La bassa Padana e l'America degli anni '50, insieme. Nicola Nannini le unisce nelle sue tele, trasformandole in un meccanismo narrativo. Dal 24 ottobre al 31 gennaio 2024, la galleria Area\B di Milano presenta la mostra “Nicola Nannini. Segnali di vita”, curata da Ivan Quaroni, che espone circa venti dipinti inediti e un'installazione di grandi dimensioni composta da venti piccole tele, a rappresentare, i primi, l’evoluzione della sua ricerca sul paesaggio e, la seconda, un’evoluzione della sua indagine sul ritratto tipologico. Per la mostra milanese, Nannini ha prodotto appositamente - su tela e su tavola - un corpus di opere caratterizzate, come la sua più recente produzione, dall’interpolazione tra paesaggio e ritratto, approfondendo il dialogo tra questi due generi pur riservando a ciascuno una misura di autonomia. Nei racconti visivi di Nannini, infatti, da una parte troviamo le case della bassa Padana, immerse in una pianura spopolata e silente, divenute simbolo di una condizione di provincialità archetipica e universale, mentre dall’altra una pletora di personaggi che intrattengono con tale paesaggio un rapporto incongruo. Accanto a quelli che sembrano i tipici abitanti del luogo, si trovano infatti figure catapultate da un altro contesto geografico e culturale, quello dell’America degli anni Cinquanta o, meglio, della sua rappresentazione finzionale e cinematografica. Questa alterazione della continuità spazio/temporale - che è anche il segno di una “felice libertà espressiva dell’artista”, osserva il curatore - serve a sottolineare il carattere universale di certe immagini. “Poco importa, infatti, se alle origini delle osservazioni di Nannini - spiega Ivan Quaroni - ci sono edifici e scorci della piana ferrarese. Quel che conta è la dimensione metafisica e assoluta di certe visioni sospese e stupefatte che potremmo trovare anche in un ipotetico altrove, nelle campagne dell’Iowa o nell’Europa centrale”. Insomma, “una pianura uguale a mille altre, come dice l’artista stesso, da intendersi come una sorta di foglio bianco su cui scrivere qualsiasi cosa reale o immaginata”. Nannini affronta nelle sue opere cicli tematici che vanno dalla catalogazione di tipologie umane e urbane a paesaggi di ampio respiro, quasi all'insegna di un'ambivalenza, a tratti disarmante, ma consapevole: tra esigenze simboliste e aspirazioni razionalistiche, la volontà dell’artista è quella di catalogare lucidamente l'ambiente circostante e i suoi abitanti, creando così un'enciclopedia per immagini del nostro tempo. La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Vanillaedizioni, con testo critico di Ivan Quaroni e Francesco Mancini. Nicola Nannini è nato a Bologna nel 1972, vive e lavora tra Cento (FE) e Verona. Attivo dalla metà degli anni Novanta, in quel periodo tiene mostre in Italia e all'estero tra le quali Bologna, Ferrara, Milano, Roma, Brindisi, Torino, Reggio Emilia, in personali e collettive. Dai primi anni 2000 espone in varie mostre personali a Den Haag, Amsterdam, Rotterdam e Londra, a Szekesfehervar (HU) presso la nazionale galleria d'arte moderna, Bologna al complesso monumentale di S. Maria della Vita, a Parigi e New York in collaborazione con WP Bologna, a Verona al Museo d'arte di S. Fermo Maggiore e Vicenza. Partecipa da anni alle principali fiere dell'Arte (Bologna, Milano, Bari, Verona, Padova, Strasburgo, Karlsruhe, Lille, Amburgo, Londra). Tra il 2005 e il 2010 è invitato a esposizioni quali "L'inquietudine del Volto" (BPL city, Lodi), "Arte Italiana 1968-2007" (Palazzo Reale, Milano) a cura di V. Sgarbi e "Nuovi Realismi" (PAC, Milano) a cura di M. Sciaccaluga. È invitato inoltre al Premio Aldo Roncaglia, Premio Sulmona, Premio Michetti, Premio Celeste, Premio Arciere (S. Antioco) e Festival dei Due Mondi di Spoleto. Espone alla Fondazione Durini e allo Spazio Guicciardini a Milano. Nel 2011 è invitato alla 54esima Biennale di Venezia. Nel 2016 esce un saggio sui primi vent'anni del suo lavoro, "Imperfetto Presente" a cura di R. Cresti (Edizioni Pendragon) presentato al Festival della Letteratura di Pordenone con mostra personale. Nello stesso anno si tiene la personale "Declinazioni del Paesaggio" allo Stadtmuseum di Chiusa (BZ) e nel 2018 è allestita una prima antologica a Palazzo dei Principi di Correggio (RE). Continua la sua collaborazione con gallerie italiane quali Nino Sindoni (Asiago), Forni (Bologna), Punto sull'Arte (Varese), Il Ponte (Pieve di Cento), Le Muse (Andria) e Area\B (Milano). Nel 2020 è in mostra al Vittoriale degli Italiani con "Daccapo" a cura di G.B. Guerri e al PAC di Ferrara nella collettiva “Pittori Fantastici nella Valle del Po'” a cura di C. Langone. Nel 2021 è invitato alla mostra "Veneto Felice" al Museo Le Carceri di Asiago per il Premio Brazzale e in seguito presso il Museo Eremitani di Padova per "A Riveder le Stelle" a cura di B. Codogno. È docente di pittura all'Accademia Cignaroli di Verona dal 2006. (gci)
PROROGATA AL 26 NOVEMBRE L’ESPOSIZIONE DEL 62° PREMIO FAENZA
Visto il grande afflusso di pubblico, è stata posticipata al 26 novembre la chiusura della mostra dedicata al 62° Premio Faenza al MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche) di Faenza (RA), che doveva concludersi il prossimo 29 ottobre. La Biennale, una delle più importanti al mondo dedicata alla ceramica d'arte contemporanea, espone le opere di settanta artisti provenienti da oltre venti nazioni, il meglio della scena artistica contemporanea che ha scelto di utilizzare la ceramica per realizzare le proprie sculture e installazioni. I temi trattati e affrontati sono molteplici: tematiche sociali, ambientali, chi si confronta con la propria tradizione e con l’argilla per recuperare le proprie radici o riflettere sul territorio. Alcune opere si interfacciano con il pubblico richiedendo la sua partecipazione, molte altre mescolano alla ceramica altri materiali, come resine, legno e fotografia. Il 62° Premio Faenza, che ha avuto l’onore di ricevere quest’anno il riconoscimento della “Medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana”, si rivela uno specchio fedele della contemporaneità, una finestra da cui guardare e analizzare l’epoca che viviamo con le sue ansie, i suoi stili di vita e le sue problematiche sociali e ambientali. Le poetiche delle opere in mostra rispettano la tradizione ceramica, ma allo stesso tempo la superano attraverso le ricerche tecnologiche che un materiale come la ceramica, tanto antico e moderno, impone, oppure la contaminano con altri materiali. A fine mostra verrà assegnato anche il premio del pubblico Franco Fabbri. L’esposizione è realizzata con il sostegno di: Direzione Generale Ricerca Educazione E Istituti Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Faenza, Unione della Romagna Faentina, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza, Confindustria Ceramica, Caviro, Sacmi. Media Partner La Ceramica Moderna e Antica, Pubblisole. Gli artisti selezionati in mostra per la Categoria Over 35 (vincitore Yves Malfliet con “Paradiso eclettico di terra”): Dorna Abyak (Iran), Darien Arikoski-Johnson (USA), Elysia Athanatos (Cipro), Eliza Au (Canada), Kosmas Ballis (USA), Leonardo Bartolini (Italia), Sofia Beça (Portogallo), Nicola Boccini-Nicola Renzi (Italia), Anne Butler (UK), Kris Campo (Belgio), Sara Cancellieri (Italia), Greg Daly (Australia), Nathalie Doyen (Belgio), Antonio Fois (UK), Magdalena Gerber (Svizzera), Kei Hoashi (Giappone), Peter Johnson (USA), Maria Joanna Juchnowska (Norvegia), Ivan Kanchev (Bulgaria), Sunbim Lim (Sud Corea), Frank Louis (Germania), Yves Malfliet (Belgio), Massimo Manfredi Luccioli (Italia), Domenico Mangano & Marieke Van Rooy (Italia-Olanda), Alexandra Marinova (Bulgaria), Garrett Masterson (USA), Mikaso Tamago (Serbia, Giappone), Daniel Molyneux (USA), Muscle Memory Collective (USA), Yuko Nemoto (Giappone), Marieke Pauwels (Belgio), Maria Pol (Svizzera), POL Polloniato (Italia), Liza Riddle (USA), Sibylle Ritter (Francia), Fausto Salvi (Italia), Marco Samorè (Italia), Virginia San Fratello (USA), Anja Seiler (Svizzera), Brook Sigal (Francia), Nora Smahelova (Rep. Ceca), Kirsten Spuijbroek (Olanda), Eileen Cohen Süssholz (Sud Africa), Mariette Van der Ven (Olanda), Mattia Vernocchi (Italia), Velimir Vukicevic (Serbia), Lily Wang (Taiwan), Peng Xuejing (Cina), Tomoyo Yoshida Arrighi (Giappone), Veljko Zejak (Serbia). Gli artisti selezionati in mostra per la Categoria Under 35 (vincitore Wei Bao con “Courtyard Twilight Series IV”): Felicithas Arndt (Germania), Wei Bao (Cina), Federico Branchetti (Italia), Uriel H. Caspi (Israele), Noa Chernichovsky (Israele), Lin Dong (Cina), Victor Fotso Nyie (Italia), HongLi Peng (Cina), Lena Kaapke (Germania), Guglielmo Maggini (Italia), Thomas Marseiler (Austria), Yu Mengtong (China), Sarah Pschorn (Germania), Lisa Reiter (Austria), Davide Ronco (Danimarca), Tomoya Sakai (Giappone), Katrina Schneider (Austria), Lei Shao (Cina), Laurence Sturla (Austria). (gci)
“OPERAE”: A GENOVA L’INSTALLAZIONE DI GIANNI LUCCHESI
Un uomo dall’alto scruta l’orizzonte, seduto su una torre, abbandonato ad accogliere tutti gli stimoli offerti dall’ambiente circostante in sintonia con la natura. A partire dallo scorso 21 settembre fino al 5 novembre, nella piazza De Ferrari di Genova, arriva “Operae” (sottotitolo “L’uomo che guarda al futuro”) dell’artista Gianni Lucchesi, installazione alta 13 metri che farà tappa poi nelle principali città italiane in un tour programmato per tutto il 2024. L’installazione, presentata per la prima volta al FuoriSalone di Milano lo scorso aprile, è costituita da 12 cubi in cemento che danno vita ad una torre, alla cui sommità è collocata la scultura a grandezza naturale di un uomo seduto con lo sguardo verso l’orizzonte. La scultura è fortemente caratterizzata da elementi geometrici e matematici. La sequenza aurea di Fibonacci scandisce la rotazione dei cubi che sorreggono l’uomo e subisce una lieve rotazione in prossimità della sequenza 1, 1, 2, 3, 5, la cui somma è 12, quanti sono anche i metri di altezza della torre. Metaforicamente, la costruzione non è ancorata al terreno dalla gravità: al contrario, è sostenuta dall'intelletto dell’uomo. Su tutta la lunghezza della colonna sono impressi in oro i sigilli ermetici di Giordano Bruno, in una intensità decrescente dall’alto verso il basso. Mediante uno sforzo immaginativo, esprimono le forme della natura per mezzo dell’intuito, capace di rendere in comunione la nostra vera essenza con l’universo infinito. La scultura nasce da un progetto elaborato in collaborazione con Carlo Albertò Arzelà, Julia Caracciolo, Sandra Bozzarelli e lo Studio Hangar. L'artista ha sviluppato le soluzioni costruttive e le finiture estetiche dei cubi con l'azienda Giannoni & Santoni, mentre la figura umana è stata realizzata con il sostegno di Poliart. L'illuminazione è realizzata da Filotto, mentre Lo Studio | Ingegneria e dintorni ha progettato la statica dell’intera scultura. L’installazione genovese ha visto la collaborazione di Comune di Genova, Camera di Commercio, Confcommercio Genova ed è stata sponsorizzata dalle aziende partner: PSA Italy, Ims Spa, Ticketcrociere e Dpsonline. Sempre nel capoluogo ligure, a partire dal 5 ottobre, in occasione di Genova START, la Galleria Studio Rossetti ospiterà le opere di Lucchesi in una mostra. L'esposizione è curata dalla scrittrice e curatrice d'arte Alessandra Redaelli e sarà visitabile negli orari di apertura della galleria fino al 5 novembre. Gianni Lucchesi nasce a Pisa nel 1965. Dal 1985 espone in mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero. Nel 2006 riceve il premio Cisdac per l’arte contemporanea. Partecipa alla Biennale di Casablanca del 2014 e dal 2016 al 2019 a quattro edizioni del Museo della Follia curato da Vittorio Sgarbi. Dal 2019 espone in mostre curate e presentate da Nicolas Ballario e Carlo Alberto Arzelà. Nel 2021 vince il concorso per la realizzazione del monumento a Sandro Pertini a Savona. Nel 2023 a Pisa realizza “Signum”, un’installazione curata da Nicolas Martino. (redm)
“ZALIZAZA”: A MILANO LA COLLETTIVA DI ARTISTI DELLA STESSA FAMIGLIA
La galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea di Milano ospiterà dallo scorso 27 settembre fino al 19 novembre la mostra “ZaLiZaZa. Inventario di famiglia”, a cura di Francesca Pellicciari con allestimento di Franco Raggi, una collettiva di artisti appartenenti alla stessa famiglia: il fotografo Miro Zagnoli (Za), l’artista Emi Ligabue (Li) e le loro due figlie: l’illustratrice Olimpia Zagnoli (Za), già di casa in Galleria, e la costumista Emilia Zagnoli (Za). Il percorso della mostra, un inventario di opere di ogni genere e specie - disegni e fotografie, libri di legno, collages, oggetti/sculture, stoffe, paraventi e scatole magiche - è un dialogo fitto di corrispondenze in cui le quattro voci si alternano e si susseguono senza ordine cronologico. Un dialogo accompagnato da una selezione di apparati (schizzi, appunti, cartoline, fotografie di famiglia) che ne documentano il metodo progettuale e al contempo richiamano la presenza costante dell’arte nella vita privata degli ZaLiZaZa. Se da decenni il design pervade l’opera fotografica e i set tuttora analogici di Miro, lo si ritrova spesso anche nelle opere di Emi, che si tratti del Cicognino di Albini, della vita e dell’opera di Charlotte Perriand o di un design anonimo trovato in vendita online. Lo stesso ricorso a materiali anonimi e poco convenzionali che si trova nella serie di abiti “Souvenir” di Emilia (Za), realizzati a partire da strofinacci turistici con la mappa del Belpaese, così come certi archetipi ricorrono nelle migliaia di righe tracciate da Olimpia (Za), sempre alla ricerca della sintesi perfetta tra l’idea e la sua rappresentazione. (gci)
“THE 1950S”: GLI SCATTI DELLA MAGNUM PHOTOS ESPOSTI A PARMA
Il Comune di Parma Assessorato alla Cultura e Summer Jamboree, in collaborazione con l’agenzia Magnum Photos, presentano “THE 1950s Storie americane dei grandi fotografi Magnum”, a cura di Marco Minuz, dal 7 ottobre al 10 dicembre al Palazzo del Governatore di Parma. “THE 1950s” è prodotta e organizzata dal Summer Jamboree, in collaborazione con l’agenzia Magnum Photos e Suazes, in occasione della prima edizione del Winter Jamboree, che si terrà a Parma dal 7 al 10 dicembre, promossa da Fiere Di Parma, Comune di Parma e Regione Emilia-Romagna. L’esposizione anticipa dunque la prima edizione del Winter Jamboree, nuovo format invernale a cura del Summer Jamboree, il Festival Internazionale di musica e cultura dell’America anni ’40 e ’50 più grande d’Europa, che animerà gli spazi delle Fiere di Parma trasformandone alcuni padiglioni nel meraviglioso sogno americano anni Cinquanta in versione Christmas edition #1: sarà allestito un Rockin’ Christmas Vintage market, dove, dalla mattina fino a sera sarà possibile fare rifornimento di regali vintage e prelibatezze enogastronomiche in vista delle feste, accompagnati da un sottofondo di musica Rock’n’Roll, Swing, Country, Rockabilly, Rhythm'n'Blues, Hillbilly, Doo-wop, Western swing e dai grandi classici dei Natali di una volta. Si aggiungono grandi concerti dal vivo al Pala Verdi con artisti provenienti da ogni parte del mondo, DJs set ed esibizioni di ballo, Dance Camp internazionale per chi desidera imparare a muoversi a ritmo di Rock’n’Roll, il Burlesque Show all’interno del quartiere fieristico e una Tattoo Convention con i migliori tatuatori old school che lavoreranno non stop. La mostra nasce proprio con l’obiettivo di raccontare in maniera organica, attraverso le immagini, questi stessi travolgenti anni americani, mettendo a fuoco l’essenza di un decennio felice, ma assai complesso. L’esposizione riunisce, per la prima volta insieme, 82 scatti realizzati da grandi fotografi, membri dell’agenzia Magnum Photos attivi negli anni ’50, artisti che hanno catturato lo spirito della società d’Oltreoceano di quei tempi, restituendocene intatta la bellezza e la potenza delle trasformazioni in atto, oltre alle profonde contraddizioni che ancora la caratterizzavano, tracciando così una nuova mappa dell’identità americana ed esplorando le sue dimensioni sociali, culturali ed economiche. In mostra scatti celebri e inediti di Dennis Stock, Elliott Erwitt, Werner Bischof, Wayne Miller, Philippe Halsman, Inge Morath, Burt Glinn, Bob Henriques, Rene Burri, Cornell Capa, Leonard Freed, Erich Hartmann, Bruce Davidson ed Eve Arnold. Gli scatti in mostra permettono di porre l’attenzione sugli elementi caratterizzanti di quel periodo, come l’industria automobilistica, la moda, la musica, i grattacieli, le grandi distese naturali, il ruolo della donna, la segregazione razziale e le tensioni causate dal blocco sovietico. Ogni elemento viene però filtrato dalla volontà di mettere sempre al centro l’essere umano e di raccontarlo. Nel bianco e nero delle fotografie, infatti, il paesaggio passa in secondo piano, mentre ne esce rafforzato l’elemento umano, il valore delle persone e dei loro gesti. Ne emerge lo spaccato di una società protesa al futuro che lascia alle spalle l’esperienza bellica. Magnum Photos, nata nel 1947 nel ristorante del Museo d’Arte Moderna di New York (MoMA), che all’epoca rappresentava l’epicentro economico, sociale e culturale del mondo occidentale, è una delle più grandi agenzie fotografiche globali. Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert - un francese, un ungherese, un polacco, un inglese e un americano - accomunati da un’esperienza di vita comune, ovvero aver raccontato attraverso le immagini il trauma del secondo conflitto mondiale, riuniti attorno a un tavolo, delinearono e resero concrete una serie di riflessioni sul destino della loro professione come fotogiornalisti. Dalla sua fondazione, Magnum Photos ha visto crescere ben 103 fotografi, definendo un nuovo modo di raccontare il presente con le immagini. Tenendo saldi i valori della tutela del diritto d’autore, del rispetto della sensibilità espressiva di ogni fotografo e della fedeltà alla verità di ogni avvenimento, l’agenzia ha riunito artisti accomunati dalla convinzione che la fotografia fosse un’importante opportunità per veicolare valori e adoperarsi contro le ingiustizie e gli squilibri della società. Un’incredibile esperienza che si è imposta a livello internazionale, tutt’oggi straordinaria per l’influenza che ebbe, e che continua ad avere, nel mondo della fotografia. (gci)
NELLA FOTO. Nicola Nannini, Accadde tutto una domenica mattina, 2023, olio su tela, cm 72x102
(© 9Colonne - citare la fonte)




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