Dalla passione per Harry Potter alla pubblicazione del primo libro fantasy. Tra creatività, immaginazione, passione per la scrittura. Questo il percorso di Sofia D’Amici: romana, studentessa di liceo a indirizzo economico-sociale, classe 2005, che ha esordito con “Gli Elementari”, pubblicato da Vertigo per la collana Approdi (210 pagine, 14,90 euro). “Ho preso spunto da una scuola ideale - racconta la giovane scrittrice - se fossi anche io nella storia del libro vorrei avere i poteri del fuoco”. I personaggi dotati di questa caratteristica, infatti, hanno “un carattere molto irruento, permaloso, perché si arrabbiano facilmente, e da questo scaturisce il loro potere”. Clara, la protagonista de “Gli Elementari” è, invece, forte e determinata e affronta insieme all’irruento fratello Valerio il primo giorno in una nuova scuola. Qui incontra Alessio e Gabriele, premuroso l’uno, misterioso l’altro, appartenenti a gruppetti rivali. La ragazza scoprirà ben presto che i due sono degli Elementari, ossia persone dotate di poteri speciali che emergono al compimento del sedicesimo anno di età. Oltre alla straordinaria forza e velocità, queste persone sono capaci di generare e gestire l’elemento dell’acqua, come Gabriele, o del fuoco, come Valerio e Alessio. Il lettore accompagnerà Clara al compimento del sedicesimo anno, alla rivelazione dell’elemento a cui appartiene e alla scoperta delle vicende che la porteranno ad avvicinarsi a uno dei due compagni. “La passione per la scrittura è iniziata qualche anno fa, in prima media, quando più che scrivere storie lunghe mi divertivo a mettere su carta qualche idea particolare sempre a tema fantasy. Poi in terza media – spiega Sofia - ho iniziato a scrivere di più, i primi racconti”. Con l’arrivo della pandemia tutto cambia: “Ho avuto più tempo per me e mi sono dedicata di più alla scrittura. Mi sono sempre piaciuti sia il fantasy che gli elementi della natura, quindi ho detto: ‘Perché non scrivere un libro? Nessuno me lo impedisce, proviamo!’”. La trama si è evoluta man mano: “Da un paio di bozze la storia è diventata più grande e ho immaginato non solo le prime pagine e il primo libro, ma la vita dei personaggi a cui fino a quel momento neanche pensavo”. Una storia nata dall’immaginazione di una 16enne dei nostri giorni, in linea con le “esplorazioni” cercate dalla collana Approdi della casa editrice Vertigo. “Siamo passato e futuro - scrive il marchio dell’editoria indipendente romana - ma soprattutto presente”.
LA PASSIONE PER IL FANTASY E LA SCUOLA COME ISPIRAZIONE Tutto nasce quando, per caso, Sofia guarda in televisione “Harry Potter e la camera dei segreti”, il secondo capitolo della saga del maghetto di J.K.Rowling, che contribuisce a sviluppare in lei la curiosità verso l’immaginario fantastico. “Il mio universo fantasy non stravolge completamente la realtà, perché si basa su una quotidianità che viviamo tutti quanti. La protagonista non sa delle proprie qualità: è tutto concentrato su una normalità che si va a spezzare, su una particolarità in un mondo che sembra tutto uguale”. La scuola è stata fonte di ispirazione per la giovane scrittrice che apprezzerebbe una piccola grande rivoluzione tra i banchi: “Ci sono materie per cui dici ‘queste non le voglio proprio’ e altre che sarebbe bello poter scegliere da sola, all’americana. Perché non inventare una scuola ideale?”. “Chi non vorrebbe, poi, avere dei superpoteri?” si chiede Sofia che aggiunge: “Vorrei essere nella situazione della protagonista del libro e vivere quello che vivrà lei in futuro”. La storia di Clara non finisce qui, perché “Gli Elementari” è il primo libro di una trilogia che Sofia ha già in mente. “Sto scrivendo il secondo - rivela - chi ha letto il primo lo sa, alla fine rimane con un grande elemento in sospeso”. La protagonista vive “le conseguenze di una rivelazione che deve affrontare con gli amici che sono dalla sua parte e non”. Inoltre, “più che affrontare le novità lei deve riuscire a capire quello che le riserverà se stessa e il destino. Quindi ci saranno vicende incentrate non più principalmente sul gruppo di amici, ma su quello che dovrà fare lei e come dovrà comportarsi con tutte queste situazioni: amici, poteri, rivelazione che le è stata data e quelle che arriveranno”. Aspettiamo dunque l’uscita dei prossimi capitoli della saga per continuare a immergerci nell’immaginario del fantastico declinato dalla penna di una giovane promessa.
(PO / Alp- 11 mar)
“TUTTO IL MIELE È FINITO: LA SARDEGNA, LA PITTURA”, A CURA DI GIORGINA BERTOLINO
Allemandi propone “Carlo Levi. Tutto il miele è finito: la Sardegna, la pittura”, a cura di Giorgina Bertolino (pagine 352, euro 22). Edito in occasione della mostra antologica del Man di Nuoro, questo volume unisce la Sardegna e la pittura di Carlo Levi, in un corredo iconografico che comprende le fotografie d’epoca del suo inedito Album di viaggio e 89 opere, scelte per ricomporre l’intero arco della sua ricerca artistica. Gli affascinanti bianchi e neri di Federico Patellani e János Reismann documentano le campagne fotografiche legate agli scritti sardi. La mostra che il Man di Nuoro ha dedicato a Carlo Levi (1902-1975) nel centoventesimo anniversario della nascita indaga aspetti meno conosciuti della sua storia artistica e intellettuale, in linea con una volontà di ricerca che il museo ha rivolto negli ultimi anni alla riscoperta del proprio territorio: il mondo insulare del mediterraneo italiano. Tale percorso si è svolto grazie ai contributi di artisti e artiste di diversa provenienza e nazionalità che hanno dedicato una parte significativa delle loro ricerche alla Sardegna, lungo una traiettoria che dal recente passato arriva sino alle più giovani generazioni. Pittore, scrittore, medico e viaggiatore, Carlo Levi ha raccontato il suo incontro con la Sardegna in “Tutto il miele è finito”. Il libro, nato dai viaggi compiuti nel maggio 1952 e nel dicembre 1962, è un palinsesto di paesaggi naturali, culturali, poetici e politici. Curatrice del volume, Giorgina Bertolino - storica dell’arte e autrice del catalogo generale di Felice Casorati e di un importante studio su Riccardo Gualino - invita a rileggere “Tutto il miele è finito” attraverso la voce di Levi e una ricostruzione filologica del contesto, introdotta da Luigi Fassi e approfondita dai saggi monografici di Francesca Congiu, Valeria Deplano, Elisabetta Masala. A questa rilettura si affianca il progetto audio video dell’artista Vittoria Soddu, realizzato nella Sardegna d’oggi.
“L’AMICO IMPERFETTO” DI ROSARIO GALLI
Dopo il successo come autore di numerose pièce teatrali, tra cui il cult “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”, Rosario Galli debutta con il suo primo romanzo, “L’Amico Imperfetto”, edito da fila37. Una storia coraggiosa e a tratti irriverente che si muove sui binari del romanzo psicologico, colorito di sfumature e noir. Ci troviamo a Roma tra gli anni Cinquanta, Settanta e Ottanta, e il ritratto del protagonista de L’Amico Imperfetto – il Principe – viaggia tra le strade della Capitale, tra le case popolari di Donna Olimpia, di Monteverde Vecchio e di Garbatella, e personaggi in fuga o di passaggio nel viavai romano. Ma Roma è solo lo scenario di una storia intricata, guidata dalla dissociazione mentale del protagonista e del suo rapporto – indubbiamente turbolento – con il gentil sesso, nell’era della crisi del maschio. La tenerezza, la fragilità, la vulnerabilità, del protagonista, dietro a una dichiarazione di forza, di violenza, di apparente invincibilità, diventano specchio di un momento sociale, fornendo un’analisi del contemporaneo, ma al tempo stesso raccontano la malattia. E il rapporto tra i sessi diventa il vero protagonista dei racconti del Principe, assumendo una nuova prospettiva, più profonda e autentica. Tutto con la firma inconfondibile, ironica, sagace e mai banale, di un autore che già in passato, attraverso il teatro, con il suo cult Uomini sull’orlo di una crisi di nervi, ha raccontato le nuove visioni del mondo, a volte anche anticipando passaggi storico-sociali. L’Amico Imperfetto è un romanzo psicologico noir che rappresenta il ritratto della dissociazione mentale del protagonista, il Principe. Il narratore fin dalle prime pagine gioca con il lettore, lo mette alla prova e inizia a costruire un legame, attirandolo nel caos di questo nulla incomprensibile dal quale si trova a raccontare. È un narratore sui generis, che scardina le regole narrative classiche. La personalità del Principe è al centro del romanzo, è sfaccettata e complessa e come una calamita attrae chi legge nel vortice dei suoi pensieri, nel movimento dei suoi ragionamenti, nelle digressioni, necessarie a rendere chiara l’idea di questo personaggio. Confuso, solo e con il bisogno di ricostruire il proprio passato e di scoprire chi l’abbia ucciso e perché. Il testo si chiude in modo spiazzante, capovolge completamente l’interpretazione dei fatti, sorprende ma non conclude veramente il romanzo che resta aperto e chiama il lettore a interrogarsi sulla vera identità del protagonista che diventa, dopo le rivelazioni finali, un mistero da risolvere. Rosario Galli nel 1980 vince il Premio Fondi La Pastora con Una giornata come oggi e subito dopo il Premio Under 35 con Sottosuolo. È ammesso al Laboratorio di scrittura di Eduardo De Filippo alla Sapienza dall’82 all’84. Nel 1985, con Michele Mirabella e Mario Moretti, assume la direzione artistica della sala Caffè Teatro dell’Orologio. Autore della famosa commedia Uomini sull’orlo di una crisi di nervi, nel 1996 fonda la compagnia teatrale Cubatea, con cui ha prodotto più di 60 spettacoli. Alterna la sua attività di teatrante con quella di sceneggiatore. Partecipa alla stesura di Elisa di Rivombrosa e scrive alcune serie televisive per Bud Spencer. Pubblica un volume dal titolo Eran Trecento tre testi su Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri, con la consulenza storica del Prof. Luciano Russi. Dal 2014 è responsabile organizzativo del Teatro Palladium dell’Università Roma Tre. Tra i suoi ultimi testi andati in scena: Donne che vogliono tutto, Sedia sediola, Guerra di bugie, La sottoveste rossa, Uomini Separati, Niente è come sembra.
VIAGGIO NEI MITI E LEGGENDE DELL'AMORE IN INDIA
In un saggio pubblicato dal Mulino dal titolo in “Il dio dalle frecce fiorite” (pagine 264, euro 16) Giuliano Boccali racconta “miti e leggende dell'amore in India”. Kama, il dio dell’amore indiano, forse il più potente e insidioso di tutti gli dèi, ha caratteristiche assai affascinanti: si aggira giorno e notte armato d’arco come Cupido, è meravigliosamente bello e le punte delle sue frecce sono fatte di fiori, tra i quali spiccano il gelsomino e la ninfea blu. Non per questo quei dardi sono meno micidiali, perché l’opera del divino arciere può produrre esiti felici ma pure irrimediabili disastri. Nel libro si raccontano le imprese del dio “dalle frecce fiorite” assunte come simbolo delle infinite forme con cui il desiderio, il piacere e l’amore possono manifestarsi: la brutalità sessuale, lo struggente amore “di lontano”, il corteggiamento, il matrimonio e il tradimento, la sensualità e la passione per Dio, ma – prima di tutte – la creazione della vita, di ogni vita. Sono storie ricche di suggestioni e di poesia, una tradizione millenaria a cui l’autore attinge a piene mani per disvelare al lettore la mitologia e la spiritualità indiana. Giuliano Boccali ha insegnato Indologia e Lingua e letteratura sanscrita, prima a Venezia Ca’ Foscari, poi all’Università degli Studi di Milano. Collabora con il Domenicale del «Sole 24 Ore». Fra i suoi libri più recenti: «Il silenzio in India. Un’antologia» (Mimesis, 2017) e «Passioni d’Oriente. Eros ed emozioni in India e Tibet» (con R. Torella, «Corriere della sera», 2018). Ha inoltre curato «La storia di Shiva e Parvati» (Marsilio, 2018).
IL “MANIFESTO ANARCA-FEMMINISTA” DI CHIARA BOTTICI
“O tutte, o nessuno di noi sarà libero”. Questo il motto dell’anarca-femminismo. Questa nuova e rivoluzionaria visione vuol dire la liberazione di ogni creatura vivente dallo sfruttamento capitalista e dalla politica androcentrica di dominazione. A spiegarlo la filosofa Chiara Bottici in un saggio pubblicato da Laterza, dal titolo “Manifesto anarca-femminista” (trad. di A. Di Riccio, pagine 80, euro 13). Un femminismo al passo con i tempi deve essere capace di comprendere e accogliere le lotte e le rivendicazioni del femminismo tradizionale che esige l’uguaglianza per le donne, così come la critica queer, la nozione di genere come dispositivo biopolitico, le battaglie trans che mettono in discussione il dominio cisgender, i sospetti del femminismo nero e decoloniale che vede il femminismo bianco come un femminismo d’élite vinto a spese di corpi razzializzati e infine l’eco-femminismo che capisce che lo sfruttamento della natura va di pari passo con lo sfruttamento delle donne. Il manifesto anarca-femminista riesce in un intento apparentemente impossibile: unire in un unico punto di vista posizioni così poliedriche. Questo è possibile perché anarca-femminismo significa assenza di arché – assenza di un principio unico che spieghi l’oppressione – ed è valido per chiunque appartiene al ‘secondo sesso’ e subisce allo stesso tempo lo sfruttamento del capitale e il dispositivo biopolitico degli Stati, determinati a classificare i nostri corpi per renderli più redditizi: donne trans, donne cis, coloro che hanno generi molteplici, LGBTQI+ e altri. Chiara Bottici è professoressa associata di Filosofia alla New School for Social Research di New York, dove co-dirige il Gender and Sexualities Studies Institute. Tra le sue pubblicazioni: Uomini e Stati. Percorsi di un’analogia (ETS 2004); The Myth of the Clash of Civilizations (con B. Challand, Routledge 2010); Filosofia del mito politico (Bollati Boringhieri 2012); Imagining Europe. Myth, Memory, and Identity(con B. Challand, Cambridge University Press 2013); Imaginal Politics. Images Beyond Imagination and the Imaginary (Columbia University Press 2014); Per tre miti, forse quattro (Manni 2016); Feminism, Capitalism, and Critique(a cura di, con B. Bargu, Palgrave 2017); A Feminist Mythology(Bloomsbury Publishing 2021).
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione