All’interno di “All’ombra del Colosseo”, una manifestazione storica dell’estate romana che va avanti da più di 20 anni, da mercoledì 1 a lunedì 6 agosto sarà in scena lo spettacolo comico “Dio è single. Atto I" con Dario Cassini e Sergio Caputo. Ridendo e scherzando Dario Cassini è al 25° anno di professione. Allora perché non iniziare la festa che si svolgerà anche nella prossima stagione teatrale? Quando Dario scrive i suoi spettacoli ascolta costantemente le meravigliose canzoni di Sergio Caputo che da sempre lo ispirano, la differenza è che all’Ombra del Colosseo le potrà ascoltare anche il pubblico romano. Dario Cassini e Sergio Caputo in scena dal vivo con una gioiosa mescolanza di musica, monologhi e canzoni. Chissà se alla fine i due si scambieranno i ruoli? (Cma)
A SCICLI LA RASSEGNA TEATRALE “LA GIARA E IL GELSOMINO”
Musica, poesia, improvvisazione e quella comicità che soprattutto in estate non guasta mai. Sono questi gli ingredienti di uno dei piatti forti della stagione teatrale “La giara e il gelsomino” che dopo l’esperienza positiva delle ultime due stagioni anche quest’anno torna puntualmente, al Teatro Xenia di Marsa Siclà, una prestigiosa struttura turistica situata a Sampieri nel territorio di Scicli. L’area geografica che ospita la rassegna comprende anche i territori di Modica e Pozzallo ed è ricca di paesaggi suggestivi che saranno la cornice ideale per gli spettacoli. Partita il 14 luglio con lo spettacolo “Caro Bastardo”, diretto da Linda Brunetta, “La giara e il gelsomino” terminerà il 31 agosto con “Vacanze rumene” di Marco Cavallaro. Il direttore artistico della rassegna è Carlo Cartier che è stato anche interprete di “Caro bastardo”. La rassegna gode dell’appoggio di differenti sponsor, tra cui la Regione, la Banca Agricola Popolare Ragusa e alcune aziende per la cultura come Gruppo Minardo, Bellcaffé, Pief ed è organizzata in collaborazione con Marsa Siclà Residence, Compusoft, Peugeot Cappello e Video Regione. Il prossimo appuntamento è il 3 agosto con “Pazze”, di e con Caterina Casini, Ivana Monti e Lucia Poli con Roberta Montisci alla fisarmonica. Lo spettacolo, propone uno sguardo ironico, ma lucido sui tic e le piccole manie del mondo moderno. Le tre attrici, così, danno vita in palcoscenico ad una serie di figure femminili comiche e tragicomiche, paradossali e “pazze”, offrendo al pubblico tre modi e stili completamente diversi, ma con una ironia e auto-ironia sempre vigile e divertita, che accomuna le donne in preda all’orrore di Lucia Poli a quelle piccolo borghesi e sognatrici di Ivana Monti a quelle acide ma lucide di Caterina Casini. Non solo satira di costume, ma ricerca dei passaggi cruciali della vita delle donne, dei loro meccanismi di resistenza, di tolleranza, di governo e di abbandono, delle cause e degli effetti. (Cma)
CON DESH SI APRE LA NUOVA STAGIONE AL TEATRO ARGENTINA
È Akram Kahn a inaugurare Romaeuropa con “Desh”, che la stampa britannica ha definito con l’appellativo essenziale di «Capolavoro» (“The Observer”). Ospite del festival fin dal 2002, con questo spettacolo Khan apre una nuova fase, dove tutte le sue cifre personali si incontrano in una sintesi di straordinaria potenza teatrale. A cominciare dalla sua inedita fusione di danza contemporanea occidentale e Kathak, la danza classica indiana, che lo ha reso uno degli interpreti più sensibili di quella modernità dove le culture s’incontrano, si intrecciano, si confrontano. Nelle coreografie di grande bellezza di Khan trovano perciò spazio racconti, storie, lampi di vita: “Desh” (che significa “Patria”) è una ricerca intorno a temi cari a questo coreografo nato in Gran Bretagna da genitori del Bangladesh, un pellegrinaggio nel paese di origine della sua famiglia che attraversa confini e barriere culturali, oscillando tra la realtà e un mondo idealizzato dalla memoria dei racconti paterni. Così oltre che danzatore di grande eleganza e bravura, Kahn stavolta si mostra un brillante “storyteller”, capace di trasformarsi in persone diverse, trascolorando con disinvoltura dall’ironico al tragico. Per “Desh”, Kahn ha trovato la felice collaborazione di uno scenografo come Tim Yip, che ha firmato le scene di “La tigre e il dragone”, dimostrandosi capace di inventare una luminescente scultura per rappresentare il monsone; a sua volta a Jocelyn Pook si deve una coinvolgente colonna sonora, mentre a Michael Hulls il contributo essenziale delle luci. Il 26 il 27 e il 28 settembre al teatro Argentina a Roma. (Cma)
“ANTONIO E CLEOPATRA” IN SCENA AL TEATRO LICINIUM DI ERBA
Con la produzione “Antonio e Cleopatra”, diretta dal regista John Pascoe, venerdì 27 e sabato 28 luglio parte la nuova Stagione del Licinium di Erba, unico teatro shakespeariano all’aperto d’Italia. Grazie all’impegno dell’Accademia dei Licini, Associazione culturale che dal 1993 ha fatto rivivere lo storico teatro erbese, le repliche andranno inscena ogni venerdì e sabato alle ore 21.30 fino all’11 agosto. Maggiore teatro all’aperto del Nord Italia, dopo l’Arena di Verona e il Vittoriale di Salò, il Licinium rappresenta un unicum nel panorama culturale del nostro Paese, sia per la sua produzione artistica, interamente dedicata alle opere del Bardo, sia in quanto unico membro per l’Italia della Shakespeare Theatre Association (STA), la prestigiosa Associazione americana che riunisce i 120 maggiori teatri shakespeariani nel mondo. Il teatro grazie alla sua posizione isolata e un po’ segreta all’interno della scenografia naturale del bosco, è la cornice ideale per la rappresentazione del teatro elisabettiano. Con la regia dell’inglese John Pascoe, regista, scenografo e costumista di fama internazionale che ha diretto i maggiori artisti lirici nei più importanti teatri d’Opera del mondo, Antonio e Cleopatra è la sesta opera shakespeariana messa in scena al Licinium, dopo Sogno di una notte di mezza estate (2001), Romeo e Giulietta (2006), La Tempesta (2009), La Bisbetica domata (2010), Otello (2011). Opera storica in cinque atti che rievoca la relazione tra i due celebri amanti, Antonio e Cleopatra è al tempo stesso tragedia d’amore e dramma politico, un testo che indaga da oltre 400 anni l’eterno dubbio tra passione e ragione, tra eros e thanatos. Un’opera di grande attualità perché mostra l’incontro tra mondi lontani e differenti culture e, attraverso l’ambiguità dei suoi personaggi, offre al pubblico l’occasione per riflettere sul potere e sulle persone che lo detengono. (Cma)
UGO PAGLIAI AL GLOBE THEATRE A VILLA BORGHESE
Prima nazionale per “Falstaff e le allegre comari di Windsor” per la regia di Riccardo Cavallo. Lo spettacolo, che ha tra i suoi protagonisti Ugo Pagliai ha debuttato al Globe Theatre di Roma il 19 luglio e sarà in scena fino al 5 agosto. La commedia, secondo un’opinione diffusa, fu scritta da Shakespeare in soli 14 giorni, “quasi di getto”, per compiacere un espresso desiderio della sua sovrana. La regina Elisabetta era rimasta a tal punto impressionata dal personaggio di Falstaff nell’Enrico IV da chiedere al bardo di farlo rivivere in’altra opera. Sir John Falstaff, risorto per ordine regale, ci restituisce così una figura intramontabile dell’Olimpo dei personaggi shakespeariani. La trama si sviluppa in un doppio filone, quello di Falstaff, esuberante e simpatico cialtrone perennemente a corto di quattrini, che fa la corte a due ricche signore con l’intento di spillar loro del denaro, e quello della giovane Anna Page, i quali genitori cercano insistentemente di maritare. Caratteristica principale dell’opera è senz’altro la sua doppia natura. Da un lato fornisce un autentico spaccato della società provinciale inglese, per la sua ambientazione, la sua atmosfera, il muoversi dei personaggi e il loro stesso dialogare (il linguaggio è infatti estremamente colloquiale, più di ogni altra commedia di Shakespeare, ed è ricco di riferimenti a luoghi, persone e usi che dovevano esser familiari ai londinesi del tempo); dall’altra il tema centrale della beffa intorno agli sfortunati tentativi di seduzione del protagonista e quello della gelosia coniugale erano già stati abbondantemente sfruttati dalla novellistica italiana (ritroviamo ad esempio l’episodio della cesta del bucato nella raccolta Il Pecorone di Giovanni Fiorentino, che il bardo terrà ben presente anche per la stesura de Il mercante di Venezia). (Cma)
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