Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Le 'Patrie' in versi
di Nichi Vendola

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

 

 LE “PATRIE” IN VERSI DI NICHI VENDOLA

 

“La mia patria è una nave corsara

è un gioco, uno sbalzo

un tormento ondulare non è fede amara

 

di elmi di lame di sangue ma mito che langue

nel circumnavigare

nel rito dell’attraversamento occhi e braccia

 

sempre in faccia

ai mostri marini

sempre a caccia di poveri cristi”.

 

Siamo nella magia del Salento, su uno scoglio pronti al tuffo, insieme a un bambino: nostro figlio. Poi siamo a Mosca, nella Piazza Rossa tutta coperta di neve. Siamo esuli a Los Angeles, oppure corriamo per le strade di Genova in fuga dai lacrimogeni. Vediamo Sarajevo e Baghdad martoriate dalla guerra, fremiamo nella sala d’attesa di un reparto maternità. Queste poesie di Nichi Vendola – raccolte nel volume “Patrie”, edito da Il Saggiatore - vibrano delle sue mille battaglie e formano una costellazione di infinite Patrie, linguistiche, emotive, culturali. Parole controcorrente rispetto al tempo che viviamo, parole che ospitano umanità, festeggiano il dono della diversità, invocano un patriottismo senza nazione o razza o genere; parole come cantieri, conflitti, gravidanze. La varietà di temi e ambientazioni si riflette in quella delle forme, dall’icasticità dell’ideogramma alla musicalità delle ballate e delle filastrocche. Sospesi tra passione e ideologia, questi versi sono pellicole cinematografiche, corpi vivi sulla scena, materia palpitante di desideri e allegrie e ansie e dolori. È una poesia, quella di Patrie, che non dice le cose: è le cose. Cose antiche, attuali o ancora da venire che, attraverso lo sguardo del poeta, giungono a vivere davanti a noi, sotto i nostri occhi.

 

 

 

 

 

CON LE CUFFIE NEI VICOLI DI TRASTEVERE, ASCOLTANDO LE MERAVIGLIE

 

Cuffie e scarpe da ginnastica. Non serve altro per immergersi nella magia di un quartiere di Roma unico, caratteristico e originale, dall'atmosfera bohémien come Trastevere. Un quartiere di una bellezza struggente. Come dire, l’anima della Città Eterna. Per visitarlo come per la prima volta, Typimedia Editore lancia sulla piattaforma di geo-podcasting Loquis il canale Trastevere, le 100 meraviglie (+1), un audio tour in 100 (+1) pillole podcast alla scoperta del quartiere oltre il turismo, oltre la movida. Un’esperienza straordinaria, organizzata e geolocalizzata. I vicoli, le piazze, i monumenti, ma anche leggende locali, aneddoti, curiosità in un itinerario a cura di Martina Gatti che svela l’origine dei luoghi che abbiamo davanti agli occhi senza conoscere mai veramente. Lungo una storia di oltre duemila anni che va dall’imperatore Augusto all’artista William Kentridge. Ci sono il Ponte rotto, un frammento di storia sospeso sul Tevere, e la scalinata di via Ugo Bassi, il cinema Nuovo Sacher e la Casa Internazionale delle Donne, i muraglioni di Lungotevere Sanzio e i tanti vicoli che di notte si accendono per accogliere i passanti. Ognuno con la sua storia, le sue voci, i suoi personaggi. Ma anche curiosità come l’origine della grattachecca romana o il racconto della tradizione della macchina delle Quarantore, la struttura che sostiene le luci che ogni anno si accendono durante il periodo pasquale nella chiesa di Santa Maria dell’Orto. Un’occasione per fare “turismo di prossimità”, riscoprendo itinerari brevi, territorio e bellezza diffusa. Anche in modalità navigatore. Audio Tour Trastevere, le 100 meraviglie (+1) – (Typimedia Editore, prezzo intero €4,99, offerta lancio € 2,99 inserendo il codice Promozionale TRASTEVERE21) - si può acquistare online su www.loquis.com oppure utilizzando lo smartphone scaricando l'App gratuita Loquis.

 

“AHI, SUDAMERICA! ORIUNDI, TANGO E FÚTBOL” DI MARCO FERRARI

 Nell’aria si sente un forte odore di fainà. Per le strade si vende “O Balilla”, un giornale in dialetto, e i carbunin usano pantaloni bleu di Genova. Eppure non siamo sotto la Lanterna, ma dall’altra parte del mondo, a Buenos Aires. Qui sono gli italiani appena immigrati a far innamorare tutti del gioco più bello del mondo, il fútbol. “Ahi, Sudamerica! Oriundi, tango e fútbol” di Marco Ferrari (Laterza) ne racconta le storie, esilaranti, malinconiche e struggenti, a cavallo tra le due sponde dell’oceano, con in mente i personaggi strampalati di Osvaldo Soriano e come colonna sonora le note intense di Astor Piazzolla. All’inizio del Novecento, Genova e Buenos Aires erano quasi un’unica città separata da un oceano di mare. Gli italiani superavano per numero gli immigrati degli altri paesi e i nativi messi assieme. È il tempo in cui “un argentino è un italiano che parla spagnolo ma pensa di essere inglese” e nella Parigi del Sudamerica tutti impazziscono per un nuovo sport: il football. Nascono allora squadre mitiche, dagli xeneizes del Boca Juniors ai millonarios del River Plate. Ma la febbre del calcio si trasmette a tutto il continente e gli italiani sono sempre i portatori sani di questa epidemia, da San Paolo del Brasile a Caracas, Asunción e Montevideo. Scopriremo così le imprese e le avventure improbabili di calciatori geniali e destinati a segnare la storia: dal trio delle meraviglie del Torino fino al grandioso Guillermo António Stábile, El Filtrador. Così, tra i tangueros della Juventus, il Bologna uruguagio voluto da Mussolini e i romanisti in fuga dal regime fascista, ci sorprenderemo e commuoveremo di fronte alle vicende di quelli che Borges chiamava i “figli dell’Europa rovesciata e depositata dall’altra parte dell’Atlantico”. Storie malinconiche e surreali in cui pure Lionel Messi, La Pulga, ha qualcosa in comune con Giacomo Leopardi. L’autore, giornalista e scrittore spezzino, è redattore del quotidiano in lingua italiana “Gente d’Italia” edito in Sudamerica. Ha esordito nella narrativa nel 1988 con il romanzo Tirreno (Editori Riuniti), a cui hanno fatto seguito: I sogni di Tristan, Alla rivoluzione sulla Due Cavalli, Grand Hotel Oceano e Ti ricordi Glauber per Sellerio; La vera storia del mitico undici per Ponte alle Grazie; Cuore Atlantico e Morire a Clipperton per Mursia; Le nuvole di Timor per Cavallo di Ferro; Sirenate per Il Melangolo; Un tango per il duceper Voland; Rosalia Montmasson. L’angelo dei Mille per Mondadori. Con Arrigo Petacco ha firmato Ho sparato a Garibaldi e Caporetto per Mondadori. Dal romanzo Alla rivoluzione sulla Due Cavalli ha tratto la sceneggiatura dell’omonimo film che ha vinto il Pardo d’Oro al Festival di Locarno 2001. Per Laterza è autore di Mare verticale. Dalle Cinque Terre a Bocca di Magra e L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte.

 

 

FISICA, ROVELLI SPIEGA LA RELATIVITA’ GENERALE

Formulata da Albert Einstein con qualche contributo da parte di amici e colleghi tra il 1907 e il 1917, la relatività generale è la teoria che oggi meglio descrive lo spazio, il tempo e la gravità. Con la chiarezza espositiva che lo ha reso celebre in tutto il mondo, il fisico Carlo Rovelli nel saggio pubblicato da Adelphi (“La relatività generale”, traduzione di Pietropaolo Frisoni) ne illustra i fondamenti fisici, filosofici e matematici, ne presenta la struttura formale, e ne deriva nel modo più semplice le sue stupefacenti predizioni – buchi neri, onde gravitazionali, espansione dell’uni­verso, dilatazione del tempo... –, senza trascurare alcune idee di base su come potrebbe es­sere estesa ai fenomeni quantistici. Per il lettore con formazione scientifica questo libro rappresenterà dunque una agile introduzione agli aspetti fondamentali della teoria, ma nel contempo lo scienziato e lo studente avanzato vi troveranno una discussione approfondita e originale della sua struttura concettuale. Nel secolo scorso la relatività generale ha rivoluzionato la fisica, ma è con le applicazioni e le osservazioni degli ultimi anni, coronate da numerosi premi Nobel, che sono esplose e diventate evidenti la sua vitalità e fecondità: Rovelli descrive questi risultati recenti, guidando così il lettore ad apprezzare “la scintillante bellezza e la semplicità delle idee su cui essa si basa”.

 

 

 

 

 

ALPINISMO: MESSNER RACCONTA WELZENBACH, “RE DEI GHIACCI”

 

Wilhelm “Willo” Welzenbach è stato il più grande scalatore su ghiaccio dei suoi tempi. Negli anni Venti del secolo scorso ha salito le pareti più difficili e i ghiacciai delle Alpi ed è stato l’autore di decine di prime. A lui si deve una nuova classificazione della scala delle difficoltà e l’invenzione di chiodi da ghiaccio. Nel 1929 decise di salire un Ottomila, impresa ancora mai riuscita a nessuno, e scelse il Nanga Parbat. Ma il suo progetto venne accantonato dal Club alpino tedesco che gli preferì una spedizione guidata da un altro alpinista d’eccezione: Paul Bauer. Welzenbach si fece da parte e solo cinque anni dopo, nel 1934 poté prendere parte a una spedizione al Nanga Parbat, ancora una volta non sotto la sua guida, bensì sotto quella di Willy Merkl, altrettanto celebre. Sottoposto alla pressione crescente del Terzo Reich che reclamava la conquista vittoriosa di un Ottomila, Merkl andrà incontro a un insuccesso tragico, con dieci morti di cui quattro tedeschi, i quattro migliori alpinisti della loro generazione. Fra questi Willo Welzenbach, che trascorse gli ultimi giorni della sua vita a 7000 metri di quota, in mezzo alla bufera, senza più viveri né supporto. Con empatia, e grande capacità introspettiva, nel saggio “Il re dei ghiacci. Willo Welzenbach, innovatore e spirito libero” (Corbaccio) Reinhold Messner ripercorre, attraverso diari, documenti, testimonianze e fotografie, la vita straordinaria di un uomo libero, un amante della montagna, un alpinista non interessato al potere e all’ideologia, in un periodo in cui, invece, il potere e l’ideologia erano entrati di prepotenza nel mondo dello sport e dell’alpinismo.

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