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Comites-Arim Citta’ del Messico: summit Italodiscendenti, buona la prima

Comites-Arim Citta’ del Messico: summit Italodiscendenti, buona la prima

Sabato a Città del Messico si è tenuto un incontro che in molti hanno definito “storico” e che ha visto protagonisti i leader di tutte le comunità di Italodiscendenti storiche presenti in Messico, insieme a rappresentanti della società civile, della comunità di ricercatori, delle massime autorità e, soprattutto, molte persone interessate come “non si era mai visto qui” fanno sapere dal Comites- Comitato degli Italiani all’Estero – della città. Presente anche l’ambasciatore Alessandro Modiano. Sabato per l’evento sono giunti a Città del Messico  da Oaxaca, Puebla, Veracruz, Irapuato, Papantla, Huatusco, Zumpango, Guadalajara.

A dare il via ai lavori  del convegno ‘Italodiscendenti’ all’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, è stata  la ricercatrice italiana residente in Messico Luisa Villani. Antropologa e linguista  Villani, docente presso l'Università nazionale autonoma del Messico, ha poi presentato Giuditta Cavalletti, vicepresidente Arim - l'Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico - e coorganizzatrice dell’evento. “E’ un evento storico che spero segni l’inizio di una collaborazione continuativa con il Comites” ha detto la dottoressa Cavalletti. Il dibattito è proseguito poi con un collegamento dalla Sicilia, dove si trova il presidente dell’Arim, Fernando Ciaramitaro, che si è detto entusiasta per il successo dell’iniziativa legata agli Italodiscendenti: “un argomento importantissimo per la nostra comunità – ha detto -  e a cui io stesso, insieme al collega Andrea Mutolo, ci stiamo dedicando da anni”. Ha poi preso la parola Giovanni Buzzurro, presidente del Com.It.Es Messico: “Gli italodiscendenti sono una risorsa non solo per l’Italia ma per lo stesso Messico. Storie come quelle della famiglia Cusi, che portò in Messico la prima ferrovia e le prime risaie, o delle famiglie che, arrivate a Papantla, scoprirono e fecero conoscere al mondo la vainiglia, ci dicono che gli italiani qui in Messico rappresentano una grande ricchezza, una comunità importante di cui essere orgogliosi”.

L’ambasciatore si è detto positivamente sorpreso ed entusiasta dell’evento, che ha definito “commovente”, e ha ringraziato il Com.It.Es e l’ARIM per l’enorme sforzo nell’organizzazione. Ha poi sottolineato come “sia facile per gli italiani inserirsi in paesi come il Messico e, in genere, America Latina, perché “siamo benvoluti e rappresentiamo sempre esempi positivi, di successo, di lavoro, di valori” e ha concluso invitando a “mantenere questo afflato, tipico di noi italiani, verso le nostre radici, i nostri valori. -aggiungendo- “celebro una iniziativa del genere che si inserisce perfettamente in questo contesto”.

L’evento è  entrato nel vivo con la presentazione di tre libri che raccontano storie di emigrazione italiana in Messico: "El pequeno Garibaldi" di Miguel Ángel Paredes Ramos, "La nonna, la santa y la cabrona" di Doris Gasperin Bulbarela e "La villa Luisa de los italianos en el Totonacapan" di Antonio Chena. “Ci affezioneremo al piccolo Carlo, figlio di un artista napoletano, chiuso in un negozio per giorni, nel cuore del Messico con una rivoluzione alla porte - spiega Villani-  ammireremo Antonino, tipico padre di famiglia contadina del nord-est, che trascina tutta la sua famiglia alla ricerca di un futuro migliore e conosceremo una meravigliosa storia di integrazione e pace delle prime famiglie italiane con i ‘Totonacos’, popolazione indigena famosa nel mondo per i suoi ‘voladores di Papantlaì”. A far conoscere ai presenti i libri sono stati  gli stessi autori, Miguel Angel Paredes Ramos e Doris Gasperin Bulbarela. Antonio Chena non ha potuto prendere parte all’evento per motivi di salute. A fare le sue veci è stata Teresa Alvarez, che ha cooperato con  Chena nel finanziare e diffondere la pubblicazione del libro. A curare la presentazione dei testi sono stati i ricercatori Franco Savarino, Andrea Mutolo e Gabriele Smeriglio, membri Arim e studiosi dei fenomeni migratori, di italianità ed italicità.

Al termine delle presentazioni dei libri è salito sul palco Carlos Porzio, figlio del “Piccolo Garibaldi” , che ha commosso i presenti ricordando il padre: “Mi piacerebbe che fosse riconosciuto l’enorme sforzo che ha fatto per il Paese che lo ha adottato con amore, il Messico”. Terza ed ultima parte dell’evento è stata una tavola rotonda sul tema “Italodiscendenti: una risorsa scomoda”:  le luci sul palco si sono spente ed è partito un breve video tratto da “ Nuovomondo”, un film del 2006 diretto da Emanuele Crialese che narra la storia dell'emigrazione italiana del ventesimo secolo attraverso le vicende della famiglia siciliana Mancuso. Dopo la proiezione del video Villani ha letto “Due cuori”, una poesia di Antonio Mariniello  vicepresidente del Comites di Città del Messico dove si è trasferito nel 2002. Un testo dedicato al dolore del distacco che accompagna sempre chi decide lasciare la propria terra. È lo stesso Mariniello ad introdurre poi l’argomento Italodiscendenti: “Non esiste essere umano più forte di colui che decide emigrare” è l’incipit del vicepresidente, napoletano del Com.It.Es, da 24 anni in Messico.  Poi, rivolgendosi ai presenti aggiunge: “Oggi, in questi uomini e donne che ci accompagnano da tutta la Repubblica riconosco e celebro il testimone vivo di questa forza”. Pur riconoscendo che purtroppo esiste anche chi richiede il passaporto solo per convenienza personale, ammonisce: “Essere italiano non è un privilegio amministrativo, ma un vincolo vivo che esige corresponsabilità”, concludendo il suo articolato intervento con un pensiero alla nuova “legge Tajani” che, seppur necessaria, definisce senza mezzi termini “una legge troppo restrittiva”.

 

Mariniello ha poi lasciato il podio al decano degli italodiscendenti in Messico, il dottor Emilio Zilli Debernardi, accolto da una standing ovation del pubblico. Veterinario, filantropo, ecologista, ex console onorario di Veracruz (destituito per raggiunti limiti di età) e direttore dell’ “Associazione dei discendenti italiani in Messico”, Zilli è un’icona ed un riferimento per tutte le famiglie di italodiscendenti: “Ci definiscono un peso o una risorsa, ma io credo sia sbagliato. Siamo persone, esseri umani che, giorno dopo giorno, fanno onore alle nostre radici, con la straordinaria cultura del lavoro e della famiglia che arriva dall’essere italiani” ha spiegato l’ex console, che poi ha richiamato all’unità ed all’integrazione fra discendenti e prima generazione. La serata si è conclusa con le storie dei leader delle varie comunità di italiani in Messico: da Arturo Berra, ideatore, costruttore e gestore del “Museo dell’emigrazione” di Chipilo, famoso paesino vicino Puebla dove ancora si parla il dialetto veneto, a Teresa Alvarez, leader della Gutierrez Zamora. Alvarez ha sottolineato  l’importanza di “eventi come questi che uniscono comunità in un epoca di polarizzazioni e guerre”. E’ intervenuto anche Edgar Zanella, da Irapuato, che ha raccontato la storia della sua famiglia, partita da Segusino 145 anni fa, e poi Miriam Manica, direttrice del museo “Jose Beniño Zilli Manica” della colonia Manuel Gonzalez, da dove arrivava anche Gerardo Durante Marini, vicepresidente dei “Bellunesi nel mondo”  che ha racconta le attività dell’associazione.

L’incontro si è concluso con una interessante sessione di domande e risposte e con la foto di gruppo  a cui ha fatto seguito un augurio e una promessa: rivedersi tutti il prossimo anno per una nuova edizione del summit dedicato a chi ha origini italiane in Messico ma non dimentica le radici con la madrepatria.

(Ama / Gil / EMG / BIG ITALY)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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