Gli artisti vincitori della prima edizione del Premio Paul Thorel, ideato e organizzato dalla Fondazione Paul Thorel in collaborazione con Gallerie d’Italia per sostenere i talenti italiani nel campo dell’arte contemporanea, saranno in mostra a Napoli. Le Gallerie d’Italia – Napoli, museo di Intesa Sanpaolo, ospiteranno infatti dallo scorso 9 marzo fino al 5 maggio la mostra “L’undicesima casa”, che presenta le loro opere. I vincitori Clusterduck (collettivo di Tommaso Cappelletti, Silvia Dal Dosso, Francesca Del Bono, Arianna Magrini, Noel Nicolaus), Jim C. Nedd e Lina Pallotta sono stati selezionati da un comitato di esperti critici d’arte e curatori di arte contemporanea formato da Caterina Avataneo, Lorenzo Gigotti, Elisa Medde e Valentina Tanni e da una giuria composta da Antonio Carloni, Sara Dolfi Agostini e Luigi Fassi, presieduta da Guido Costa, presidente della Fondazione Paul Thorel. Il Premio Paul Thorel, nato per essere un osservatorio sulla scena creativa italiana ed esplorare le arti digitali, individua nella fotografia il proprio linguaggio di ricerca e consiste in una residenza di un mese negli spazi della Fondazione a Napoli, in partnership con Gallerie d’Italia, per permettere la realizzazione di una produzione artistica inedita. Le opere in mostra, create durante la residenza dai vincitori della prima edizione, sono esposte per la prima volta grazie al progetto curato da Sara Dolfi Agostini, che prende il nome da “l’undicesima casa”, quella che in astrologia è la casa delle amicizie, della forza del collettivo, della capacità di imprimere una differenza nella vita sociale. Il percorso inizia con le opere di Lina Pallotta, formatasi all’International Center of Photography di New York, che utilizza la fotografia per raccontare storie di riscatto, emancipazione e giustizia sociale. Pallotta si è immersa nella quotidianità dei femminielli napoletani, per realizzare una collezione di ritratti e di momenti di intimità e lotta per i diritti civili, sotto la guida di Loredana Rossi, vicepresidente dell’ATN - Associazione Transessuale Napoli. Seguono le visioni di Jim C. Nedd, sospese tra sogno e cruda realtà, che ha fotografato un gruppo di giovani napoletani, un corpo sociale, in un atto spontaneo di comunione con una natura primigenia. Jim C. Nedd è il fondatore del gruppo sperimentale Primitive Art insieme a Matteo Pit. Fotografo e regista in progetti pubblicitari ed editoriali, è stato membro del team del magazine Toilet Paper di Pierpaolo Ferrari e Maurizio Cattelan (2015-2020). Le sue fotografie sono in grado di creare ponti fra scale apparentemente lontane, facendo coesistere geografie diverse, folle estatiche in festa ed episodi di vita personale. Infine, Clusterduck lavora al crocevia tra ricerca, design e transmedialità, ricostruisce le icone, i simboli e le istanze delle subculture di internet, a partire dell’era dei forum e delle pagine statiche, fino a quella dei social media e dell’ipercondivisione controllata dalle multinazionali della Silicon Valley e da governi autocratici, alla ricerca di libertà e significato. Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, afferma: “Accogliamo alle Gallerie d’Italia di Napoli un’iniziativa realizzata con Fondazione Paul Thorel, con la quale condividiamo temi importanti quali il sostegno al talento e alla creatività, la committenza di progetti inediti, l’apprezzamento e la curiosità per le più aggiornate espressioni dell’arte. ‘L’undicesima casa’ conferma inoltre la nostra attenzione per il ruolo della fotografia e del mondo digitale nel raccontare il presente, in piena sintonia con il lavoro che facciamo nel museo di Piazza San Carlo a Torino, in continuo dialogo con le altre sedi di Gallerie d’Italia. Credo che la bellezza degli spazi di via Toledo permetta la piena valorizzazione dei tre artisti vincitori e delle loro originali e coinvolgenti opere”. (gci)
LA GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA OSPITA L’ARTE DEL MAESTRO DI SAN FRANCESCO
Dopo la mostra dei record dedicata a Perugino nel 2023, la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospiterà, dallo scorso 10 marzo fino al 9 giugno, un’altra prestigiosa iniziativa che farà scoprire al grande pubblico la figura del Maestro di San Francesco, uno degli artisti più importanti del Duecento, dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue. L’esposizione dal titolo “L'enigma del Maestro di San Francesco. Lo stil novo del Duecento umbro”, curata da Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasodi, rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario dall’impressione delle stigmate a san Francesco e presenta, per la prima volta riuniti, sessanta capolavori provenienti anche dalle più prestigiose istituzioni museali al mondo, dal Louvre di Parigi alla National Gallery di Londra, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Washington. Dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, che conserva il principale nucleo delle opere su tavola del Maestro di San Francesco, il percorso si estende idealmente al ciclo con Storie del Cristo e storie di san Francesco eseguito dal pittore nella chiesa inferiore della Basilica di Assisi, anche in virtù dell’accordo di valorizzazione che lega il Sacro Convento al museo perugino. Nel Duecento l’Umbria e Assisi, dove furono create alcune delle opere pittoriche più singolari dell’epoca, divennero il nuovo fulcro europeo nel sistema delle arti, nel quale emerse la misteriosa figura del Maestro di San Francesco, cui gli studiosi non sono ancora riusciti a dare un nome, così chiamato dalla tavola con l’effigie del santo dipinta su un’asse dove, secondo la tradizione, Francesco spirò, conservata all’interno del Museo della Porziuncola presso il Santuario di Santa Maria degli Angeli (Assisi) ed eccezionalmente esposta nella mostra perugina. Grazie a rilievi acquisiti con laserscanner 3D in occasione della mostra, all’interno del percorso sarà allestita una sala immersiva che ricostruirà, attraverso l’uso di nuove tecnologie, le pitture murali realizzate dal Maestro nella Basilica inferiore di Assisi, in parte compromesse dagli interventi avvenuti alla fine del XIII secolo, in particolare dopo l’arrivo di Giotto. L’obiettivo della mostra è offrire una documentazione articolata e per quanto possibile sistematica dell’intera produzione pittorica in Umbria negli anni di attività del Maestro di San Francesco, dalla metà del secolo all’avvio del cantiere pittorico della chiesa superiore della Basilica di Assisi con papa Niccolò IV. A lato del Maestro di San Francesco, infine, verranno ricostruite le figure di comprimari come il Maestro delle Croci francescane e il Maestro della Santa Chiara, grazie all’eccezionale presenza, per quest’ultimo, della pala agiografica proveniente dalla Basilica della santa, datata 1283, e della monumentale croce dipinta del Museo Civico Rocca Flea di Gualdo Tadino. La produzione del Maestro del Trittico Marzolini, che mostra singolari affinità con la miniatura armena, sarà una testimonianza eloquente della straordinaria polifonia di opere e artisti dell’Umbria del secondo Duecento, cresciuta all’ombra del cantiere internazionale di Assisi. La mostra è frutto della collaborazione fra la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Ministero della Cultura, la Basilica papale e Sacro Convento di San Francesco in Assisi e la Provincia Serafica “San Francesco d’Assisi” dei Frati Minori dell’Umbria, con il supporto della Fondazione Perugia e in sinergia con la Regione Umbria. (gci)
TRA LE OPERE DI LORENZO LOTTO E PELLEGRINO TIBALDI A CUNEO
Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo hanno annunciato la proroga sino a lunedì 1° aprile del progetto espositivo “Lorenzo Lotto e Pellegrino Tibaldi. Capolavori dalla Santa Casa di Loreto” presso il Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo. La mostra è a cura di Vito Punzi, direttore Museo Pontificio Santa Casa di Loreto, con il supporto organizzativo di MondoMostre, ed è realizzata in collaborazione con la Delegazione Pontificia per la Santa Casa di Loreto. L’esposizione consolida la collaborazione tra Fondazione CRC, da sempre attiva nel sostegno e nella promozione di attività culturali finalizzate ad accrescere il ruolo e la riconoscibilità del territorio cuneese come centro di produzione artistica, e Intesa Sanpaolo, che con il Progetto Cultura esprime il proprio impegno per la promozione dell’arte e della cultura in Italia, dando seguito a quanto realizzato congiuntamente con l’esposizione “I colori della fede a Venezia: Tiziano, Tintoretto, Veronese”, che si è conclusa ad aprile scorso con un grande successo di pubblico e di critica. La nuova iniziativa espositiva presenta sette dipinti di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556), costituenti il cosiddetto “ciclo lauretano” del pittore, disposti quando egli era ancora in vita presso la Cappella del Coro della Chiesa di Santa Maria di Loreto, e due affreschi strappati e portati su tela di Pellegrino Tibaldi (Puria, 1527 – Milano, 1596), originariamente realizzati per la Cappella di San Giovanni della stessa chiesa lauretana. Tutte le nove opere in mostra provengono dal Museo Pontificio Santa Casa di Loreto. Da rimarcare, tra le opere di Lotto in mostra, il San Michele scaccia Lucifero, presentato per la prima volta al pubblico dopo un restauro conclusosi nel settembre di quest’anno, e Adorazione del Bambino, restaurata nell’ambito di Restituzioni 2016, il programma di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio del Paese promosso e curato da Intesa Sanpaolo. La mostra intende proporsi come occasione per indicare nuovi percorsi di ricerca in merito alle possibili reciproche influenze tra Lotto e Tibaldi, due artisti di differente cultura, visto il pur breve periodo condiviso dai due nel cantiere lauretano, indagato solo di recente. Uno sguardo alla bibliografia relativa alle opere realizzate da Pellegrino Tibaldi per il Santuario della Santa Casa e alla sua presenza a Loreto tra il 1554 e il 1555 permette di notare subito come questa, per quanto sufficientemente ricca, non presenti studi specifici sulla compresenza in quegli stessi anni nel cantiere lauretano di Lorenzo Lotto. Per approfondire i temi di Lorenzo Lotto e Pellegrino Tibaldi. Capolavori dalla Santa Casa di Loreto, sono previsti appuntamenti collaterali e conferenze che vedranno la partecipazione del comitato scientifico della mostra, composto da Gianpaolo Angelini, ricercatore di Museologia e critica artistica e del restauro presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Pavia, Francesca Coltrinari, professoressa associata di Storia dell'arte moderna presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dei Beni culturali e del turismo dell’Università di Macerata, Claudia Ghiraldello, direttrice del Museo "Paolo Giovanni Crida" al Santuario Lauretano di Graglia e presidente del Centro Culturale "Conti Avogadro di Cerrione", Vito Punzi, Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama a Torino, Don Eugenio Zampa, cappellano della Polizia di Stato di Biella e Vercelli e rettore del Santuario della Madonna di Loreto di Graglia, in provincia di Biella, e Stefano Zuffi, storico dell’arte. La sezione dedicata alla devozione lauretana in Piemonte è stata realizzata con la consulenza scientifica di Claudia Ghiraldello. Accompagna la mostra il catalogo edito da MondoMostre a cura di Vito Punzi. (gci)
“LA NATURA DELLA DIFESA”: MARTINA FONTANA A TEGLIO (SO)
Martina Fontana, con “La natura della difesa”, sarà in mostra a Palazzo Besta a Teglio (SO), in Valtellina, dall’8 marzo al 18 maggio. La mostra, “site specific”, è organizzata dalla Direzione regionale Musei Lombardia del Ministero della Cultura ed è curata dalla direttrice dello stesso museo, Giuseppina Di Gangi, insieme a Giovanna Brambilla, storica dell’arte e responsabile progetti territoriali. L’interazione tra le opere di Martina Fontana e il palazzo si articolerà su tre stanze: la Sala di Ariosto, la Sala Settecentesca e la Sala delle Metamorfosi. In questi tre spazi è previsto l’allestimento di alcune sculture che intendono restituire forme di evoluzione e percezione corporea dove il femmineo diventa il paradigma in cui lo spettatore attento potrà cogliere, tra i dettagli e le suggestioni proposte, alcuni aspetti della propria personalità. I lavori esposti fanno parte della serie Dispositivi di Protezione Individuale (2019-2023), in resina epossidica, cera, pelle e cinghie. Il nucleo di opere si presenta come un’armeria medievale: una serie di busti e armature che lo spettatore decodifica come elementi della natura di forma antropomorfa. Strumenti di difesa proposti come specchio su cui individuare il ricordo delle proprie cicatrici, armature che si mostrano nella loro concreta brutalità di strumenti di costrizione esibite come trofei. Martina Fontana (1984), che vive e lavora a Prato, nella sua ricerca artistica si concentra sull’esplorazione della materia, traendo ispirazione dalla natura e dalla sua fenomenologia. Il suo lavoro si muove tra tecniche e materiali di origine naturale, con un approccio improntato all’indagine e alla sperimentazione, che si confronta con l’ambiente circostante ed entra in relazione con gli spazi e con i visitatori. Da questo approccio nasce la mostra di Palazzo Besta, che si pone in un dialogo serrato con il Palazzo, i suoi cicli pittorici e il contesto naturale circostante: alcuni dei lavori in mostra, progettati e pensati proprio per la dimora tellina, sono stati creati dall’artista sulla base di calchi da lei tratti da alberi del territorio. “Un palazzo che nasce come luogo di protezione e difesa, teatro di conflitti ma anche ricca corte abitata da donne colte e illuminate, trova inevitabili affinità con il lavoro di Martina Fontana e la sua ricerca artistica, che avvicina il corpo umano, soprattutto femminile, agli elementi della natura - afferma Emanuela Daffra, direttore dei musei statali della Lombardia - Opere che rappresentano nuove metamorfosi, quasi un’eco del testo di Ovidio raffigurato in uno dei cicli affrescati nel palazzo”. (gci)
LA STREET ARTIST DI LAIKA CONQUISTA ROMA ACCANTO A KEITH HARING E OBEY
Un’occasione per scoprire nuovi modi di fare street art: è stata inaugurata il 9 marzo presso la galleria d’arte contemporanea di Roma Rosso20sette, dove resterà visitabile fino al 13 aprile, la mostra “ROund trip in tiME: Laika / Shepard Fairey / Keith Haring”, l’esposizione che conclude il lungo viaggio compiuto dalla street artist Laika negli Stati Uniti per realizzare il suo ultimo e ambizioso progetto "States Of Injustice", che verrà esposto assieme alle opere dei celebri artisti Obey (Shepard Fairey) e Keith Haring in una collettiva. Tra ottobre e novembre 2023, infatti, Laika ha realizzato una serie di poster e installazioni negli Stati Uniti per criticare e mettere in luce le contraddizioni sociali e politiche della più grande potenza mondiale. Dal Texas alla California, fino al confine messicano, poi varcato per realizzare a Tijuana l’opera conclusiva, Laika ha dedicato i suoi interventi artistici ai temi che da sempre le stanno più a cuore: il razzismo, la povertà, la violenza e la diffusione delle armi, la pena di morte, lo stato d'emergenza nazionale per la comunità LGBT+, le leggi antiaborto, il sistema sanitario privato e la questione migranti. “Questo progetto artistico non vuole solo stimolare la riflessione sulle ingiustizie strutturali presenti nella società americana - ha dichiarato l’artista - ma vuole anche dare voce a coloro che lottano ogni giorno per cambiare questo sistema. E l’idea di poter portare tutto questo in mostra, rendendolo quindi ‘eterno’ in un certo senso, e di farlo al fianco di due mostri sacri dell’arte come Obey e Keith Haring, mi riempie davvero di gioia”. (gci)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione