"Abolish ICE!" È questo il grido “di battaglia” che sta attraversando da costa a costa gli Stati Uniti, ripetuto da centinaia di migliaia, forse milioni di manifestanti scesi nelle strade per protestare contro le violenze brutali degli agenti federali a Minneapolis. Da New York a Seattle, da Chicago a Miami, l’America è un unico formicaio in rivolta, un’esplosione di rabbia civile che non accenna a spegnersi e che sta mettendo a ferro e fuoco i centri nevralgici del potere.
La scintilla che ha innescato questo incendio indomabile è il sangue versato sulle strade del Minnesota: l'uccisione di Alex Jeffrey Pretti, un infermiere di 37 anni freddato dagli agenti dell'ICE lo scorso 24 gennaio, è diventata il simbolo di una gestione della sicurezza percepita ormai come una minaccia alla democrazia stessa. Pretti, descritto dai chi lo ha conosciuto come un pilastro della comunità, è stato colpito a morte mentre giaceva al suolo a faccia in giù, e la sua “esecuzione”, rilanciata dal tam-tam dei social, si è trasformata nella prova dello scatenarsi della violenza bellica in un quartiere residenziale, trasformando Minneapolis nel “ground zero” di una nuova “rivoluzione americana”.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco nelle ultime quarantott’ore si è aggiunta in sovrappiù la repressione violenta della libertà di stampa. Gli arresti dei giornalisti Don Lemon e Georgia Fort, avvenuti mentre documentavano le cariche della polizia durante una veglia pacifica, hanno segnato un punto di non ritorno. Il fermo dei due cronisti — "colpevoli" solo di aver puntato l'obiettivo della telecamera verso gli abusi di potere — ricorda più i metodi operativi della polizia politica russa che gli standard democratici garantiti dal Primo Emendamento. Georgia Fort ha documentato il suo stesso arresto in diretta, mostrando agenti federali che le intimavano di interrompere la registrazione, in un atto di censura che ha suscitato lo sdegno dei network internazionali, da NBC News alla CNN.
Nel frattempo, dalla Casa Bianca, Donald Trump ha scelto la linea del pugno di ferro e della delegittimazione. In una serie di dichiarazioni incendiarie, il presidente ha tentato ancora una volta di ribaltare la narrazione, definendo Pretti un "pericoloso agitatore". Trump ha insistito particolarmente su un secondo video, girato l’11 gennaio — esattamente tredici giorni prima dell'omicidio — in cui l'infermiere appariva coinvolto in una discussione accesa con le autorità. Per l'amministrazione, quel video è la prova di una condotta criminale pregressa; per le piazze, è un maldestro tentativo di "assassinio della personalità" per giustificare un omicidio di Stato.
A Chicago, la rabbia ha preso forme imponenti. Marce chilometriche hanno paralizzato il Loop, con i manifestanti che hanno circondato gli uffici regionali dell'ICE. "Non siamo più sicuri nelle nostre case," grida una testimone ai microfoni del reporter, mentre le nuvole di lacrimogeni avvolgono i grattacieli. "Se possono uccidere un infermiere e arrestare Don Lemon davanti alle telecamere, nessuno di noi è più al sicuro." L'America oggi non è solo divisa: è un Paese dove la fiducia nelle istituzioni federali sembra essere crollata sotto i colpi di pistola di un'agenzia che molti ora chiedono di smantellare definitivamente. (31 GEN – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)



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