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Giustizia, Matone (Lega): Referendum non è sul governo ma su separazione carriere

Roma, 21 gen - “Il referendum è il tema dei temi, ed è giusto che siano i cittadini italiani a pronunciarsi su una riforma così dirimente e centrale per la democrazia”. Così Simonetta Matone, deputata della Lega, intervistata nel giorno delle comunicazioni del ministro Carlo Nordio sull’amministrazione della giustizia, difende il percorso della riforma e il passaggio referendario annunciato per il 2026. “In Parlamento si devono discutere le riforme – spiega – e questa, fortunatamente, verrà sottoposta al giudizio dei cittadini. Non sarà un referendum sul governo, non è un sì o un no all’esecutivo: è un referendum sulla separazione delle carriere”. Secondo la deputata leghista, il vero punto di frizione non è tanto la separazione in sé, quanto alcune sue conseguenze, a partire dalla riforma del Csm. “Una cosa che sgomenta l’Associazione nazionale magistrati e parte delle correnti è il sistema del sorteggio. È un sistema drastico, se vogliamo, ma è l’unico modo per porre fine a ciò che accade”, afferma. Matone richiama il caso esploso con il libro Palamara-Sallusti: “Non ci sono state querele perché purtroppo quello che era scritto era tutto vero. In un Paese normale avrebbe dovuto portare allo scioglimento del Csm. Invece non è accaduto nulla e tutto è continuato come prima, con il paradosso che l’unico a pagare è stato Palamara. Questo non è oggettivamente giusto”.
Da qui la critica alle resistenze dell’Anm: “Temono lo scardinamento di un sistema che andava bene a tutti. Ma allora mi chiedo: se il sorteggio va bene per i giudici popolari delle Corti d’assise, che possono arrivare a infliggere l’ergastolo, perché lì è accettabile e qui no?”. La deputata cita anche il Tribunale dei ministri, composto tramite sorteggio tra magistrati con una certa anzianità, che “può giudicare il presidente del Consiglio per i reati ministeriali: perché lì sì e qui no?”. Matone respinge anche le accuse di improvvisazione: “Non andiamo a sorteggiare dei passanti. Parliamo di magistrati che hanno superato un concorso durissimo e che avranno alle spalle 15 o 20 anni di anzianità. Non sono ‘pischelli’, sono persone con grande esperienza”. E nega con decisione l’idea che la riforma sottoponga il pubblico ministero al potere esecutivo: “Qual è l’articolo che lo prevede? Non c’è”.

Per la deputata della Lega, la separazione delle carriere è il completamento di un percorso avviato con il nuovo codice di procedura penale: “È una riforma pensata da Giuliano Vassalli, che ho avuto l’onore di affiancare come capo della sua segreteria. Era l’anello fondamentale del passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio, altrimenti quella riforma sarebbe rimasta incompiuta”. Matone ricorda anche come la separazione sia stata invocata da Giovanni Falcone, citando un’intervista rilasciata poco prima della morte: “C’è stata persino un’operazione di disinformazione per dire che non era mai esistita. Invece basta andarla a leggere: è un’intervista profonda, intelligente, come lui”. In vista del referendum, la deputata invita ad abbassare i toni: “Non è una partita di calcio, non si fa il tifo. Attendiamo serenamente l’esito del voto. Io, personalmente, faccio il tifo per la giustizia”.
(PO / Sis)

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