Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Francesco, il papa
delle donne

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

LIBRI, FRANCESCO IL PAPA DELLE DONNE

(NoveColonneATG) Roma - Francesco è il Papa che più conosce le donne. Le ha frequentate da arcivescovo a Buenos Aires, le ha incoraggiate come nessuno prima in Vaticano. Bergoglio conosce la sofferenza di tante donne che hanno lottato: per ritrovare figli, parenti, per rivendicare i propri diritti, per liberarsi dagli sfruttatori, per guadagnare la dignità. E conosce anche le donne che, fuori e dentro la Chiesa, operano per un movimento dal basso che conduca a una rivoluzione gentile grazie alla quale le donne non siano più schiave, in nessun ambito, ma consapevoli portatrici di contributi autentici e singolari nella società. A partire dagli interventi più significativi del Papa, il volume di Nina Fabrizio “Francesco. Il Papa delle donne”, Edizioni San Paolo, ripercorre il particolare legame e l’attenzione di Francesco nei confronti dell’emisfero femminile: da alcune nomine importanti ai vertici della Curia romana al richiamo per cui le suore non siano più confinate nel ruolo di “badanti” dai grandi temi femminili – come il femminicidio, l’aborto, la tratta delle schiave – alle storie che hanno avuto, spesso dietro le quinte, protagonisti proprio Francesco e tante donne battagliere. Del resto, Bergoglio è il Papa che non perde occasione di ricordare continuamente che la Chiesa è “donna”. L’autrice è giornalista professionista, lavora dal 2008 per la redazione Cronache italiane dell’Ansa, dove segue in particolare l’informazione religiosa e vaticana. Dal 2013 segue le vicende d’Oltretevere anche per il Qn-Il Giorno-Il Resto del Carlino-La Nazione e per la Radiotelevisione svizzera italiana. Collabora con la rivista della Mondadori Il Mio Papa. Ha scritto, con il collega Fausto Gasparroni, Intrighi in Vaticano. Misteri e segreti all’ombra di San Pietro. Dai Borgia al Corvo (2013) e I Papi della Pace. L’eredità dei santi Roncalli e Wojtyla per papa Francesco (2014), entrambi editi nella Bur. Ciò che ama di più è insegnare il lunedì pomeriggio in un doposcuola di una media statale della Capitale.

 

LIBRI, BEN LERNER RACCONTA IL MIDWEST AMERICANO IN “TOPEKA SCHOOL”

 

In “Topeka School” (Sellerio, traduzione dall'inglese di Martina Testa) Ben Lerner racconta una storia di famiglia ambientata negli anni Novanta nel Midwest americano, un racconto di adolescenza e trasgressione, una diagnosi delle condizioni economiche, sociali, individuali che hanno sospinto l’ascesa di un linguaggio sprezzante e conflittuale che è diventato la nuova norma nella vita di tutti i giorni. Adam Gordon è uno studente dell’ultimo anno di liceo alla Topeka High School. La madre è una celebre autrice femminista, il padre ha il talento di convincere i ragazzi difficili a parlare e ad aprirsi. Entrambi lavorano in una prestigiosa clinica psichiatrica che ha attratto medici e pazienti da ogni parte del mondo. Il figlio è un campione nell’arte del dibattito pubblico, una disciplina agonistica in cui le parole sono armi fatali e ci si scontra al fuoco di argomenti e controargomenti fin quando non si lascia l’avversario senza fiato. Adam sogna di diventare un poeta ma al tempo stesso è riuscito a integrarsi nel branco e ha capito che non bisogna mai mostrarsi deboli per non soccombere nella brutale competizione dei giovani maschi. Tra i suoi amici c’è un ragazzo problematico, che ha deciso di aiutare accogliendolo nel suo giro. Ma il risultato sarà una catastrofe. Topeka School è una storia di famiglia ambientata negli anni Novanta nel Midwest americano, un racconto di adolescenza e trasgressione, una diagnosi delle condizioni economiche, sociali, individuali che hanno sospinto l’ascesa di un linguaggio sprezzante e conflittuale che è diventato la nuova norma nella vita di tutti i giorni. Ben Lerner narra da diversi punti di vista i fallimenti e i successi dei Gordon, lo spettro di un passato violento, i tradimenti tra i coniugi, la sfida di crescere un figlio immerso in un tossico ambiente maschile. E il romanzo è anche una sorta di preistoria del nostro presente, del collasso del discorso pubblico sepolto dal diluvio delle parole dei social, e intuisce l’emergere di un nuovo pensiero che dalla crisi di identità dei maschi bianchi fa scaturire un desiderio di rivalsa e di potere. È stato definito il libro migliore del più talentuoso tra gli scrittori della sua generazione, e il maggiore romanzo dell’epoca di Donald Trump. Di certo è un’opera complessa, ambiziosa, unica, che conduce i lettori lungo una strada poco frequentata della letteratura di oggi. Ben Lerner è nato a Topeka, Kansas, nel 1979, e attualmente insegna letteratura inglese presso il Brooklyn College. Da poeta ha pubblicato tre raccolte che si sono aggiudicate prestigiosi riconoscimenti come il Preis der Stadt Münster für Internationale Poesie in Germania e la candidatura per il National Book Award. Il suo primo romanzo, Un uomo di passaggio, lo ha lanciato nella narrativa e ha ottenuto nel 2012 il Believer Book Award. Nel 2014 è uscito il suo acclamato secondo romanzo, Nel mondo a venire (Sellerio 2015), uno dei casi letterari dell'anno. Nel 2015 ha vinto il MacArthur «Genius» Grant. Di Lerner questa casa editrice ha pubblicato anche Odiare la poesia (2017).

 

LE REGOLE DEL LUSSO DAL MEDIOEVO ALL’ETA’ MODERNO

Maria Giuseppina Muzzarelli racconta “Le regole del lusso” in un saggio pubblicato dal Mulino in cui analizza il rapporto tra “apparenza e vita quotidiana dal Medioevo all'Età moderna”. Dal 2007 è in vigore in Tagikistan una “legge sulla parsimonia” che regola gli sprechi in occasione di matrimoni, cerimonie e ricorrenze varie: onde evitare indebitamenti folli è fissato il numero massimo degli invitati, come pure quello delle portate. Il provvedimento, incongruo alle nostre orecchie, si richiama alla secolare storia del disciplinamento che, con apposite leggi suntuarie, ha temperato l’esibizione del lusso fra Medioevo ed età moderna. In una società rigidamente gerarchica, occorreva infatti vigilare affinché ognuno desse di sé un’immagine coerente con la propria condizione sociale. Nel mirino erano essenzialmente le donne, i loro abiti, i gioielli, i pizzi, i copricapi, le calzature, ma anche i banchetti e le feste. Attraverso una quantità di storie particolari in cui vediamo all’opera questa “polizia del lusso”, l’autrice ci parla di costumi, mode e passioni e, in controluce, di un tema oggi sempre più sentito, ovvero “quando troppo è troppo”. Maria Giuseppina Muzzarelli insegna Storia medievale, Storia delle città e Storia e patrimonio culturale della moda nell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato “Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo” (nuova ed. 2008), “Il denaro e la salvezza” (2001), “Pescatori di uomini” (2005), “Un’italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan, intellettuale e donna” (nuova ed. 2017), “Breve storia della moda in Italia” (nuova ed. 2014), “A capo coperto. Storie di donne e di veli” (nuova ed. 2018).

 

STRATEGIE E TECNICHE DI STORYTELLING SECONDO PERISSINOTTO  

Alessandro Perissinotto spiega cosa significhi “Raccontare” in un saggio pubblicato da Laterza in cui illustra “strategie e tecniche di storytelling”. Non possiamo vivere senza racconti. Ma in un mondo in cui le narrazioni sono diventate sempre più pervasive e sofisticate, è necessario imparare a orientarsi. Questo libro è una mappa preziosa per muoverci tra i tanti campi di impiego dello storytelling. La parola ‘storytelling’ è ormai diventata di moda e rischia di perdere i contorni del suo significato. Eppure, lo storytelling e la narrazione in generale si stanno rivelando, al di là delle mode, strumenti comunicativi di eccezionale potenza, tanto da far temere che il loro utilizzo possa trasformarsi in una sorta di manipolazione di massa. Questo libro offre al lettore una visione il più possibile obiettiva del fenomeno storytelling, che mostri quanti e quali possano essere i suoi campi di impiego: dalla pratica quotidiana dei comunicatori professionali – pubblicitari, pianificatori territoriali, addetti stampa, blogger, social media manager, operatori del sociale, insegnanti –, alle necessità informative dei semplici cittadini, costantemente immersi in un flusso di storie. Spaziando dall’antropologia alla semiotica, dalla sociologia alle neuroscienze, il libro mostra come l’attività narrativa sia connaturata all’essere umano e come la nostra organizzazione sociale si fondi anche sul racconto. Partendo da questo presupposto, Raccontare propone una panoramica sulle tecniche di narrazione della realtà e sui loro ambiti di applicazione: dalle organizzazioni ai media, dal teatro al racconto dei territori. Perissinotto è professore di Storytelling nell’Università di Torino ed editorialista per La Stampa e Il Mattino. Ha pubblicato 15 romanzi, tradotti in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone, tra cui Semina il vento(Piemme 2011), Le colpe dei padri (Piemme 2013, secondo classificato al Premio Strega), Quello che l’acqua nasconde (Piemme 2017), La neve sotto la neve (Mondadori 2017) e Il silenzio della collina (Mondadori 2019, vincitore del Premio Lattes Grinzane).

 

 

PER WALTER SITI “LA NATURA È INNOCENTE”

“Ho scelto due ‘tipi’ generalmente condannati dalla società: il matricida e l’arrampicatore sessuale – li ho ascoltati per mesi, mi stanno simpatici; potrebbero essere miei figli. Se li ho scelti non è solo perché amo le stranezze; la ragione per cui ho raccontato insieme le loro storie è più sotterranea e radicale: perché, sommandosi, i miei due eroi hanno fatto quello che avrei voluto fare io”. Nati alla periferia umana e urbana di due città italiane a pochi anni di distanza, percorsi dalla comune fierezza di chi deve guadagnarsi il proprio posto al sole, Filippo e Ruggero hanno due storie dall’incipit simile. Le loro vite, però, si muovono divergenti nella realtà e nel racconto che ascoltiamo dalla voce lucida e insieme partecipe di Walter Siti nel romanzo “La natura è innocente. Due vite quasi vere”, pubblicato da Rizzoli. Filippo ha vent’anni quando, sorvegliato dall’ombra dell’Etna, uccide la madre fedifraga e così amata, gesto estremo e vulcanico come il suo sentimento per lei. Ruggero ne ha qualcuno in più quando in America, col nome d’arte Carlo Masi, inizia la sua carriera di pornoattore; tornato a Roma, incontrerà Giovanni del Drago, l’uomo che farà di lui una principessa. In bilico tra tragedia e fiaba, quelle di Filippo e Ruggero sono vite amorali, davanti alle quali sospendere il giudizio, ma sono anche la filigrana attraverso cui, con una scrittura immersiva, Siti affronta il suo buio più segreto proprio mentre sperava di allontanarsene; perché i romanzi sono più intelligenti del loro autore e si parlano tra loro. Siti ci consegna un libro potente e disperato, scommettendo su una letteratura che sia ancora capace di farsi domande e di accettare l’imprevisto come risposta. Walter Siti, originario di Modena, vive a Milano. Ha insegnato nelle università di Pisa, Cosenza e L’Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini e, dal 2013, il direttore di “Granta Italia”. Tra i suoi libri, Il canto del diavolo e Resistere non serve a niente (Premio Strega 2013). Il suo ultimo romanzo è Exit strategy (2014).

 

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