MANZINI E L’AMORE AI TEMPI DEL COVID-19
A poche settimane dall’uscita di “Ah l’amore l’amore”, l’ultimo romanzo che lo ha visto protagonista, torna in questo inedito racconto il vicequestore Rocco Schiavone alle prese con un’indagine in un’Aosta blindata, specchio fedele dell’Italia di questo momento. Schiavone dovrà uscire, suo malgrado, per affrontare il caso di un uomo trovato morto chiuso in casa, nei giorni in cui tutto è fermo a causa del Covid-19, “una rottura che ha superato il decimo livello”. Il racconto, pubblicato da Sellerio, è disponibile in formato epub e pdf ed è gratuito con l’invito a contribuire con una donazione libera a sostegno del lavoro dell’Ospedale Spallanzani di Roma, con una donazione all’indirizzo: https://donazioni.inmi.it/. Leggi il racconto in formato pdf: https://sellerio.it/it/amore-tempi-covid-19/. Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti, quest'ultimo pubblicato da Sellerio nel 2017. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L'anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019) e Ah l'amore l'amore (2020). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).
ATTILIO BRILLI RACCONTA “LE VIAGGIATRICI DEL GRAND TOUR”
“Il nome dell’Italia contiene una magia in ogni sillaba, ogni luogo nominato soddisfa qualche desiderio e risveglia cari ricordi” diceva Mary Shelley. Non solo occasione di formazione culturale e di svago, per il mondo femminile il Grand Tour ha rappresentato quasi sempre un momento cruciale dell’esistenza e spesso ha incarnato un drammatico gesto di liberazione. Parlando delle loro esperienze di viaggio, dame settecentesche e poi esponenti della borghesia, da Anne-Marie du Boccage a Madame de Staël, a Mary Shelley, raccontano romantiche storie d’amore, ma anche intrighi degni di un romanzo nero, sullo sfondo di panorami naturali e artistici che risaltano nella loro luminosa impassibilità. Come insegnano Sydney Morgan o Anna Jameson, le viaggiatrici manifestano una sensibilità che sa insinuarsi nelle pieghe più riposte di un paese per ascoltarne senza pregiudizi le voci, indagarne le condizioni politiche, gli usi e i costumi e scoprirne le insondate ricchezze. Attilio Brilli è fra i massimi esperti di letteratura di viaggio, racconta “Le viaggiatrici del Grand Tour” in un saggio pubblicato dal Mulino. I suoi libri sono tradotti in varie lingue. Fra le sue numerose pubblicazioni con il Mulino segnaliamo: “Il grande racconto del viaggio in Italia. Itinerari di ieri per viaggiatori di oggi” (nuova ed. 2019), “Il grande racconto dei viaggi d’esplorazione, di conquista e d’avventura” (2015), “Il grande racconto delle città italiane” (2016) e “Gli ultimi viaggiatori nell’Italia del Novecento” (2018).
SECONDO LE SARDINE “LE SARDINE NON ESISTONO”
“Cosa farete voi Sardine dopo aver riempito le piazze d’Italia?”, “Come farete a non disperdere le energie emerse finora?”, “Dove sono i contenuti?”. Chi è in cerca di risposte alle domande che circolano da mesi, le troverà in queste pagine. Chi tenta di decifrare le Sardine, troverà raccolto qui tutto ciò che finora è apparso in maniera slegata sulla teoria e le azioni che hanno dato vita a uno dei fenomeni sociali più interessanti degli ultimi anni. Un fenomeno fatto di persone che chiedono un radicale cambiamento nel linguaggio della politica, la costruzione di una società inclusiva e la riscoperta delle piazze come luoghi d’incontro. In “Le Sardine non esistono. Il racconto dei fondatori”, saggio pubblicato da Einaudi, Garreffa, Morotti, Santori e Trappoloni raccontano come è nata la grande rivoluzione pacifica che ha conquistato l’Italia. . . e non solo. Dal flash-mob che ha riempito di Sardine piazza Maggiore a Bologna, passando per 142 manifestazioni in tutto il mondo, fino alle elezioni in Emilia-Romagna di gennaio 2020. Poco più di due mesi in cui ha preso la parola una società civile coesa e appassionata. Poche settimane in cui è cambiata per sempre la vita di quattro amici cresciuti insieme, che hanno intercettato il desiderio diffuso di sovvertire le regole della comunicazione politica degli ultimi anni, unito al bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi. Liberi di esprimere pacificamente un pensiero e di farlo con il corpo, in un tempo in cui la democrazia è messa a rischio dal linguaggio dell’odio e da un uso sempre più spregiudicato e manipolatorio dei social media.
VENTO DI MARE BREZZA DI TERRA: TRE FAVOLE PER ADULTI
In “Vento di mare brezza di terra”, Renzo Caramaschi presenta tre favole per adulti, dove un cane, un asino e un cavallo intrecciano le loro vite con quelle di uomini avvezzi a navigare, impegnati in regate blasonate oppure in semplici ferie da diporto lungo le coste amate, tra il vento di mare e la brezza di terra. I primi due nelle isole dalmate di Lagosta e di Cherso, l’ultimo, il cavallo, nell’isola di Maiorca. Con la loro intelligenza emotiva, impregnata d’istinto e spontaneità, questi tre straordinari protagonisti suggeriscono saggezze che sorgono dalla grandezza della natura, né buona né cattiva. Un rapporto, quello tra uomo e animale, che suggella il rispetto reciproco, che dà dignità a entrambi, riconoscendo affetti che si cementano nell’aprirsi a modalità di vita sconosciute. Sono storie di sincerità, di amore, di bontà, capaci di far capire a chi lo vorrà che la vita è un bene che va coltivato e di cui ci si deve innamorare, nella speranza che tutti possano immergersi, quando sarà il momento, in una dolce “morte accarezzata”. Caramaschi è nato a Bolzano dove vive e lavora. Giornalista pubblicista dal 1978, per Mursia ha scritto i romanzi: Il segno del ritorno (2014), Di gelo e di sangue (2015), finalista al Premio Rigoni Stern, Un soffio di libertà (2016), Niente sponda di fiume (2017), La memoria dei silenzi (2018) e Il sigillo d’ambra (2018). Caramaschi è nato a Bolzano dove vive e lavora. Giornalista pubblicista dal 1978, per Mursia ha scritto i romanzi: Il segno del ritorno (2014), Di gelo e di sangue (2015), finalista al Premio Rigoni Stern, Un soffio di libertà (2016), Niente sponda di fiume (2017), La memoria dei silenzi (2018) e Il sigillo d’ambra (2018).
“IO SONO IL POTERE”, CONFESSIONI DI UN CAPO DI GABINETTO
Chi muove i fili della politica italiana? Quali scambi si fanno, ogni giorno, nei ministeri? Su quali soluzioni al limite della legge si fonda la ragion di Stato? Per la prima volta un capo di gabinetto svela dall’interno le regole non dette e i segreti inconfessati dei palazzi del potere, in “Io sono il potere. Confessioni di un capo di gabinetto”, di autore anonimo, edito da Feltrinelli. “Ogni tanto qualcuno mi chiede che mestiere faccio. Non ho ancora trovato una risposta. La verità è che una risposta non esiste – spiega l’autore - Io non faccio qualcosa. Io sono qualcosa. Io sono il volto invisibile del potere. Io sono il capo di gabinetto. So, vedo, dispongo, risolvo, accelero e freno, imbroglio e sbroglio. Frequento la penombra. Della politica, delle istituzioni e di tutti i pianeti orbitanti. Industria, finanza, Chiesa. Non esterno su Twitter, non pontifico sui giornali, non battibecco nei talk show. Compaio poche volte e sempre dove non ci sono occhi indiscreti. Non mi conosce nessuno, a parte chi mi riconosce. Dal presidente della Repubblica, che mi riceve riservatamente, all’usciere del ministero, che ogni mattina mi saluta con un deferente ‘Buongiorno, signor capo di gabinetto’. Signore. Che nella Roma dei dotto’ è il massimo della formalità e dell’ossequio. La misura della distinzione. Noi capi di gabinetto non siamo una classe. Siamo un clero. Una cinquantina di persone che tengono in piedi l’Italia, muovendone i fili dietro le quinte. I politici passano, noi restiamo. Siamo la continuità, lo scheletro sottile e resiliente di uno Stato fragile, flaccido, storpio fin dalla nascita. Chierici di un sapere iniziatico che non è solo dottrina, ma soprattutto prassi. Che non s’insegna alla Bocconi né a Harvard. Che non si codifica nei manuali. Che si trasmette come un flusso osmotico nei nostri santuari: Tar, Consiglio di Stato, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato. Da dove andiamo e veniamo, facendo la spola con i ministeri. Perché capi di gabinetto un po’ si nasce e un po’ si diventa. La legittimazione del nostro potere non sono il sangue, i voti, i ricatti, il servilismo. È l’autorevolezza. Che ci rende detestati, ma anche indispensabili. Noi non siamo rottamabili. Chi ha provato a fare a meno di noi è durato poco. E s’è fatto male. Piccoli, velleitari, patetici leader politici. Credono che la storia cominci con loro”.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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