FALLETI RACCONTA L'ESODO ITALIANO NELLE AMERICHE
Partirono carichi di sogni e di speranza per un viaggio che li avrebbe condotti in una terra lontana, dalla quale la maggior parte di loro non avrebbe più fatto ritorno. Gli italiani, popolo di emigrati, nel corso dei secoli hanno piantato le radici nelle Americhe. Questo libro ricostruisce fatti storici, politici ed economici e racconta le imprese di tanti italiani nel Nuovo Mondo: gli esploratori, gli esuli dei moti rivoluzionari, i migranti economici che coniarono il motto “il primo anno agricoltore, il secondo inquilino, il terzo proprietario”, anche se non sempre questa previsione si è avverata. Il libro si chiude con le risposte alle domande più frequenti poste dai discendenti di quegli italiani che oggi chiedono il riconoscimento della cittadinanza. Per "Infinito edizioni" esce "L’esodo. L’emigrazione italiana nelle Americhe dal 1861" di Claudio Falleti (prefazione di Lorenzo Trucco, introduzione di Giorgio Barberis e postfazione di Francesco Bocchetti). Falleti (Alessandria, 1980), avvocato, ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università del Piemonte Orientale con Menzione d’Onore discutendo la tesi Analisi dei flussi migratori e ripercussioni sul sistema economico nazionale. Esercita la professione tra Italia e Spagna ed è vicepresidente generale dell’Organizzazione mondiale degli avvocati oltre che Alto Commissario per la Repubblica Italiana. È stato insignito del Premio Quality Awards Asel 2018-Matera Capitale Europea della Cultura per essersi distinto in campo legale internazionale.
GLI EBREI NELLA STORIA E NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA
Gli ebrei sono trattati nei testi scolastici alla voce “antiche civiltà” per poi ricomparire quando si deve trattare la Seconda guerra mondiale. Abbandonata l'idea di un libro che parta in effetti dall’antichità, Franca Tagliacozzo e Bice Migliau (con testi di Piero Di Nepi e Raffaella Di Castro, prefazione di Noemi Di Segni presidente unione comunità ebraiche italiane) nel saggio "Gli ebrei nella storia e nella società contemporanea" (Odoya) si dedicano all'ambizioso proposito di colmare la lacuna a partire dall’età moderna. Dopo una rapida contestualizzazione sul periodo precedente, si tratta il processo di emancipazione ebraica tra Rivoluzione francese, Restaurazione, 1848 e degli ebrei italiani durante il Risorgimento. Con il taglio divulgativo proprio di un testo che era stato pensato anche in funzione didattica, Tagliacozzo e Migliau si dedicano quindi alla storia del sionismo a partire dai prodromi con il pensiero di Pinsker e Kalisher, continuando con l’importante movimento “laico” e politico di Theodore Hertzl. E poi l’apporto ebraico nella Grande guerra, Lenin e la questione ebraica ai tempi della Rivoluzione russa e lo spartiacque della dichiarazione Balfour (1917) con cui il governo britannico avallò il progetto dell’Eretz Israel in Palestina. Certo non mancano parti relative al nazifascismo, con i dettagli della campagna razzista in Italia, ma forse sono proprio i capitoli a partire dal Secondo dopoguerra a occuparsi di fatti storiograficamente meno trattati. I primi anni di vita dello stato di Israele e il problema mediorientale proseguono la panoramica storica, in quest'opera dedicata a tutti e unica nel suo genere. E ancora, per la parte inedita: Raffaella Di Castro, servendosi di numerose interviste alla “terza generazione”, spiega il ruolo dei giovani nella memoria e il concetto di “testimoni del non provato”. Se poi pensiamo che in questa nuova edizione Piero Di Nepi aggiunge un ragionamento che lega le tematiche ebraiche all'ambientalismo, alla pandemia da covid e al razzismo negli USA, si capisce come questo testo rappresenti uno strumento importante per chi volesse informarsi, studiare e comprendere la storia di “14 milioni di persone tra gli 8 miliardi sul pianeta terra”. Franca Tagliacozzo già insegnante di Lettere presso la scuola ebraica di Roma e studiosa di storia degli ebrei, ha tenuto su invito, e pubblicato su riviste specializzate, relazioni a convegni e corsi di aggiornamento per docenti. Oltre che del libro qui riedito, è coautrice con Raffaella Di Castro di Gli ebrei romani raccontano la «propria» Shoah, Giuntina, Firenze 2010 e autrice di saggi. Ha partecipato al gruppo di studio pluridisciplinare Intolleranza e Razzismo del Centro di Psicoanalisi Romano della SPI. (Psiche, anno III, vol. I, 1995). È stata membro della Commissione del Concorso annuale “I giovani ricordano la Shoah”, indetto per le scuole nella Giornata della Memoria dal MIUR e dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Bice Migliau ha ideato e creato per la Comunità ebraica di Roma il Centro di cultura ebraica di cui ha ricoperto il ruolo di direttrice dal 1973 al 2009. Ha pubblicato ricerche e saggi storico-urbanistici sul ghetto di Roma e libri di storia e cultura ebraica, con particolare riferimento ad aspetti della presenza ebraica in Italia, a Roma e nel Lazio. È membro del comitato scientifico di Zakhor. Rivista di storia degli ebrei d’Italia e di quello del MEIS, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara.
LIBRO DELL'ANNO "PAESAGGIO CON ROVINE" DI GENEROSO PICONE
Nasce a Napoli, da un’idea di Raimondo Di Maio e di Antonella Cilento, Libro dell’anno, uno speciale riconoscimento morale a cadenza annuale dedicato a libri pubblicati in Italia nell’anno precedente e portatori di importanti valori civili, sociali e culturali, capaci di contribuire in modo costruttivo allo sviluppo di una coscienza civile collettiva. A inaugurare la speciale iniziativa sarà Paesaggio con rovine (Mondadori, 2020) del giornalista e scrittore Generoso Picone che, sabato 30 gennaio alle ore 18.00 nella sede della libreria Dante & Descartes in piazza del Gesù Nuovo 14 a Napoli, riceverà in premio la scultura bronzea creata per l’occasione dall’artista Roberto Cyop e raffigurante un viandante il cui cammino poggia sui libri. "Più che un premio nel senso tradizionale del termine, 'Libro dell’anno' intende essere un riconoscimento speciale, al di fuori delle logiche economiche e delle classifiche editoriali – sottolineano i promotori della particolare iniziativa, che non prevede giurie ma una sincera e appassionata idea di cultura – Ci sono libri che meritano di essere conosciuti e riconosciuti. Sono quei libri che si prodigano per gli altri e per il territorio, libri che volontariamente o involontariamente migliorano il mondo: i libri dell’anno". La scelta di premiare Paesaggio con rovine per la prima edizione è ben precisa: è stato proprio il libro di Generoso Picone a unire Raimondo Di Maio e Antonella Cilento in una riflessione condivisa e a ispirare l’idea di un riconoscimento speciale. E non è un caso che l’idea dell’editore –- che ha pubblicato anche l’unica opera tradotta in italiano del Nobel Louise Glück– e di Antonella Cilento – scrittrice e fondatrice di Lalineascritta, il primo laboratorio di scrittura del Sud Italia nato 28 anni fa – abbia preso forma proprio nelle ultime settimane del 2020 che i due definiscono l’anno in cui “l’umanità scopre di far parte di un allevamento mondiale irresponsabilmente organizzato”. Da qui l’urgenza di tributare un riconoscimento al valore della cultura e della letteratura capaci di accendere luci e segnare il cammino, anche nel buio di una crisi mondiale. L’ultimo libro di Generoso Picone, uscito esattamente 40 anni dopo il tragico evento del terremoto che colpì l’Irpinia nel 1980, rappresenta un punto di partenza in molti sensi. Delinea il ritratto di una terra invisibile e di una generazione che si è poco detta e mai celebrata, in un Paese che vive di autocelebrazioni ma è di corta memoria. L’autore prospetta, inoltre, concrete proposte per un futuro diverso, che non si limiti al pianto e al lamento, ma produca un vero ed efficace cambiamento. Non è solo il terremoto del 1980 ad essere ricostruito ed indagato. Interrogata è, infatti, la storia di un territorio, del Sud e dell’oblio della questione meridionale, colpevolmente ignorata dalla politica nazionale. A distanza di quasi mezzo secolo, il mondo intero divora se stesso oggi, con chiari riferimenti all’attuale pandemia, come ieri in Irpinia.
FILOSOFIA E GOVERNANCE PUBBLICA SECONDO ONGARO
La tesi di fondo di "Filosofia e governance pubblica" (Egea 2021; 204 pagg.; 29,50 euro), il nuovo libro di Edoardo Ongaro è che il pensiero filosofico possa fornire un contributo decisivo alla comprensione della governance pubblica. A sostegno di questa tesi, Ongaro esamina le discipline che studiano la pubblica amministrazione e la governance pubblica. Dal management e dall’ economia alla scienza della politica e al diritto dal punto di vista delle questioni filosofiche fondative e invita così ad un ripensamento complessivo della governance pubblica. “Un libro davvero originale” afferma Elio Borgonovi (Bocconi) nella sua presentazione “poiché stimola il lettore a ritornare alle origini delle costruzioni sociali. Una sfida difficile poiché oggi la maggior parte delle persone sembra non avere il tempo, la voglia e soprattutto il desiderio di riflettere sulla propria esistenza come individuo e come comunità. Forse le persone preferiscono le pseudo certezze/illusioni mentre rifiutano le incertezze e le responsabilità derivanti dal riflettere sul senso della propria esistenza”. “Così il libro di Ongaro” conclude Borgonovi, “esce nel momento giusto. Sono cadute le certezze nella “mano invisibile del mercato” che avrebbero dovuto guidare l’economia e la società verso un continuo miglioramento”. Il Covid 19 ha accelerato lo sgretolamento delle certezze di un mondo che aveva attribuito un valore assoluto a conquiste che però per definizione tali non possono essere. Sono cadute le certezze del Welfare State, sono cadute le certezze di sistemi democratici che avrebbero favorito l’uguaglianza tramite il voto universale, messo poi in crisi dalla crescente concentrazione delle ricchezze. “Un futuro migliore” sostiene Ongaro non può costruirsi su nuove certezze di tipo tecnico scientifico, intendo intelligenza artificiale e dintorni, ma sul fondamento delle relazioni tra persone aggregate in comunità, che si danno, e rispettano, regole di convivenza. Quindi il lavoro propone una concezione ampia di amministrazione pubblica come una scienza interdisciplinare, una professione, un'arte e una forma di umanesimo pratico, e permette così di approfondire questioni di ontologia, di filosofia politica, di epistemologia connesse sia alla ricerca che alla pratica della pubblica amministrazione. Edoardo Ongaro è professore ordinario di management pubblico alla Open University del Regno Unito e Visiting Professor all’Università Bocconi. È Membro del Consiglio di Amministrazione dell'International Institute of Administrative Sciences (IIAS) ed è stato Presidente del European Group for Public Administration (EGPA) nel periodo 2013-19.
RIFLESSIONI SU ALCUNI ASPETTI DELLA TECNICA PIANISTICA
Zecchini editore pubblica "Riflessioni su alcuni aspetti della tecnica pianistica" di Guido Antonio Macripò, con presentazione di Beatrice Rana. Il libro nasce dall’esigenza dell’autore di riparare l’anello della catena del sapere che si tramanda da Maestro ad allievo, ritenendo di averlo spezzato poiché non ha intrapreso l’attività professionale di musicista. I preziosi insegnamenti sulla Musica e sull’arte di suonare il pianoforte trasmessigli dalla sua docente e concertista Lya De Barberiis – risalenti per suo tramite direttamente ai Maestri A. Longo, A. Casella e M. Long – vengono organizzati e confrontati con il pensiero di altri grandi didatti. Vivificati dall’incontro con la leggendaria Scuola russa, essendo l’Autore da alcuni anni allievo del Maestro Konstantin Bogino, discepolo di V. Gornostaeva, a sua volta allieva di H. Neuhaus, sono offerti quali riflessioni svolte in modo per quanto possibile colloquiale e non accademico a pianisti, docenti ed allievi che lavorano quotidianamente per affinare le proprie capacità al fine di impadronirsi della tecnica e far conoscere la sterminata meravigliosa letteratura composta per il pianoforte. Nella prima parte, dopo aver riflettuto sul funzionamento del tasto e sul funzionamento dell’arto, sul principio di economia nell’esecuzione e sul principio dialettico nello studio, si discorre della souplesse, del peso naturale, dell’appoggio, della sensazione unificante, della caduta, del lancio e della rotazione. Nella seconda parte le considerazioni vengono approfondite applicandole alle formule tecniche più usuali per poi concludere con le riflessioni sullo staccato, il legato e il cantabile, vera vetta virtuosistica del pianista da raggiungere attraverso uno studio costante, attento, dialettico, appassionato e di qualità. Guido Antonio Macripò è nato a Lecce nel 1963. Diplomatosi in pianoforte con Antonio Serrano, ha poi vissuto a Roma studiando alcuni anni con Lya De Barberiis. Ha partecipato come allievo effettivo a corsi di interpretazione tenuti da S. Cafaro, R. Caporali e O. Yablonskaja e, come uditore, a masterclass tenute da G. Sandor, B. Petrushansky e P. Badura-Skoda. Nel 1989 ha vinto il 1° premio al 3° concorso “Giovani promesse” a Taranto. Conseguita la laurea in giurisprudenza, è stato Commissario di Polizia e attualmente è un Giudice del Tribunale di Milano. Ha ripreso lo studio del pianoforte nel 2007, frequentando i corsi annuali di alto perfezionamento di Konstantin Bogino. Nel 2015 ha vinto il 3° premio al Concorso per non professionisti H. Von Bülow di Meiningen e nel giugno 2016 il 3°premio al Concorso Piano Bridges di San Pietroburgo. Nel novembre 2016 ha vinto il 1° premio assoluto al 3° Concorso internazionale Piano Lovers di Milano ed ha tenuto nel 2017 un recital a Villa Clerici. Nel 2018 ha vinto il 2°premio al Concorso H. Von Bülow di Meiningen. Nel 2018 e nel 2019 ha frequentato i workshop con l'orchestra di Pianolink tenuti a Milano da A. Vizzini, partecipando alle masterclass di R. Cappello e di R. Prosseda e ai concerti alla Palazzina Liberty, eseguendo il 1° tempo del Concerto in la min. di E. Grieg e il 1° tempo del Concerto op. 18 di S. Rachmaninov.
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