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Violenza donne, Valente (Pd): combatterla impegno categorico, riconoscere radice

Roma, 13 gen – Quello contro la violenza sulle donne è “un impegno che deve attraversare le coscienze di ciascuna e ciascuno di noi, le nostre intelligenze, la nostra presenza nelle istituzioni, nel mondo delle reti antiviolenza. È un impegno categorico, di cui sentiamo il peso, la portata, ma anche la grande sfida che abbiamo davanti”. Così Valeria Valente, senatrice Pd, che ha preso parte nella Sala Isma di Santa Maria in Aquiro alla presentazione del libro "Che sia l'ultima" di Lella Palladino, in tema di femminicidi e violenza di genere (Donzelli). “Soprattutto in giorni come questi – aggiunge la parlamentare, già presidente della Commissione Femminicidio di cui è componente - dovremmo pensare alle violenze che le donne subiscono nel mondo, ma anche al loro coraggio, alla loro forza, alla capacità di resistere e soprattutto di rimettersi in gioco in rete. Lo stiamo facendo anche su alcune battaglie qui nel nostro paese, penso alle battaglie nelle aule parlamentari, penso alla legge dopo il reato di femminicidio, alla legge sul consenso. Credo che ci sia bisogno di fare un ulteriore passo in avanti dal punto di vista delle norme, ma non ci stancheremo mai di dire che le norme da sole non bastano, perché camminano sulle gambe degli uomini e delle donne che sono chiamate a interpretarle e applicarle”. “Se leggiamo oggi una parola di un magistrato che dice che non può pensarsi a un femminicidio se si tratta di una prostituta – sottolinea Valente - abbiamo ancora tanti problemi. Per fortuna quello che abbiamo scritto nel codice penale, nel reato di femminicidio invece dice che esattamente anche lo sfruttamento, il dominio, la sopraffazione sono quello che definisce un femminicidio. Quindi forse abbiamo bisogno tutti quanti di questo scatto in avanti di consapevolezza, e lo dico pensando soprattutto ai ragazzi più giovani che dovrebbero essere fuori da questa dinamica e invece purtroppo siamo ancora in crisi e dentro un modello che si trasmette anche ai più giovani”. “Io direi – conclude Valente - che questo deve essere l’impegno, che ci sia l'ultima donna a subire violenza e a morire per mano di un uomo che pensa di poter gestire la sua vita. Per fare questo ricordiamoci di mettere in discussione, come oggi facciamo ancora fatica a fare, la matrice, la radice della violenza che è l’asimmetria di potere. Il potere deve tornare in mano alle donne ma per farlo deve cambiare struttura. Ecco, noi dobbiamo costruire un mondo a misura di donne e di uomini che sia il mondo più giusto per tutte le persone”. (PO / Roc)

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