È dedicata all'intellettuale antifascista nato a Torino nel 1902 e morto a Roma nel 1975 la mostra "Carlo Levi a Firenze. Un anno di vita sotterranea", promossa da Città Metropolitana di Firenze con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze e Città di Torino, organizzata dalla Fondazione Giorgio Amendola in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi, il centro Unesco e l'Associazione MUS.E, che vedrà esposte 34 opere e disegni oltre a una riproduzione del celebre telero "Lucania '61", nelle Sale Fabiani del fiorentino Palazzo Medici Riccardi, dallo scorso 9 febbraio al 19 marzo. L'esposizione, curata da Pino Mantovani su progetto della Fondazione Carlo Levi, si focalizza principalmente sul soggiorno di Carlo Levi a Firenze (1941-1945), nel buio periodo degli anni di guerra e dell'occupazione nazista fino alla lotta di Liberazione, alla ripresa della vita pubblica democratica nella la città liberata dalla Resistenza sotto il governo autonomista. In mostra anche le opere dipinte durante il confino ad Aliano (1935-1936). "Carlo Levi intitolò un suo libro di viaggi 'Il futuro ha un cuore antico'. Ho ripensato a questa frase - nota il sindaco di Firenze, Dario Nardella - guardando i ritratti di Carlo Levi ospitati in Palazzo Medici Riccardi, simbolo di città resistente, luogo di riunione del Comitato di liberazione nazionale, ma al tempo stesso richiamo a quella geografia urbana e umana alla quale il pittore e scrittore si era legato profondamente. Torino, Firenze e la Basilicata sono altri modi di pensare a lui e a quel cuore antico, fatto di volti, che ci richiamano a una storia che ci appartiene, alle radici profonde di quello che siamo perché non abbiamo dimenticato. E c’è la bellezza dello stile di Levi che nel ritrarre evidenzia la sua simpatia per i volti disegnati come scorgendone linee interiori e attese (forse in questo imitato dal ‘suo’ fotografo e compagno di viaggio Mario Carbone). C’è una specularità tra la chiave narrativa di Levi e quella figurativa che nel ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ mi pare pienamente espressa. È interessante sottolineare a questo riguardo come la stesura del suo romanzo sia avvenuta a Firenze, nel momento più difficile e pericoloso di divisione nazionale e dell’occupazione nazista, tra Resistenza e Liberazione. La mostra illumina volti, storie e rapporti, alcuni più noti, altri che col tempo vengono storicizzati e che sono caratterizzati dal contributo del Levi scrittore e pittore, come i quadri destinati alla copertina del romanzo di un amico scrittore lucano, vissuto a Firenze in stagioni diverse della sua vita". (gci)
L’ARTE DI CORRADO VENEZIANO CONQUISTA IL METAVERSO
L’arte conquista il Metaverso con le opere di Corrado Veneziano: a distanza di dieci anni dalla sua prima personale, la mostra antologica "Corrado Veneziano nel Metaverso" è stata inaugurata lo scorso 15 febbraio in un inedito spazio, quello della Sky Art Gallery su Spatial, ambientata sul comprensorio del Cervino e sospesa nel cielo con un panorama mozzafiato a 360°. La curatela è di Francesca Barbi Marinetti, l'architettura della galleria è realizzata da Dario Buratti (aka Colpo Wexler) e la direzione artistica è di Marina Bellini (aka Mexi Lane), anche regista di un video che sarà distribuito prossimamente sui canali social. La mostra ripropone le opere più emblematiche della prima personale dell'artista, quella di Roma del 2013 ("L’anima dei non luoghi"), integrate con una selezione di quelle successive, presentate in gallerie e musei pubblici nazionali e internazionali: dai codici a barre ISBN agli alfabeti Morse che traducono testi filosofici e letterari, dai QR code che mimano i mosaici aztechi alle serialità vagamente warholiane. E ancora grafie moderne (cinesi, giapponesi, russe, indiane) e antichissime (l’aramaico, il sanscrito) che sacrificano il proprio significato per desemantizzarsi, diventando pura forma e astrazione. Artista internazionalmente e istituzionalmente riconosciuto, i suoi celebri omaggi ai maestri della poesia e della pittura, da Dante Alighieri a Leonardo da Vinci, sono sempre una ricerca innovativa e un tentativo di risposta ai grandi quesiti passati e presenti. Ma in questa mostra la sua produzione artistica si sublima: in un ambiente di ricerca che crea e interconnette informazioni, soggetti, avatar e oggetti, i "non luoghi" di Corrado Veneziano assumono nuovo senso e significato. Veneziano, infatti, ha esposto per la prima volta le sue opere dedicandole proprio ai "non luoghi". La sua mostra del 2013 godeva dei testi critici di Achille Bonito Oliva e dell’antropologo e filosofo francese Marc Augé, che aveva inventato e battezzato la locuzione "non luoghi", denunciandone la pericolosa invadenza. L’accezione di “non luogo” era forse per la prima volta resa più poetica, spirituale, umana. Oggi, invece, si sublima in un contesto innovativo, il Metaverso, “luogo non luogo” per antonomasia. Per accedere a Spatial occorre creare un avatar tramite pc, smartphone, tablet o con il visore 3D. È possibile iscriversi alla piattaforma utilizzando anche l'account di Google o Facebook. "Per la prima volta nel Metaverso, Veneziano non poteva che considerare questo ambiente altro e parallelo del percorso umano un contesto che lo attendeva, proprio in considerazione dei temi che permeano la sua ampia produzione artistica: un reiterato confronto, costante e differenziato, con l’immensa foresta di linguaggi che qualificano il passaggio dell’esistere - spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti - Poeticamente l’uomo abita la terra, scriveva Holderlin, e Veneziano si dedica interamente allo studio e rappresentazione della complessa struttura linguistica, simbolica visiva di questo abitare, sperimentandosi con i codici, (ISBN, QRcode, Morse) i 'non luoghi' e i simboli della modernità (marchi commerciali compresi). Antico e contemporaneo dialogano costruendo prodigiosamente nuovi ponti e sentieri, in singolar tenzone tra tela e pennello, verso e prosa, miti e loghi, codici e visioni". (gci)
A MILANO GLI “ANNI AMERICANI” DI ARNALDO POMODORO
Torna alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano "Open Studio", il ciclo di mostre allestite nello studio del maestro Arnaldo Pomodoro nate con lo scopo di riscoprire e approfondire temi e periodi particolari del percorso artistico di Arnaldo Pomodoro, esponendo opere, documenti e materiali d’archivio originali. Dal 12 marzo al 28 maggio sarà la volta della mostra "La negazione della forma. Arnaldo Pomodoro tra minimalismo e controcultura", a cura di Federico Giani, che punta i riflettori sul quinquennio 1966-1970, detti “anni americani”. Sono gli anni vissuti a cavallo tra l’Italia e gli Stati Uniti, con incarichi di insegnamento a Stanford e Berkeley, durante i quali l’artista sviluppa un’inedita sperimentazione formale, influenzata da fenomeni come il minimalismo, e partecipa da protagonista alle iniziative della controcultura, che intendono cioè aprire nuovi spazi di pratica politica e culturale. La mostra è suddivisa in sei sezioni, ciascuna delle quali indaga un aspetto specifico del lavoro o della vita di Pomodoro, e presenta circa quaranta opere (sculture, grafiche, multipli, disegni, modelli e prototipi), alcune delle quali riscoperte e restaurate per l’occasione e altre concesse in prestito da collezionisti privati e da istituzioni come Collezione Intesa Sanpaolo e Museo Magi '900 - Pieve di Cento (BO). Il racconto del contesto e delle vicende che vedono protagonista il maestro è affidato a una selezione di fotografie, filmati e materiali d’archivio e a un gruppo di opere di artisti americani, come colleghi e studenti nei campus, con i quali Pomodoro strinse amicizia in quegli anni, come Harold Paris, Sue Bitney, William T. Wiley, Stephen Laub e Arlo Acton. (gci)
ALLA SCOPERTA DELLE DOMUS DI CREMONA
"Pictura Tacitum Poema. Miti e paesaggi dipinti nelle domus di Cremona" è il titolo della mostra ospitata al Padiglione Andrea Amati del Museo del Violino a Cremona, dallo scorso 10 febbraio fino al 21 maggio, che mette in mostra la storia venuta alla luce dalle domus cremonesi. Ritrovati nel sottosuolo, sono migliaia i frammenti recuperati, restaurati e riconnessi che saranno messi in dialogo con reperti eccezionali provenienti da tutta Italia, in particolare affreschi provenienti da Pompei, Roma, Ostia e Verona. (gci)
ELENA BELLANTONI RACCONTA LA RESIDENZA D’ARTISTA ALLA DINO ZOLI TEXTILE
S'intitola "Se ci fosse luce sarebbe bellissimo" la mostra personale di Elena Bellantoni, che sarà inaugurata il 25 febbraio alla Fondazione Dino Zoli di Forlì, aperta fino al 4 giugno, con la curatela di Nadia Stefanel. L’esposizione è promossa da Dino Zoli Textile e Fondazione Dino Zoli, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Forlì, la collaborazione dell’Associazione Culturale Arteam e dell’Istituto Tecnico Alberti Saffi ITAS di Forlì e la sponsorizzazione tecnica di DZ Engineering. Il percorso espositivo vuole raccontare la ricerca artistica condotta da Elena Bellantoni all’interno dell’azienda Dino Zoli Textile, con la partecipazione attiva dei dipendenti, la frequentazione dei luoghi, la valorizzazione dei materiali e delle risorse aziendali. Le esperienze maturate da Elena Bellantoni nell’ambito della residenza d’artista, tenutasi a più riprese nel corso del 2022, sono confluite nella mostra forlivese che, se da un lato evidenzia il coinvolgimento dei lavoratori e l’emersione del concetto di "habitus", ovvero l’insieme dei comportamenti spontanei che concorrono a definire l’individualità dell’uomo, dall’altro presenta in anteprima nazionale il nuovo video di Bellantoni, "Se ci fosse luce sarebbe bellissimo", prodotto da Dino Zoli Textile e Fondazione Dino Zoli. Un lavoro che, unitamente all’installazione, alle lightbox e ai disegni che compongono l’esposizione, si caratterizza per la presenza di un segno poetico che diventa profondamente politico. Elena Bellantoni ha vinto il "Premio Speciale Fondazione Dino Zoli e Dino Zoli Textile" in occasione dell’edizione 2020 di Arteam Cup, il concorso artistico nazionale promosso dall’Associazione Culturale Arteam di Albissola Marina (SV), di cui Dino Zoli Group è partner consolidato. Negli spazi della Fondazione Dino Zoli sono state, infatti, ospitate due mostre dei finalisti e le personali di Elena Hamerski e Loredana Galante, esito delle residenze d’artista presso Dino Zoli Textile. E nel 2023 sarà la volta del duo Gaggia-Dubbini, vincitore assoluto di Arteam Cup 2022. "Sul luogo di lavoro - dichiara Monica Zoli, socia di Dino Zoli Group - si trascorre una parte importante della propria giornata e della propria vita. L’incontro con l’arte favorisce la creatività e il benessere personale, contribuendo al miglioramento della qualità del tempo trascorso lavorando. In particolare, questo progetto ha toccato un punto nevralgico, quello delle relazioni interpersonali, portandole ad un livello emotivo intimo, nel rispetto del proprio spazio. È stata sicuramente un'esperienza impegnativa e coinvolgente, diversa ancora dalle precedenti. Mi sento di consigliare anche ai colleghi il 'contagio' con l'Arte: un risultato certo è l'apertura di visione, a beneficio di tutti". (gci)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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