Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

"La bottega di Leonardo - La Vergine delle Rocce" ad Agrigento

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Il 31 luglio s'inaugura per la prima volta in Sicilia, nello scenario della Valle dei Templi di Agrigento, la mostra “La Bottega di Leonardo - La Vergine delle Rocce”, visitabile fino al 31 dicembre. L’esposizione, prodotta da Mediatica, Ellison e Samar, patrocinata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Siciliana, il Comune di Agrigento e dal Parco Valle dei Templi di Agrigento, comprende nel suo percorso espositivo la famosissima “Vergine Cheramy”, versione di altissima qualità de “La Vergine delle Rocce” di Leonardo, proveniente da una collezione privata e gentilmente concessa per l’occasione, rispetto le altre due versioni esposte in modo permanente nel Musée du Louvre di Parigi e alla National Gallery di Londra. La mostra, curata da Vittorio Sgarbi e Nicola Barbatelli, è allestita nella splendida Villa Aurea, situata nel suggestivo Parco Valle dei Templi ad Agrigento, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 1997. Non è un caso che proprio la città di Agrigento, abbia scelto di ospitare questa mostra quale evento inaugurale del programma di avvicinamento ad Agrigento Capitale della Cultura 2025. Oltre alla celebre opera pittorica del grande Genio rinascimentale con l’assistenza di un dotato allievo (presumibilmente Boltraffio), sono esposti dieci importanti dipinti dei famosi allievi della Bottega leonardesca, che consentiranno di riscoprire l'ambiente e i linguaggi espressivi di Leonardo, le influenze dall’ultimo quarto del ‘400 fino alla prima metà del ‘500. L’esposizione vuole mettere in luce tutta la forza della bellezza espressiva del messaggio leonardesco, artista simbolo della cultura mondiale. Il dialogo che si genera in un contesto profondo e archetipico, come quello della Valle dei Templi di Agrigento e le opere esposte, rafforza il messaggio universale dell’arte e del genio. Un “abbraccio sfidante” che interroga lungo un percorso che unisce e identifica l’Italia, proiettando in una dimensione culturale europea che si apre al confronto con il pensiero e le espressioni artistiche del Mediterraneo. La mostra è visitabile anche in notturna durante il periodo estivo fino alle ore 24.00. L’ingresso al parco della Valle dei Templi inclusa la mostra “La Vergine delle Rocce e la Bottega di Leonardo” è di 13 euro. (gci)

ESPOSTE LE OPERE DELLA 62ESIMA EDIZIONE DEL PREMIO FAENZA

Settanta artisti, oltre venti nazioni rappresentate, il meglio della scena artistica contemporanea che ha scelto di utilizzare la ceramica per realizzare le proprie sculture e installazioni è in mostra al MIC Faenza (RA) dallo scorso 1° luglio fino al 29 ottobre per la sessantaduesima edizione del Premio Faenza, una delle Biennali d’arte Ceramica Contemporanea più importanti al mondo. L’esposizione è realizzata con il sostegno di Direzione Generale Ricerca Educazione E Istituti Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Faenza, Unione della Romagna Faentina, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza, Confindustria Ceramica, Caviro e Sacmi. Media Partners sono La Ceramica Moderna e Antica, Pubblisole. La mostra espone le opere degli artisti selezionati, su oltre un migliaio di partecipanti, scelti da una giuria internazionale composta dalla direttrice del MIC Faenza, Claudia Casali, insieme a Judith Schwartz, presidente del Museum of Ceramic Art-NY, Ranti Tjan, direttore della Royal Academy of Art in The Hague, Tomohiro Daicho, senior curator del MOMAK di Kyoto, Irene Biolchini, guest curator MIC Faenza. I temi trattati e affrontati sono molteplici: tematiche sociali, ambientali, chi si confronta con la propria tradizione e con l’argilla per recuperare le proprie radici o riflettere sul territorio. Alcune opere si interfacciano al pubblico richiedendo la sua partecipazione, molte altre mescolano alla ceramica altri materiali come resine, legno o fotografia. Il 62° Premio Faenza, che quest’anno ha ricevuto il riconoscimento della “Medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana”, vuole essere uno specchio fedele della contemporaneità, una finestra da cui guardare e analizzare l’epoca che viviamo con le sue ansie, i suoi stili di vita e le sue problematiche sociali e ambientali. Le opere premiate sono l’installazione “Paradiso eclettico di terra” dell’artista belga Yves Malfliet (premio over 35 sostenuto dalla Fondazione del Monte e Cassa di Risparmio Faenza) e l’opera “Courtyard Twilight Series IV” (premio under 35 sostenuto da Cersaie) dell’artista cinese Wei Bao, che riflettono attraverso l’argilla sul rapporto tra uomo, società, natura e ambiente. La Medaglia della Camera dei Deputati è andata ad Anja Seiler, la Medaglia del Senato della Repubblica a Marieke Pauwels, il Premio Monica Biserni a Sarah Pschorn, il Premio in memoria di Eleuterio Ignazi a Victor Fotso Nyie, il Premio Rotary Club Faenza a Marco Samorè, il Premio Lions Faenza Club Host ad Elysia Athanatos, la Medaglia d’argento della rivista “D’A” ad Hongli Peng, infine il Premio alla Carriera del MIC Faenza a Velimir Vukicevic. Le Menzioni d’Onore della Giuria vanno invece a Sara Cancellieri, Frank Louis, Fausto Salvi, Veljko Zejak. A fine mostra verrà assegnato anche il premio del pubblico Franco Fabbri. “Yves Malfliet evolve reinventando costantemente il suo lavoro attraverso creazioni argute e stimolanti - commentano i giurati - Il processo di lavorazione dell’argilla è caratterizzato da molteplici tecniche che danno vita ad un insieme armonico. L’aspetto intellettuale dell'opera porta ad indagare la nostra società e, più profondamente, i resti della società, attraverso la fusione e un apparente collasso degli oggetti, racchiusi in scatole in cui tutto è accatastato, come un bric-à-brac o rifiuti. L’opera ingloba l’intero spazio concesso: muro, tavolo, pavimento in una installazione totale di grande originalità”. “Il lavoro di Wei Bao - continua la Giuria - pone invece l’attenzione sul rapporto tra uomo e natura a partire da una riflessione sulle antiche civiltà e i loro nuclei abitativi. La circolarità rappresenta la rivoluzione della Terra, le antiche civiltà iniziarono a vivere in spazi circolari, a contatto e in simbiosi con la natura. Questo è un tema quanto mai attuale: viviamo tutti i giorni la perdita di quell’armonia primordiale. L’opera ci richiama al rispetto degli equilibri naturali nel costruire, per tornare ad un dialogo sereno con la natura”. “E’ una edizione speciale, che ci emoziona - afferma la direttrice del MIC Faenza Claudia Casali - è un ritorno alla normalità e alla consuetudine del Premio come appuntamento biennale atteso dal mondo dell’arte ceramica internazionale. L’ultima edizione fu nel 2018, molto è cambiato da allora, sia nella percezione dell’arte ceramica che inevitabilmente nelle poetiche degli artisti. Siamo molto soddisfatti del risultato e della partecipazione”. Nella categoria Over 35 sono stati selezionati: Dorna Abyak (Iran), Darien Arikoski-Johnson (USA), Elysia Athanatos (Cipro), Eliza Au (Canada), Kosmas Ballis (USA), Leonardo Bartolini (Italia), Sofia Beça (Portogallo), Nicola Boccini-Nicola Renzi (Italia), Anne Butler (UK), Kris Campo (Belgio), Sara Cancellieri (Italia), Greg Daly (Australia), Nathalie Doyen (Belgio), Antonio Fois (UK), Magdalena Gerber (Svizzera), Kei Hoashi (Giappone), Peter Johnson (USA), Maria Joanna Juchnowska (Norvegia), Ivan Kanchev (Bulgaria), Sunbim Lim (Sud Corea), Frank Louis (Germania), Yves Malfliet (Belgio), Massimo Manfredi Luccioli (Italia), Domenico Mangano & Marieke Van Rooy (Italia-Olanda), Alexandra Marinova (Bulgaria), Garrett Masterson (USA), Mikaso Tamago (Serbia, Giappone), Daniel Molyneux (USA), Muscle Memory Collective (USA), Yuko Nemoto (Giappone), Marieke Pauwels (Belgio), Maria Pol (Svizzera), POL Polloniato (Italia), Liza Riddle (USA), Sibylle Ritter (Francia), Fausto Salvi (Italia), Marco Samorè (Italia), Virginia San Fratello (USA), Anja Seiler (Svizzera), Brook Sigal (Francia), Nora Smahelova (Rep. Ceca), Kirsten Spuijbroek (Olanda), Eileen Cohen Süssholz (Sud Africa), Mariette Van der Ven (Olanda), Mattia Vernocchi (Italia), Velimir Vukicevic (Serbia), Lily Wang (Taiwan), Peng Xuejing (Cina), Tomoyo Yoshida Arrighi (Giappone), Veljko Zejak (Serbia). Nella categoria Under 35 sono stati selezionati: Felicithas Arndt (Germania), Wei Bao (Cina), Federico Branchetti (Italia), Uriel H. Caspi (Israele), Noa Chernichovsky (Israele), Lin Dong (Cina), Victor Fotso Nyie (Italia), HongLi Peng (Cina), Lena Kaapke (Germania), Guglielmo Maggini (Italia), Thomas Marseiler (Austria), Yu Mengtong (China), Sarah Pschorn (Germania), Lisa Reiter (Austria), Davide Ronco (Danimarca), Tomoya Sakai (Giappone), Katrina Schneider (Austria), Lei Shao (Cina), Laurence Sturla (Austria). (gci)

A BIELLA L'ARTE "CONTROCORRENTE": TRA LE OPERE ANCHE BANKSY, JAGO E TVBOY

A Biella una delle mostre più attese dell’anno. Realizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella in collaborazione con il Comune di Biella e Arthemisia e con main sponsor Biver Banca - Gruppo Banca di Asti, si tratta di “Banksy, Jago, TvBoy e altre storie controcorrente”, che racconta la contemporaneità attraverso gli occhi dei più influenti artisti viventi, ospitata nel Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero di Biella dal 21 ottobre al 1° aprile 2024. La mostra, curata da Piernicola Maria Di Iorio, racconta storie “controcorrente”, di vita, morte, ingiustizia sociale e guerre, narrate ora con spirito canzonatorio, ora con maestria lirica o anche con un deciso tono di attacco. Banksy, Jago e TvBoy, artisti tra i più celebri nel mondo, saranno solo alcuni dei protagonisti della mostra biellese, che vedrà per la prima volta riunite insieme anche celebrità internazionali quali David LaChapelle, Takashi Murakami, Liu Bolin, Obey, Mr. Brainwash e molti altri. L’esposizione sarà composta da oltre 70 opere tra cui celebri icone quali "Girl with Baloon" di Banksy o "Hope" di Obey, e si svolgerà in due sedi, Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero, che fanno parte del Polo culturale di Biella Piazzo. Sarà anche l’occasione, per tanti visitatori, di conoscere meglio Biella, il suo verdeggiante territorio e la proposta gastronomica di eccellenza. Tra le realtà culturali di maggiore interesse vi sono il Ricetto di Candelo, il Santuario di Oropa e l’Oasi Zegna, meta ideale per poter trovare grandi spazi, attività e laboratori innovativi, e anche la celebre Cittadellarte - Fondazione Pistoletto e l’imponente patrimonio di archeologia industriale. “La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella è orgogliosa di presentare un progetto espositivo di grande respiro, con artisti noti e amati in tutto il mondo, capaci di interpretare in chiave critica la contemporaneità e di parlare ai giovani - commenta il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Michele Colombo - Questa mostra, che speriamo sarà capace di portare a Biella flussi importanti di visitatori che potranno scoprire e apprezzare il nostro straordinario territorio, è il frutto di un grande lavoro di squadra. Un progetto che la Fondazione, con la sua società strumentale Palazzo Gromo Losa srl, ha costruito con il Comune di Biella e con Biver Banca - Gruppo Banca di Asti, main sponsor dell’iniziativa, affidandosi ai professionisti di Arthemisia. Un progetto che si inserisce nel quadro più ampio di sviluppo territoriale della città insignita del riconoscimento Unesco per la creatività”. “Sono contento ma anche molto curioso di vedere questa mostra allestita fra gli storici palazzi di Biella Piazzo: Gromo Losa e Ferrero - spiega il sindaco di Biella Claudio Corradino - Si tratta di una mostra che darà la scossa, come sempre dovrebbe fare l’arte, e cioè risvegliare gli animi. Questi tre artisti Banksy, Jago e Tvboy, hanno sovvertito le regole dell’arte ispirata ai canoni più tradizionali, facendo parlare, attraverso le loro opere, la società e arrivando così al cuore del pubblico, riscuotendo grande successo. Come Amministrazione abbiamo risposto positivamente sostenendo l’iniziativa con la messa a disposizione di Palazzo Ferrero, ma anche supportando alcune parti dell’organizzazione. Sono certo che la mostra attirerà molti visitatori, anche da fuori Biella, che così avranno l’occasione di conoscere il nostro territorio in tutte le sue sfaccettature”. “Portare il pubblico delle grandi mostre a Biella - dichiara Iole Siena, presidente di Arthemisia - è una sfida che abbiamo accolto con entusiasmo, certi che insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella riusciremo a raggiungere un obiettivo non scontato. Gli artisti selezionati per la mostra sono entusiasmanti, credo sia il migliore inizio possibile per questa nuova avventura”. “Associare l’immagine di Biver Banca a una mostra di questa portata - afferma Giorgio Galvagno, presidente del Gruppo Banca di Asti - è sempre motivo di orgoglio. Sostenere la cultura significa non solo salvaguardare il patrimonio storico e artistico, ma anche promuovere lo sviluppo sociale e civile delle nostre comunità”. (gci)

"NOVECENTO": A LECCO L'ARTE ITALIANA DEL XX SECOLO

Prosegue a Lecco il ciclo espositivo di Percorsi nel Novecento, programma ideato dalla Direzione del Sistema Museale Urbano Lecchese e affidato per la sua progettazione e realizzazione a ViDi Cultural che, fino a novembre 2024, analizzeranno la scena culturale italiana del XX secolo. Il nuovo capitolo di questa narrazione, dopo la rassegna che ha esplorato l’universo futurista, è in calendario al Palazzo delle Paure di Lecco, dallo scorso 22 luglio fino al 26 novembre, con “Novecento. Il ritorno alla figurazione da Sironi a Guttuso”. La mostra, curata da Simona Bartolena, prodotta e realizzata da ViDi cultural, in collaborazione con il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese, travel partner Trenord, presenta oltre 60 opere di artisti quali Mario Sironi, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Arturo Martini, Giacomo Manzù, Mario Mafai, Renato Guttuso e molti altri che, nel periodo tra le due guerre, sostennero il “Ritorno all’ordine”, ovvero il richiamo alla figurazione senza rinnegare lo spirito delle avanguardie d’inizio secolo di cui erano stati fautori. Il “Ritorno all’ordine” ha rappresentato un desiderio comune a gran parte degli ambienti culturali del primo dopoguerra, che urlava l’esigenza di rientrare nei canoni consacrati dalla tradizione senza perdere di vista lo spirito avanguardista e di rinnovamento culturale promossi dalle generazioni precedenti. Il percorso è punteggiato da approfondimenti sulle altre espressioni creative coeve, dal design all’architettura, con l’affermarsi dell’Art Déco e del Razionalismo, dal teatro alla letteratura. Come le altre mostre del progetto di Palazzo delle Paure, l’esposizione sarà corredata da un importante apparato didattico-narrativo, con cenni storici, informazioni e spiegazioni dal taglio divulgativo. Costruita quasi esclusivamente da opere provenienti da raccolte private (con l’eccezione degli importanti prestiti dal Museo della Permanente di Milano e dalla collezione Banco BPM), l’esposizione offre la possibilità di ammirare lavori ben raramente esposti, talvolta proposti al pubblico per la prima volta. Accompagna la mostra un catalogo realizzato da Ponte43 per le edizioni ViDi cultural. “Ritorna una grande mostra a Palazzo delle Paure proposta da ViDi - dichiara Simona Piazza, assessore alla Cultura del Comune di Lecco - con cui con piacere, ormai da diversi anni, promuoviamo grandi mostre nel polo espositivo d’eccellenza della nostra città. Questa nuova mostra dedicata al Novecento segue quella dei Futuristi, che si è appena conclusa con un grande successo di pubblico e, pur ricalcando un analogo arco temporale, propone un percorso artistico più figurativo, classico. L’obiettivo è quello di proporre un excursus nei secoli ‘800 e ‘900 in grado di legarsi anche ai temi e alle opere ospitate presso la nostra galleria di arte moderna, per un percorso artistico di scoperta e conoscenza che arriva fino alla prima metà del secolo scorso”. “Dopo la mostra Futuristi - afferma la curatrice Simona Bartolena - che indagava l’evoluzione dell’Avanguardia fondata da Marinetti, destinando particolare attenzione al secondo periodo del movimento, si apre ora Novecento, che ne prosegue idealmente il racconto. Gli anni sono i medesimi, dal primo dopoguerra agli anni Quaranta, ma questa volta il focus è sugli artisti che hanno scelto un ritorno alla figurazione classica. Una tendenza che presenta un ventaglio di possibilità espressive e molteplici possibili sfumature. La complessità del periodo preso in esame si riflette nell’esperienza artistica dei protagonisti della scena culturale del tempo, tra contrasti, contraddizioni e interpretazioni possibili dell’idea di recupero della tradizione figurativa. I colori accesi, la dinamicità, la fantasia e il piglio provocatorio che caratterizzavano le opere della mostra precedente lasciano il passo a composizioni impostate sulla plasticità, la sintesi e la solidità della forma e su tavolozze che prediligono i colori della terra”. “Come di consueto - prosegue Bartolena - l’allestimento e il percorso sono studiati con una precisa idea narrativa che, opera dopo opera, sviluppa il tema, raccontandone i diversi aspetti e le diverse espressioni. Per rendere più fruibile la lettura, abbiamo immaginato oltre alle più classiche sezioni di inquadramento generale dei vari linguaggi, anche sezioni dedicate a specifici generi iconografici, che permettono confronti tra personalità e stili differenti”. (gci)

A ROMA L'EVENTO ESPOSITIVO "GLADIATORI NELL'ARENA"

Roma riscopre i gladiatori: il Parco archeologico del Colosseo presenta l’evento espositivo “Gladiatori nell’Arena. Tra Colosseo e Ludus Magnus”, ideato e realizzato dal Parco con la curatela di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Barbara Nazzaro e Silvano Mattesini. L’evento si compone di una installazione multimediale permanente e di un'esposizione temporanea visitabile dallo scorso 21 luglio fino al 7 gennaio 2024 all’interno dei sotterranei del Colosseo. L’idea dell'iniziativa nasce innanzitutto dal recupero e valorizzazione del criptoportico orientale del Colosseo, che in età romana collegava l’Arena con il quartiere delle palestre realizzate dall’imperatore Domiziano, delle quali la più famosa e la più grande era il Ludus Magnus, l’unica di cui si conservano ancora parte delle strutture antiche. Qui i gladiatori si allenavano e si preparavano alle esibizioni. Nel XIX secolo la costruzione di un collettore fognario a servizio del quartiere Esquilino ha interrotto questa antica connessione, che oggi finalmente torna ad essere ripristinata: grazie ad una sofisticata presentazione multimediale con proiezione olografica, perfettamente orientata sull’asse Colosseo-Ludus Magnus, sarà virtualmente “demolito” il muro che interrompe il collegamento, restituendo così al pubblico una visione unitaria dell’area archeologica contemporanea, mentre i gladiatori torneranno a solcare l’originario pavimento in opus spicatum del criptoportico, avanzando verso l'Arena vestiti delle loro pesanti armature. Per rendere ancora più completa questa esperienza di conoscenza e valorizzazione, la riapertura del Criptoportico dei Gladiatori sarà raccontata assieme a un’esposizione temporanea che intende illustrare una selezione delle principali tipologie di coppie di gladiatori che si esibivano in combattimento sul piano dell’Arena e che con ogni probabilità proprio dal Ludus Magnus e dalle limitrofe caserme arrivavano al Colosseo. L’allestimento, che si snoda in alcuni degli ambienti sotterranei degli ipogei, abbina reperti originali di età romana, che riproducono immagini di gladiatori colti nelle tipiche posizioni da combattimento, con ricostruzioni, al vero, delle loro armature, realizzate secondo la tecnica antica dello sbalzo e della fusione da Silvano Mattesini. È così possibile ammirare le armature complete del Murmillo e del Thraex, accanto ad elmi originari di Pompei provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ai preziosi elmi miniaturistici in ambra provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e alla stele funeraria del Murmillo Quintus Sossius Albus, sempre da Aquileia. Sono inoltre esposti al pubblico i graffiti dei gradini della cavea del Colosseo in cui il pubblico dell’epoca aveva rappresentato i propri beniamini in combattimento, accanto alle armature complete di un Retiarius e di un Secutor. Quella dell’Hoplomachus con il suo tipico scudo rotondo, avversario del Murmillo, è esposta accanto a due statuine da Aquileia, una anche in lega metallica. Infine, un video illustra le fasi delle riproduzioni delle armature, forgiate con il ricorso alle tecniche antiche, nell'ambito di un progetto di archeologia sperimentale. All’interno di questa cornice programmatica il PArco ha accolto la proposta di una partnership con il Gruppo Hornblower, primaria azienda statunitense attiva nei trasporti e nel turismo fondata a Boston nel 1926, orientando la propria mission verso una politica di partecipazioni pubblico-private. “La valorizzazione del Criptoportico e dei sotterranei, con il racconto di ciò che effettivamente avveniva in questi luoghi, restituisce al contesto la sua originaria funzione e rientra a pieno titolo nella strategia culturale che contraddistingue le azioni del Parco archeologico del Colosseo - dichiara Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo - Ampliare l'offerta culturale con tecnologie innovative, che consentano di rendere immediatamente percepibile la funzione e le vicende storiche dei monumenti, costituisce uno degli obiettivi primari che il PArCo da sempre porta avanti, anche con il partenariato pubblico-privato che negli anni ha contribuito a realizzare importanti progetti finalizzati soprattutto al miglioramento della fruizione e dell’accessibilità sia fisica che culturale”. (gci)

"ITALIA METAFISICA": A FOLIGNO (PG) GLI SCATTI DI GEORGE TATGE

Nuova tappa per la mostra fotografica “Italia metafisica”, che porta in luce le tracce che l’uomo genera e produce, talvolta abbandona. Il Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC) di Foligno (PG) ospita dal 28 luglio all’8 ottobre gli scatti del fotografo George Tatge. La mostra è organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, con la curatela del direttore artistico Italo Tomassoni e la produzione di Maggioli Cultura. In mostra 66 immagini in bianco e nero: una mostra di segni, simboli e geometrie sacre, ispirate dall’Italia “costruita”, marcata e modificata dall’intervento umano. Non solo architettura, ma anche edifici minori e manufatti di ogni tipo che l’uomo lascia dietro di sé. Una sezione è dedicata a Foligno, con scatti fotografici originali realizzati da Tatge per l’occasione, che raccontano il mistero, l’enigma del nostro vivere e la convivenza del passato con il presente. Dopo la mostra "Presenze - paesaggi italiani" del 2008, dedicata alle trasformazioni del paesaggio italiano, George Tatge propone una nuova serie di fotografie, anche questa volta scattate in giro per l'Italia. Il rapporto tra natura e uomo lascia il posto a un solo protagonista, l'uomo, e ai suoi interventi sul territorio, con tutti i significati sociali, industriali e religiosi che comportano. Nato da madre italiana, Tatge ha scelto oltre 45 anni fa di vivere in Italia e di dedicarsi alla scoperta di questa terra affascinante e complessa. Le sue sono immagini scattate dalla Valle d'Aosta alla Sicilia con la leggendaria Deardorff, una macchina a soffietto da cui si ottengono negativi in bianco e nero di grande formato (13x18 cm), e stampate personalmente dall’autore in camera oscura. Una modalità fotografica lenta e meditativa per capire un mondo in rapida trasformazione e per produrre immagini che ispirino ai visitatori uno sguardo lungo e approfondito. George Tatge ha commentato, in riferimento alla sezione dedicata alla città di Foligno: “Ciò che mi ha colpito è quanto la città si sia rinnovata in questi ultimi quarant’anni. Ma qui non troverete immagini che ritraggono queste migliorie. Ho preferito concentrarmi sugli angoli della città che esprimono qualcos’altro. Come nel caso stesso del CIAC, che affianca felicemente palazzi dei secoli passati. Quindi statue, nicchie (forse fontane?), ex-cinema, fabbriche dismesse, luoghi che ci parlano ancora nel loro silenzio. I lunghi rami di un’edera che durante i decenni si è lentamente impossessata di un recinto metallico, abbracciandolo tutt’ora nonostante sia ormai morta. O l’interno di un platano trovato nel Parco dei Canapé, un mondo oscuro formatosi chissà nel corso di quante stagioni, abitato da chissà quante creature? Quali visi ci appaiono dalle pareti, quali forme si celano sotto la melma liquida? Un universo nascosto in mezzo ad un parco cittadino, che ci invita a perderci nel suo interno. La fotografia come metafora. È questa la mia passione”. Per il direttore artistico Italo Tomassoni: “George Tatge si colloca in un’area poetica che, se anche non è né vuole essere quella della fotografia creativa, perpetua un’idea di fotografia apportatrice di un linguaggio autonomo e autosufficiente nel quale l’apporto di interpretazione del reale, congiunto all’azione dell’immaginario, conciliano, nel corpo dell’opera, la dualità tra effimero ed eterno. Più esattamente, l’effimero del tempo fotografico è tale da riprodurre e fissare una sospensione temporale che inevitabilmente si intreccia ogni volta con l’eternità del tempo dell’arte. È su questa sospensione che si inscrive come saldatura il corpus degli scatti cui Tatge ha attribuito il titolo di ‘Italia Metafisica’ e che, unitamente a un penetrante omaggio alla città di Foligno, interpretata con accenti incantati di pura e sorprendente poesia, costituisce il tema monografico sul quale si imbastisce la trama di questa mostra. Figure palesemente intellegibili, documentali, ordinate, legate al tempo dello scatto ma anche al tempo della storia, della memoria e dell’immaginario e che, soprattutto, lasciano intuire un mistero che è il mistero che si cela dietro o sotto il visibile e che è il segreto che vive sempre all’interno dell’opera d’arte. Un’ultima annotazione. L’idea di una lettura in chiave metafisica del reale poteva essere suggerita alla fantasia di Tatge solo da luoghi italiani. Non solo perché è qui che, nel 1913, è nata la pittura metafisica (alla quale, peraltro, Tatge linguisticamente non si ispira) ma perché solo l’Italia può ancora fornire, malgrado tutto, e sia nei luoghi che nei non luoghi, spunti di fascino per un ‘altrove’ capace di rimuovere l’anoressia di quella indifferenza fatale che la modernità sta incrementando ogni giorno”. (gci)

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