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Elezioni comunali
ecco un primo bilancio

di Luca Tentoni

Il primo turno delle elezioni amministrative del 2023 non ha riservato grosse sorprese. Saranno i ballottaggi a stabilire l'esito della competizione, visto che per ora siamo solo quattro a due per la destra. Il primo dato significativo riguarda l'affluenza, che nei capoluoghi di provincia è stata pari al 57,3% contro il 59,4% delle precedenti comunali (-2,1%), in linea con il dato nazionale (59,03 oggi, 61,22 la volta prima, quindi -2,19%). Poiché i protagonisti sono i sindaci, prima di occuparci delle liste vediamo il rendimento degli aspiranti primi cittadini di destra e di centrosinistra. Di solito, il centrosinistra costruisce le sue vittorie su un doppio fattore: il miglior rendimento dei propri candidati rispetto alle liste e il peggior rendimento di quelli di destra rispetto alle liste.
 In questo caso, i candidati di centrosinistra hanno fatto meglio dei loro partiti a Brescia (dove è arrivata la vittoria), a Sondrio (inutilmente), a Vicenza (primo posto e ballottaggio), Pisa (secondo posto e ballottaggio), a Latina (sconfitta), a Teramo (vittoria): sono solo sei casi su tredici. I candidati di destra che hanno fatto meglio dei loro partiti sono quelli di Treviso (vittoria al primo turno), Vicenza (secondo posto e ballottaggio), Massa (primo posto e ballottaggio), Siena (primo posto e ballottaggio), Ancona (primo posto e ballottaggio), per un totale di cinque su tredici.
Va detto però che a Massa i candidati sindaci di destra erano due: hanno avuto in tutto il 54,41% dei voti personali e il 55,5% di lista (quindi meno dei partiti). La doppia condizione favorevole al centrosinistra, dunque, si è verificata solo a Brescia (vittoria), a Sondrio (sconfitta), a Pisa (ballottaggio), a Latina (sconfitta), a Teramo (vittoria). In pratica, nei cinque comuni nei quali si sono realizzate le due condizioni il centrosinistra ha ottenuto le uniche sue vittorie, con un ballottaggio e due sconfitte; altrove, solo ballottaggi e altre due sconfitte. Quindi è venuto meno - o si è affievolito - uno degli elementi strutturali che di solito caratterizzano il centrosinistra e lo favoriscono.
Per il resto, è noto che le liste di destra vanno di solito bene, anche se stavolta hanno fatto anche meglio del previsto, ottenendo il 51,2% dei suffragi contro il 42,2% delle politiche e il 43,1% delle precedenti comunali. Il centrosinistra modello 2022 ha avuto il 35,9% contro il 29,9% delle politiche e il 37% delle scorse comunali, col Pd che è passato dal 19,2% del 2018 al 21,4% del 2022 (non c'erano liste civiche, però) al 17,3% del 2023. Aggiungendo i centristi, abbiamo: comunali 2023, 40,2%, politiche 2022, 39,5%, comunali 2018, 42%. Non abbiamo fin qui considerato il M5s, che si è alleato col Pd solo in pochi casi e senza pesare molto sui risultati. I pentastellati hanno avuto il 2,9% dei voti contro il 12,5% delle politiche e il 9,4% delle precedenti comunali; in pratica, hanno avuto almeno un punto in meno persino rispetto al rapporto politiche-comunali che si registra di solito. Il voto al M5s è legato all'astensionismo: nel passaggio 2018-2023 i pentastellati hanno perso 34mila voti, mentre gli astenuti in totale nei capoluoghi sono passati da 375mila a 395,7 mila (+20,7mila); fra il 2022 e il 2023 i voti validi totali sono scesi da 536,8 mila a 491,6 mila (-45,2mila) mentre i Cinquestelle hanno perso 53mila voti.
 Passiamo alle liste civiche, che hanno contato moltissimo questa volta: fra quelle di destra (20,2% contro il 12,7% delle scorse elezioni comunali), quelle di sinistra (7,8% contro 7,3%) e le altre (3,8% contro 2,9%) si arriva a un 31,8% di voto non strettamente partitico nazionale (prec.: 22,9%). Se vediamo nel dettaglio, la destra nel totale guadagna il 7,9% dei voti, di cui il 7,5% dovuto all'incremento delle civiche; il centrosinistra modello 2022 perde l'1,8% e le sue civiche guadagnano solo lo 0,5%). Una differenza che può aver influito parecchio su alcuni risultati locali. Infine, i rapporti di forza fra i partiti di governo: guardando le sole liste, Forza Italia perde l'1% sulle comunali, la Lega perde il 9,7%, Fratelli d'Italia guadagna l'11% (in pratica, la Meloni sottrae voti agli alleati). Ricalcolando i voti civici di destra e attribuendoli (arbitrariamente, in proporzione) ai partiti si vede che FdI guadagna un punto sulle politiche, mentre la Lega e FI ne guadagnano 3,5 circa ciascuno. 

(da mentepolitica.it

(© 9Colonne - citare la fonte)
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