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direttore Paolo Pagliaro

Bobby Solo secondo
Dario Salvatori

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

Bobby Solo secondo <br> Dario Salvatori

DARIO SALVATORI RACCONTA BOBBY SOLO

Disponibile in tutte le librerie e sul sito di Azzurra Music “Cronache di una lacrima sul viso”, biografia di Bobby Solo. Il libro è stato curato dal critico musicale, giornalista e scrittore Dario Salvatori. Bobby Solo è probabilmente l'artista italiano con il maggior numero di "rovesci". La sua popolarità è sempre stata modulare, legata al repertorio e in generale alle scelte artistiche, mai ad argomenti periferici alla musica. In sei decadi non sono mancati i momenti di silenzio o di riflessione ma ogni suo ritorno è sempre stato accolto con entusiasmo dal grande pubblico. L'amore per gli Stati Uniti e la cultura americana, il rock and roll, il country, le ballad hanno caratterizzato il suo repertorio, al centro del quale ha sempre primeggiato una sola grande influenza: Elvis Presley. In questo libro racconta come è nato tutto questo nella mente e nelle gambe di un ragazzo nato ai Parioli, poi vissuto a Milano, poi in varie città italiane e soprattutto in centinaia di viaggi e tour in tutto il mondo. I racconti personali affiancano la vicenda artistica e sono sempre di prima mano, concreti, talora inediti, non reticenti, al punto da costituire una sorta di educazione sentimentale. Ancora oggi, in piena maturità, dopo milioni di dischi venduti, c'è sempre il gusto dell'emancipazione, dello stupore, con un entusiasmo di salire sul palco mai sopito. Ma tutto questo non sarebbe potuto succedere se Bobby non avesse messo al centro della sua vita una famiglia reale, una moglie fantastica e un figlio adorabile. Salvatori, massimo esperto di ‘bobbologia’, ha sempre cercato il pelo nell'uovo all'interno di un repertorio vastissimo. Conoscitore, capo per capo, del suo intero guardaroba americano di tutte le epoche, convivendo con un'invidia inarrestabile, spudorata, inaccettabile. Per copiare lo stile di vita del suo cantante preferito ha indossato inutilmente stivali country, casacche Nashville, polo di ogni forma e dimensione, raggiungendo finalmente la soddisfazione di essere il primo a divulgare storie bobbesche che sicuramente incuriosiranno tanti appassionati.



“ITALIA ANTE COVID” DI GOFFREDO PALMERINI

Sarebbe dovuto andare in stampa all’inizio di marzo “Italia ante Covid” (One Group Edizioni), il nuovo libro di Goffredo Palmerini, ma il fermo alle attività disposto per frenare l’epidemia da Coronavirus ne ha rinviato la pubblicazione di oltre tre mesi e persino condizionato il titolo, quale discrimine temporale dalla pandemia che ha colpito l’Italia e l’intero pianeta. Ora però è in dirittura di arrivo e tra un paio di settimane il libro del giornalista e scrittore abruzzese sarà disponibile. Il corposo volume – 374 pagine – è dedicato a Mario Fratti, il grande drammaturgo aquilano che vive a New York cui Palmerini è legato da un forte rapporto di amicizia. Il libro si colloca in continuità con gli otto precedenti volumi pubblicati dall’autore, quasi a costituire una collezione di preziosi annuari di storie del vecchio e nuovo mondo, personaggi illustri, intriganti racconti di viaggio, eventi culturali nel Belpaese, reportage dall’Italia e dall’estero. Insomma, uno scrigno di racconti dell’Italia più bella, dentro e fuori i confini. Come pure lo specchio della creatività e del talento degli italiani, i 60 milioni in patria – oggi chiamati ad una coraggiosa rinascita dopo il Covid 19 – e altri 80 all’estero.  Una veste grafica sempre particolarmente curata, la bella copertina e un ricco apparato di 301 immagini a corredo dei capitoli rendono il volume invitante alla lettura, insieme ad una scrittura fine e coinvolgente. Il libro reca una pagina di Presentazione di Lina Palmerini, firma illustre del quotidiano il Sole 24 Ore, aquilana anche lei come l’autore. “Non siamo parenti. Goffredo e io nonostante lo stesso cognome siamo – e non è poco – solo amici. Va detto ai lettori che magari saranno incuriositi da questa strana coincidenza, ma in realtà siamo due Palmerini che si sono ritrovati. E’ stato lui, come è nella sua inclinazione, con il suo spirito investigativo e giornalistico che mi ha scritto e mi ha chiesto dove fossero le mie radici. E come lui aveva bene intuito affondano in parte anche dove è nato e vive con la sua famiglia: Paganica.” scrive la giornalista nell’introduzione, sottolineando: “Le persone di cui parla Goffredo, che va a cercare e che poi mette insieme, sono legate da una speciale relazione che non è quella di appartenere solo a un luogo di nascita ma a un luogo di valori. Un’atmosfera che sa riconoscere solo chi è stato educato in un certo modo, badando alla sostanza, e che ha avuto davanti agli occhi un esempio e l’ha saputo seguire. Credo sia questo il nocciolo della missione di questo libro e della passione del suo autore. Rimettere insieme i fili di qualcosa che pensiamo di aver dimenticato ma che fa parte di noi. Ma soprattutto, man mano che leggevo ho sentito che Goffredo era riuscito a trasformare singole vite, singoli individui in una comunità di ricordi e di sentimenti”.  

 

FABIO PAGLIERI E LA “DISINFORMAZIONE FELICE”

Fabio Paglieri nel saggio “La disinformazione felice. Cosa ci insegnano le bufale” (Il Mulino) racconta di elefanti nani, inesistenti regni medievali, parodie politiche scambiate per vere, panzane virali e dibattiti privi di senso sui social media. Le bufale un tempo erano oggetto di curiosità, bizzarri orpelli della credulità umana di cui discutere fra il serio e il faceto. Oggi causano allarme sociale, come ci dimostra la cronaca recente: la baraonda digitale prodotta dal diffondersi di un’epidemia può minare alla radice i tentativi di combatterla, o al contrario facilitare una risposta collettiva sensata ed efficace. Perché la disinformazione online è soprattutto il sintomo di cambiamenti radicali nelle nuove tecnologie di comunicazione. Convivere felicemente con tutto questo è possibile, e persino necessario. Per farlo, bisogna considerare le bufale non spazzatura di cui sbarazzarsi, ma piuttosto fantastici laboratori su cui affinare le nostre competenze. Una proposta originale per orientarsi meglio nella nuova ecologia dell’informazione. Paglieri è ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr di Roma. Per il Mulino ha pubblicato “Saper aspettare” (2014) e “La cura della ragione” (2016); dirige la rivista “Sistemi intelligenti”.

 

“NON ESISTONO POSTI LONTANI” DI FRANCO FAGGIANI

Un viaggio a due attraverso l’Italia, intrapreso nel periodo più cruento della guerra, e la nascita di un’amicizia speciale. Tutto questo è “Non esistono posti lontani” di Franco Faggiani, in uscita per Fazi editore. Roma, aprile 1944. L’archeologo Filippo Cavalcanti è incaricato dal Ministero di recarsi a Bressanone per controllare gli imballaggi di un carico di opere d’arte destinate alla Germania. Arrivato sul luogo, l’ormai anziano professore conosce Quintino, un intraprendente ragazzo ischitano spedito al confino in Alto Adige. Vista la situazione incerta in cui versa il Paese e il pericolo che minaccia entrambi, i due decidono di scappare insieme per riportare le opere d’arte a Roma. In un avventuroso viaggio da nord a sud, i due uomini, dalla personalità molto diversa, e nonostante la distanza sociale che li separa, avranno modo di conoscersi da vicino e veder crescere pian piano la stima reciproca. Grazie alle capacità pratiche di Quintino e alla saggezza di Cavalcanti, riusciranno a superare indenni diversi ostacoli ma vivranno anche momenti difficili incontrando sulla strada partigiani, fascisti e nazisti, come pure contadini, monaci e gente comune, disposti ad aiutarli nell’impresa. Giunti finalmente a Roma, che nel frattempo è stata liberata, si rendono conto che i pericoli non sono finiti e decidono così di proseguire il viaggio per mettere in salvo il prezioso carico tra imprevisti e nuove avventure. Paesaggi insoliti, valli fiorite e boschi, risvegliati dall’arrivo di una strana primavera, fanno da sfondo a questa vicenda delicata e toccante, una storia appassionante sul valore dell’amicizia con cui l’autore, ancora una volta, riesce a commuovere ed emozionare. Faggiani vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo e ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), vincitore del Premio Parco Majella 2018, del Premio Letterario Città delle Fiaccole 2018 e del Be Kind Award 2019, si è fatto conoscere e amare da moltissimi lettori. Con Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore, 2019), ha vinto il Premio Biblioteche di Roma 2019 e il Premio Selezione Bancarella 2020. Tutti i suoi libri (questo è in via di traduzione) sono stati pubblicati nei Paesi Bassi ottenendo un grande successo di critica e di pubblico.

 

 

 

 

 

 

IL VELIERO SUL TETTO DI PAOLO RUMIZ

Nel vuoto della quarantena, la bora pulisce l’aria, il mondo è sfebbrato, respira. La casa miagola, geme, rimbomba come un pianoforte pieno di vento mentre la città stessa vibra come un sismografo su linee di faglia. E un mattino Rumiz sale per una botola fin sul tetto, che diventa il suo veliero. Lì il suo sguardo si fa aeronautico, gli spalanca la visione della catastrofe e allo stesso tempo del potenziale di intelligenza e solidarietà che può ancora evitarla. Gli svela un’Europa col fiato sospeso, dai villaggi irlandesi alle isole estreme delle Cicladi, dalle valli più segrete dei Carpazi al lento fluire della Neva a Pietroburgo. Milioni di persone che vegliano, incerte sul loro futuro. A raccontarle Paolo Rumiz in “Il veliero sul tetto”, Feltrinelli. Gli affetti veri sono resi più vicini dalla forzata lontananza, e si scrive a chi si ama come soldati in trincea, mentre il virus accelera la presa d’atto di un processo che obbliga a riprogettare il proprio ruolo di cittadini in un mondo diverso. Della clausura Paolo Rumiz tiene un diario che entra sotto la pelle della cronaca, per restituirci il cuore di una grande mutazione, al termine della quale non saremo più gli stessi. “Quando tutto sarà finito, dovremo affrontare sfide immani, ma con la nostra presenza in carne e ossa, dando contenuti umani alla politica che è stata svuotata da interessi più grandi di noi. Esserci, con il corpo”. Paolo Rumiz, triestino, è scrittore e viaggiatore. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016), Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa (2019) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014), Gulaschkanone (2017).

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