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direttore Paolo Pagliaro

A LEZIONE DAL 'MAESTRO'
IN DIALOGO CON PIRLO

A LEZIONE DAL 'MAESTRO' <BR> IN DIALOGO CON PIRLO

Un giocatore che ha fatto la storia, un leader silenzioso ma che ha sempre lasciato parlare il suo gioco: Andrea Pirlo è riconosciuto così nel mondo del calcio, “The Italian Maestro”, dicono all’estero. All’auditorium Santa Chiara di Trento, nell'ambito delle iniziative per il Festival dello Sport, si è svolto l'atteso incontro con Pirlo. Brescia, Inter, l’intermezzo con la Reggina ma poi la conquista di tutto il possibile tra le fila del Milan, prima del passaggio alla Juventus, club in cui Pirlo ha nuovamente scritto pagine calcistiche importanti, arrivando in finale di Champions League senza tuttavia, come diversamente successo con i rossoneri, riuscire a conquistarla. La sua è una carriera straordinaria durante la quale, ha sottolineato il talento bresciano, “ho sempre giocato per vincere, non solo per partecipare”. “Un idolo? Roberto Baggio: classe ed eleganza, un extraterrestre - ha aggiunto Pirlo - Il trofeo più bello? La prima finale di Champions League con il Milan. E l’entusiasmo attorno a quella partita, poco prima di arrivare allo stadio, mi ha quasi commosso”. “Nel calcio nessuno ti regala nulla - ha proseguito - Bisogna conquistare ogni centimetro sul campo, con i comportamenti prima di tutto, in particolare lealtà e rispetto. È ciò che sto cercando di trasmettere ogni giorno anche ai miei figli, per esempio. Se mi sono goduto l’infanzia? Non ho rimpianti: i miei amici si preparavano per andare alle feste o in vacanza, io invece a quindici anni ero già in ritiro con la prima squadra. Ma ho sempre voluto giocare a calcio, è sempre stato il mio sogno ed ecco perché, se devo lanciare un messaggio, voglio dire ai ragazzi di non accontentarsi, di cercare sempre di migliorare”. Impossibile poi non parlare delle vittorie più entusiasmanti: “La più bella? La prima Champions con il Milan - ha detto - Mi è dispiaciuto lasciare i rossoneri, ma avevo bisogno di nuovi stimoli e la Juventus è stata l’occasione giusta. Ma so di aver lasciato un bel ricordo perché, quando ero in scadenza con i bianconeri, Berlusconi mi chiamò per riportarmi al Milan, ma dissi di no. Speravo di dare qualcosa di importante alla Juventus e alla fine ho avuto ragione io. Diventare campione del mondo nel 2006 è stato poi un momento incredibile, ma eravamo tutti certi del fatto che avremo disputato un ottimo torneo. Quando ho calciato l’ultimo rigore è stata una liberazione. L’assist a Grosso? Beh, lo avevo già visto prima degli altri”. Non è mancato un cenno alla sua carriera da allenatore: “Un’esperienza fantastica, sono felice che abbiano visto in me l’uomo giusto in quel momento. È stata una grande possibilità, anche se credo che, avessi avuto l’opportunità di continuare, avremmo potuto ottenere altri grandi risultati e migliorare ancora”. (14 OTT - gci)

FOTO. Archivio Ufficio Stampa PAT - Federica Galeazzo

(© 9Colonne - citare la fonte)
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