“Non fatevi illusioni, a Minneapolis Trump ha ordinato una piccola ritirata tattica, solo perché la rivolta fra i suoi stessi sostenitori era diventata troppo pericolosa. Ma tornerà ad attaccare in altre città, o con altri metodi, perché l'obiettivo del suo regime è intimidire gli americani e costringerli all'obbedienza. Non sono neppure sicuro che a novembre avremo le elezioni midterm”. Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, Bill Kristol, leader dei neoconservatorismi statunitensi, sottolineando che riguardo alla violenza esplosa a Minneapolis “da mesi c'è in altre città, ma a Minneapolis è degenerata nell'omicidio. Ice e Border Patrol la provocano e si compiacciono. Trump ha deciso una piccola ritirata perché l'impopolarità è troppo forte, ma la deportazione di massa non si può fare senza questi abusi e obbedendo alle normali procedure costituzionali. Ciò rivela la vera natura del regime e i suoi obiettivi: terrorizzare gli americani e intimidirli. Mostrare che ha le armi e il potere, e se non obbedisci queste sono le conseguenze. Può darsi che la reazione popolare sarà così forte da trasformarsi in una terribile sconfitta per Trump, ma non abbiamo la certezza che l'amministrazione consentirà elezioni libere e giuste. Non ci sono garanzie che il regime, con leader tipo Stephen Miller, applichi i più basilari standard della democrazia liberale”. Kristol, già consigliere di George H.W. Bush, capo di gabinetto del vice presidente Dan Quayle, osserva inoltre che la segretaria alla Giustizia Pam Bondi vuole le liste degli elettori e che questo “rivela molto. Nulla a che vedere con l'immigrazione illegale. Può darsi ci siano frodi nella comunità somala, ma per perseguirle c'è la magistratura, non servono gli agenti dell'Ice che arrestano cittadini americani in strada o sparano”. “Trump è al potere da un anno. Ne mancano tre alla fine del mandato e non abbiamo un sistema per rimuoverlo – aggiunge -. Alla fine la democrazia prevarrà, ma sarà una vera battaglia, molto dura. Prima di tutto serve una forte sollevazione popolare, che faccia precipitare la popolarità di Trump in vista delle midterm. Poi i democratici devono alzare la voce: sono troppo convenzionali nella loro opposizione. Se avverrà, forse inizieranno le defezioni tra i repubblicani, indispensabili per fermare Trump. Poi serve che le élite si mobilitino, politiche, economiche, culturali, media. Sono complici, asservite e patetiche” e “la Corte Suprema è asservita. Forse perché i giudici non vogliono rischiare la testa, oppure condividono la linea di Trump e vogliono aiutarlo a realizzarla. L'interpretazione più benevola è che preservano il loro capitale politico per le battaglie decisive allo scopo di salvare la democrazia”. Infine, lanciando un monito agli alleati internazionali, spiega che “Trump li tratta come farebbe un boss mafioso. Devono smettere di farsi illusioni e accettare che il sistema creato dopo la Seconda guerra mondiale è finito. Gli europei devono mobilitarsi per diventare autonomi sulla sicurezza, sperando che l'Alleanza regga all'urto e sopravviva con un altro presidente. Ma il mondo rischia di precipitare nel caos molto velocemente e non sembra che i cittadini americani lo stiano capendo”. (31 gen - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)



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