QUANDO IL FUTURO SARÀ STORIA: LE LEZIONI DI OPPENHEIMER
Il mondo non sarebbe lo stesso senza J. Robert Oppenheimer, il fisico geniale al centro del Progetto Manhattan che ideò e poi consegnò ai militari Usa la forza devastante della bomba atomica. Di origine ebraica, Oppenheimer si era trovato fin da giovanissimo a collaborare con scienziati come Fermi, Einstein, Dirac, Born, Heisenberg e Pauli, ma mantenne per tutta la vita un profilo da irregolare, appassionato di storia romana e filosofie orientali, induismo e arte. Proprio questo spirito umanista lo allontanava dal gelido pragmatismo dello scienziato, che rischia sempre di farsi mero strumento del presente. Oppenheimer infatti aveva accettato di aiutare il governo americano a fermare l’orrore nazista, ma sapeva benissimo che le sue azioni avevano dissipato gli spettri della guerra solo per crearne di nuovi e più spaventosi – quelli dell’apocalisse nucleare, celati dietro il fragile mito della deterrenza. Il libro “Quando il futuro sarà storia” (Utet, 192 pp.) raccoglie otto lezioni e conferenze tenute in ambiti diversissimi – di fronte a semplici studenti e generali, diplomatici e gente comune. La prima è del 1947, nell’immediato dopo-bomba, quando già Oppenheimer si batteva per creare un organo internazionale di controllo sulla proliferazione delle armi atomiche; l’ultima è del 1954, quando proprio per questo alacre lavoro di lobbismo diplomatico finì nel mirino del senatore McCarthy, sospettato di essere al soldo dell’Unione Sovietica. "Quando il futuro sarà storia" restituisce appieno i tormenti dell’uomo e dello scienziato, tra paure per il futuro e slanci utopistici sul ruolo della scienza nella società, sempre con la consapevolezza che sono gli esseri umani, e non gli stati, a costruire le basi del mondo che verrà. (
"MANUALE DI LOTTA POETICA" DI LORENZO PIETROSANTI
Esce in tutti gli store l'ultimo libro di Lorenzo Pietrosanti "Manuale di lotta poetica" edizioni Terre Sommerse. L’autore nasce a Roma il 24 agosto del 1978, mentre un manipolo di cardinali si riunisce in conclave, un manipolo di guerriglieri occupa il parlamento in Nicaragua e un manipolo di tossicodipendenti profana tombe in un cimitero di Milano. Negli anni del liceo fonda con altri amici la Stasi Onirica, un collettivo artistico con il quale organizza numerosi eventi poetici e musicali, solo per cercare di sopravvivere. Si laurea con immediato pentimento in storia dell’arte contemporanea e collabora con Antonio Bilo Canella alla fondazione del Cineteatro di Roma dove si è occupa di regia e arti performative. Dalla fine dalle 2020 cura la pagina Manuale di Lotta Poetica, aperta per manifestare una risposta creativa alla drammaturgia del terrore imposta dal governo italiano durante la pandemia. Ha partecipato alla recente antologia “Fissando in volto il gelo - poeti contro il green pass. Vive attualmente in Umbria dove ha curato l’organizzazione di numerose mostre d’arte contemporanea, padre di Sofia, compagno di Silvia, svolge suo malgrado l’attività di agente di commercio.
GINO LONGHITANO RIPERCORRE LA STORIA DEGLI EUROPEI
“Cambiando la dimensione percepita di ciò che è il mondo presente, deve cambiare anche, se lo si vuol conoscere, la percezione del suo passato”. “Gli europei e il mondo. Civiltà, imperi, economie da Tamerlano alle guerre dell’oppio” di Gino Longhitano (Sellerio) ripercorre i grandi eventi che portarono al nascere e all’affermarsi del dominio occidentale sul mondo: l’ordine economico e geopolitico creato dagli europei che oggi viene rimesso in discussione da protagonisti che possono apparire nuovi mentre sono in realtà da sempre gli attori del teatro globale. L’analisi inizia intorno alla metà del XIV secolo: una serie di avvenimenti – il più suggestivo dei quali, le scorribande di Tamerlano tra Asia ed Europa – mette fine “all’Eurasia di Marco Polo”, si spezza la continuità dalla Spagna alla Cina mediata dall’Islam, grazie alla quale la periferica Europa era entrata nei grandi circuiti mondiali di commercio e di civiltà. Il capitolo finale ricostruisce gli scenari delle guerre dell’oppio di primo Ottocento: attraverso l’imposizione violenta, che soggioga la Cina a colonia di fatto, si completa il disegno europeo di “attaccare il sistema produttivo dei grandi paesi asiatici e di metterne gli enormi mercati al servizio del proprio sviluppo”. Sono quindi i cinque secoli dell’assalto dell’Europa al mondo. Secoli che la storiografia tradizionale di stampo eurocentrico dipinge come il processo continuo e necessario con cui l’Occidente attraeva nel campo della civiltà aree sottosviluppate, cioè permetteva “al mondo di entrare nella storia”. Questo modello eurocentrico implica enormi oscuramenti e illusioni ottiche sulla realtà storica. Per esempio non ci ha fatto mai “sospettare che l’Islam sia stato sul punto di
conquistare il mondo, che Cina e India siano state, fino agli inizi del secolo XVIII, i paesi più ricchi”. Ma soprattutto disorienta nella comprensione del presente perché “non ci dice nulla delle grandi civiltà del nostro mondo”, le stesse risorgenti antiche civiltà che stanno oggi plasmando la nuova epoca. La prospettiva che invece questo libro abbraccia è quella della globalità e della connessione. In essa il tempo storico si snoda quale pluralità di civiltà, ciascuna compiuta in sé funzionalmente, e al contempo collegata sistematicamente alle altre. Questo concretamente significa che metà dei capitoli è dedicata ai paesi extraeuropei, in una alternanza che fa
vedere come realtà di primo piano secondo il vecchio eurocentrismo decadano, mentre altri fatti, di solito trascurati, risaltino pieni di conseguenze. E grazie all’impostazione che non teme il disegno globale, emergono le grandi domande della storia: perché – ad esempio – non è stata la Cina, così a lungo prevalente, ad invadere l’Occidente? Qual è stato il ruolo dell’Islam di mediatore e diffusore di civiltà? Rivoluzione industriale occidentale o diffuse rivoluzioni industriose? Grande storia di sintesi, “Gli europei e il mondo” mette di fronte al lettore “i frutti di un lavoro storiografico internazionale che trova difficoltà ad entrare nella nostra storiografia”, affinché non restino relegati agli specialisti. Quando, al contrario, formano un sapere prezioso per capire dove stiamo andando,
“riemergendo nelle vicende dei nostri giorni nodi dei secoli passati: Taiwan, Afghanistan, via della seta, Africa, sunniti, sciiti, Balcani, Crimea, Ucraina, Mar Nero, Polonia, Stati baltici”. Gino Longhitano (1941) ha insegnato Storia moderna all’Università di Catania. I suoi studi si concentrano in particolare sul liberalismo e sulla Francia tra Settecento e Ottocento. Tra le sue pubblicazioni: Ricchezze, valori, società. La «nuova scienza» e i modelli sociali nella Francia del secondo Settecento (1993), Edgar Quinet: Filosofia della storia di Francia (1998), Il diritto al lavoro. Un grande dibattito parlamentare nella Francia del 1848 (2001).





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