L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali del nostro Paese. Lo confermano i dati definitivi 2025 del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign. L’analisi mostra un quadro ancora fortemente critico: nonostante lievi miglioramenti in alcuni contesti, l’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimane diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molte città italiane non sono rispettati neppure i limiti normativi attualmente in vigore, mentre il divario con i nuovi standard europei e con le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità appare allarmante. Secondo l’OMS, ogni anno oltre sette milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’aria inquinata; in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili. Le principali fonti dell’inquinamento urbano restano l’uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, il traffico stradale e il trasporto marittimo, responsabili anche delle emissioni climalteranti. Il progetto Cambiamo Aria ha analizzato i dati ufficiali di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore ed i nuovi limiti fissati dalla Direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, che entreranno in vigore dal 2030 e i valori raccomandati dall’OMS (Linee guida 2021). Nel 2025 Milano (22), Torino (20) e Padova (20) registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite UE (10) e quattro volte quello OMS (5). Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 microgrammo/metro cubo (Torino 106, Padova 103); rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 microgrammo/metro cubo), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165. In tutte le città italiane dello studio l’NO2 sfora i limiti giornalieri dell’OMS per almeno metà dei giorni dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l’anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l’anno. I superamenti giornalieri mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla UE, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100. Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 microgrammo di media annua - Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) - arrivando fino a cinque volte la soglia OMS (10 microgrammo). Per il PM10 tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall’OMS che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 microgrammo. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l’anno. Il particolato fine PM2,5, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno, rappresenta il rischio maggiore. Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, si stimano 6.731 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nelle 27 città analizzate: circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto arriva al 14%, a Torino e Padova al 12%. Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili riducendo l’inquinamento verso la soglia OMS di 5 microgrammo/metro cubo. La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2026. I suoi limiti si avvicinano finalmente alle raccomandazioni OMS, ma agire solo a ridosso del 2030 significherebbe accettare anni di malattie e morti evitabili. (22 gen - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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