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MENO POLITICA SU META,
ESTREMISTI IN VANTAGGIO

MENO POLITICA SU META, <BR> ESTREMISTI IN VANTAGGIO

Meno contenuti politici e sempre più estremisti. È quanto emerge da una ricerca dell'Università di Urbino curata da Fabio Giglietto, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, che ha analizzato oltre 2,5 milioni di post su 901 account di Facebook, che coprono 256 settimane complete dal 3 gennaio 2021 al 23 novembre 2025. Le persone non vogliono che i contenuti politici prendano il controllo delle proprie bacheche sui social. Con questo messaggio, già nel 2021, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, oggi anche amministratore delegato di Meta, dava avvio a una riduzione dei contenuti di stampo politico nei feed di notizie destinati agli utenti negli Stati Uniti, per poi estendere l'esperimento a livello globale l'anno successivo, salvo invertire la rotta all'inizio del 2025. I quattro anni intercorsi tra i due eventi, e in particolare le ripercussioni della policy di Meta sull'Italia. Il primo risultato emerso dall'indagine evidenzia un crollo della visibilità della politica istituzionale, con una perdita media complessiva del 72% della portata dei post di parlamentari e politici prominenti (da circa 53.000 visualizzazioni per post prima dell'intervento del 2021 a circa 15.000 a fine 2025).  Non così, però, per i post con contenuti definiti dalla ricerca "estremisti", con "narrazioni anti-establishment, critiche nei confronti dei media main-stream e dei personaggi pubblici, e scetticismo nei confronti dei vaccini e delle politiche sanitarie". Questi, stando ai risultati della ricerca dell'Università di Urbino, nel complesso hanno addirittura aumentato la portata dei propri post di oltre il 13%. Un dato che si potrebbe spiegare con la propensione degli "estremisti" a postare di più: "Ciò - commenta Giglietto nella sua analisi - solleva la questione se l'elevato volume di post possa compensare la minore portata per singolo post". C'è poi un tema di trasparenza sollevato dalla ricerca, che sottolinea come Meta fornisca dettagli limitati su come vengono identificati i contenuti politici. E poi i rapporti con l'Unione europea, anche a seguito delle elezioni del 2024: l'azienda, afferma la ricerca, non ha riportato gli effetti del suo cambio di rotta nella documentazione sulla trasparenza prodotta per istituzioni come la Commissione Europea. (7 gen-Mol)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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