pablo Picasso. Alcuni elementi figurativi delle opere dei tre artisti, estratti da riproduzioni in cataloghi, diventano il punto d'inizio per un processo di appropriazione, traduzione e camouflage, al cui termine viene creato qualcosa di nuovo  (delle maschere, una pochette, un quadro); la storia dell'arte è insomma considerata come materia viva, un immaginario collettivo in constante divenire. Lo stesso spazio espositivo viene “trasfigurato”, a somiglianza di una stanza domestica, al cui interno un particolare elemento architettonico, assume la funzione di passaggio: dalla dimensione reale a quella dell'immaginazione. 

 

MODENA: KENRO IZU: REQUIEM PER POMPEI

 L’esposizione, prodotta da Fondazione Modena Arti Visive, presenta fino al 13 aprile 55 fotografie inedite del fotografo giapponese Kenro Izu (1949, Osaka) , frutto di una visione lirica di quanto è rimasto a Pompei, il giorno dopo l’eruzione del 79 d.C. L’esposizione è co-promossa dal Parco archeologico di Pompei che per l’occasione presta alcune riproduzioni dei celebri calchi in gesso delle vittime dell’eruzione e che successivamente la ospiterà nei propri spazi espositivi. Izu, da sempre affascinato dalle vestigia delle civiltà antiche che lo hanno portato a realizzare delle serie di immagini all’interno dei siti archeologici più importanti e conosciuti al mondo, dall’Egitto alla Cambogia, dall’Indonesia all’India, dal Tibet alla Siria, propone una selezione di immagini scattate tra le rovine di Pompei, dove l'artista ha collocato, con un poetico gesto di pietà, le copie dei calchi originali dei corpi che spiccano come bianche sagome umane. L’intenzione di Kenro Izu non è quella di documentare i resti di Pompei, quanto di trasmettere il carattere sospeso fra meraviglia e distruzione che proviene dalle rovine, insistendo sull’idea di quanto è rimasto, il giorno dopo l’eruzione del Vesuvio.

 

FIRENZE: INDEITI RICAMI DEL ‘600

Al Museo di Palazzo Davanzati di Firenze la mostra “Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento” fino al 13 aprile, nata dall’acquisizione, promossa dai Musei del Bargello, di un rarissimo e inedito corpus di disegni per ricami e merletti databili alla prima metà del XVII secolo e apparsi sul mercato antiquario nel 2018. Si tratta di una delle più estese raccolte esistenti di disegni di merletti e ricami costituita da 105 fogli, centodue carte ad inchiostro e tre a grafite e sanguigna, giunte fino a noi in ottimo stato conservativo e attribuibili per la gran parte alla firma dello stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, un disegnatore di ambito meridionale dall’indubbio talento grafico la cui identità rimane ancora oggi ignota. Attorno a questi disegni per grandi colletti, bordure e fregi ricamati, si sviluppa un affascinante percorso della mostra che, allestita tra il piano di ingresso e il primo piano di Palazzo Davanzati, intende documentare lo stile prezioso ed elegante della moda e dell’arredo del Seicento, attraverso un suggestivo confronto tra la grafica e un’accurata selezione di abiti, accessori, dipinti, sculture, medaglie, libri, tessuti, merletti e ricami. All’interno di alcune “stanze delle meraviglie”, progettate in occasione della mostra, sono infatti esposti, in costante dialogo con la grafica, alcuni preziosi accessori: la borsa a ricamo applicato di probabile manifattura inglese; la scarpetta femminile, databile all’ultimo quarto del XVII secolo, in raso di seta rossa rivestito di merletto; la spilla d’oro, di oreficeria nordica, con perle e diamante utilizzata al tempo come guarnizione d’abito. A documentare il gusto per la moda in auge al tempo, troviamo poi un raro giubbone maschile, databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, con inserti di merletto a fuselli, e alcuni dipinti che ritraggono gli sfarzosi colletti in pizzo indossati da Valdemaro di Danimarca, opera di Justus Suttermans e da Vittoria Bulgarini ritratta da Nicolas Régnier.  La mostra rappresenta inoltre occasione per ammirare, nei rinnovati ambienti espositivi di Palazzo Davanzati, un’attenta selezione di merletti dalla ricca e pregevole collezione del Museo. (red=

 

 

 PALERMO: “MIGRATION” IN DIALOGO CON ISRAELE E GERMANIA

Fino al 12 aprile il Museo Civico di Castelbuono presenta la mostra Migration, esposizione itinerante, co-prodotta dal museo palermitano insieme a al Janco-Dada Museum di Ein Hod (Israele) e allo Stadt Museum di Dusseldorf (Germania)  e realizzata con il sostegno della Fondazione Federico II. La mostra rappresenta l’evento conclusivo del programma della Biennale Arcipelago Mediterraneo a Palermo, festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo.  Dopo Castelbuono, Migration approderà al Janco-Dada Museum di Ein Hod (maggio-dicembre) e infine allo StadtMuseum di Dusseldorf (giugno-agosto 2021). L’intento del progetto – che comprende circa venti opere di Oren Fisher, Hadar Mitz, Margherita Moscardini, Edith Oellers, Klaus Richter, Francesco Simeti, che indagano le diversità politiche, economiche e geografiche sulla migrazione - è di coinvolgere i musei nel loro ruolo di “osservatori” privilegiati sul presente, sollecitando nel pubblico una riflessione critica. (PO / red)

 

 

CATANIA: FOTO DAL DEEP WEB 

Fino al 12 aprile, presso lo spazio Plenum – Fotografia Contemporanea di Catania, la mostra “The Iceberg” di Giorgio Di Noto affronta un tema estremamente attuale, il deep web. Il fotografo romano presenta internet come un iceberg la cui punta raffigura il “surface web”, ovvero, quel territorio digitale dove si naviga tra motori di ricerca, social networks, blog, siti d'informazione ecc. La parte sommersa dell'iceberg, pari a più del suo 90%, è rappresenta da quello che viene chiamato “deep web”. Sotto la superficie conosciuta di Internet si evolve un network criptato che sfugge ai motori di ricerca e in cui vige la totale anonimità. Uno spazio apparentemente senza regole, accessibile solo attraverso specifici software, dove tutto è teoricamente permesso, dove nulla è praticamente tracciabile. Le fotografie su cui Di Noto ha concentrato la sua attenzione sono quelle utilizzate dai venditori di droga e sostanze illegali per pubblicizzare i propri prodotti. “Pur essendo immagini spesso scattate amatorialmente dagli stessi venditori e destinate a scomparire una volta esaurita la loro funzione, posseggono un'estetica accattivante, quasi esotica, pensata per attrarre potenziali acquirenti e che curiosamente si avvicina a un certo tipo di immagine contemporanea” spiega la curatrice Paola Paleari. Nell'installazione The Iceberg queste fotografie - probabilmente scattate con piccole macchine o smartphone, inedite e anonime - sono presentate come oggetti invisibili stampate con degli inchiostri speciali, appaiono e si rivelano sulla superficie solo attraverso una luce ultravioletta.

 

ROMA: OMAGGIO A GIO PONTI

Architetto, designer, art director, scrittore, poeta, critico: Gio Ponti è stato un artista a 360 gradi che ha attraversato quasi integralmente il XX secolo, segnandone profondamente il gusto,  rispecchiandone le istanze più significative e anticipando molti temi dell’architettura contemporanea.A quarant’anni dalla sua scomparsa, il Maxxi dedica a questa figura d'eccezione  una grande retrospettiva, che ne studia e ne comunica, a partire dal racconto della sua architettura, la poliedrica attività, sintesi unica e originale di tradizione e modernità, storia e progetto, cultura d'élite e vivere quotidiano.La mostra, il cui titolo “Gio Ponti. Amare l’architettura” echeggia quello del suo libro più noto, “Amate l’architettura”, nella scenografica Galleria 5 del museo romano fino al 13 aprile, espone materiali archivistici, modelli originali, fotografie, libri, riviste, classici del design strettamente collegati ai suoi progetti architettonici e organizzati in otto sezioni che evocano concetti-chiave espressi dallo stesso Ponti.  L’allestimento è immersivo e scenografico e suggerisce l’idea dello spazio del maestro: fluido, dinamico, colorato.

 

(© 9Colonne - citare la fonte)