Costruire ogni giorno la propria strada. Trovarla. Inventarla. Se la si perde, cercarla nelle orme delle renne o delle oche selvatiche, nei raggi di un sole che non tramonta, nell’odore del vento o nelle stelle. A disposizione, al posto della bussola, la nostra intelligenza, l’istinto di sopravvivenza, i cinque sensi più quello, imprescindibile, dell’orientamento. È quello che fa Franco Michieli da più di quarant’anni: esplora terre inabitate e selvagge munito di un minimo bagaglio e i suoi sensi, la capacità di orientarsi e l’istinto di sopravvivenza. In "Le vie invisibili. Senza traccia nell'immensità del Nord" (Ponte alle Grazie) il più originale esploratore italiano racconta la sua quarantennale avventura tra i fiordi, gli altopiani e le montagne del Grande Nord, dalla Norvegia all’Islanda, dalle Shetland alla Groenlandia alla Terra dei Sami. Nella solitudine dell’immenso, dove le rocce rivelano la loro anima e i torrenti divagano come in un romanzo, si ha l’impressione di essere catturati dalle onde del tempo. Perché andare fuori dai sentieri, con ogni clima e senza tecnologia, vuol dire inoltrarsi per vie invisibili che si aprono e si chiudono al passaggio, rivelando messaggi altrimenti perduti.
L'AUTORE. Franco Michieli (1962) vive nelle Alpi ed è geografo, esploratore, scrittore e garante internazionale di Mountain Wilderness. È tra gli italiani più esperti nel campo delle grandi traversate di catene montuose e terre selvagge: le percorre a piedi o con gli sci per vie inedite interpretandole con le sole facoltà umane, in vero isolamento con la natura. Senza GPS, ricetrasmittenti, mappe, bussola e orologio. Collabora con associazioni per la formazione all’orientamento naturale. Tra i suoi libri La vocazione di perdersi (Ediciclo, 2015) e L’abbraccio selvatico delle Alpi (Ponte alle Grazie, 2020).





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