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direttore Paolo Pagliaro

LA GUERRIGLIA DI TORINO,
MELONI: STATO NON ARRETRA

LA GUERRIGLIA DI TORINO, <br> MELONI: STATO NON ARRETRA

“Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile”. Così la premier Giorgia Meloni sulle scene di guerriglia avvenute durante il corteo contro lo sgombero dello stabile Askatasuna con un poliziotto 29enne, Alessandro Calista, pestato da una decina di persone, per lo più incappucciate o con mascherine, altri 5 ricoverati per contusioni (ma il bilancio finale è di almeno 80 feriti tra forze dell’ordine ma anche manifestanti), un blindato delle forze dell’ordine dato alle fiamme e l’aggressione alla giornalista Bianca Leonardi ed al suo filmmaker della troupe Rai di Far West. Dieci i fermati al termine degli scontri.

L'AGGRESSIONE SELVAGGIA. Il corteo, presidiato da un cordone di un migliaio di agenti e che ha visto oltre 20mila persone avanzare in modo pacifico – presenti rappresentati di centri sociali, sindacati e partiti ed anche il fumettista Zerocalcare), giunti anche da fuori città -, è stato funestato da disordini scatenati nella zona in cui aveva sede il centro sociale da un gruppo organizzato incappucciato e con lamiere usate come scudi e marchiate con la stella rossa, e da lanci di bombe carta, bottiglie, pietre, pezzi di marmo,  cassonetti dati alle fiamme come anche una camionetta della polizia. La peggio l’ha avuta l’agente Alessandro Calista che, rimasto isolato dai colleghi, è stato aggredito de atterrato con calci, pugni, e colpi di martello. Grazie all’intervento di un collega, armato di scudo, il 29enne è stato soccorso prima di conseguenze ben più gravi. “Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza, ho fatto solo il mio dovere” le sue parole al Corriere della Sera dall’ospedale. Pescarese, sposato e con un figlio, in servizio al reparto mobile di Padova ha contusioni multiple ma le sue condizioni non sono gravi. L’agente ha ricevuto le chiamate del capo della polizia Vittorio Pisani e dal ministro dell’Interno mentre in ospedale si sono recati il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione che ha affermato: “Da un lato c’è chi può fare qualsiasi cosa con martelli e tubi, mentre i poliziotti vengono subito accusati di essere violenti se alzano un manganello”, “la responsabilità è anche delle istituzioni che in tutti questi anni hanno cercato di portare avanti il dialogo con l’anti-Stato anziché combatterlo”.

LE REAZIONI. Proprio ieri il senatore di Fratelli d’Italia, Renato Ancorotti, aveva annunciato di aver ritirato il disegno di legge sulla tutela delle forze dell’ordine: “Constatato che ha creato confusione ed è stato indicato come espressione della linea del partito preferisco, per chiarezza, chiuderne il percorso, che era semplicemente una iniziativa personale” aveva detto. Il commento del presidente dei senatori di FI, Maurizio Gasparri, dopo gli scontri:  “Alle belle anime che dicono che non si può fare il decreto, che bisogna correggere ogni norma, nessuno escluso, diciamo che il poliziotto preso a martellate ha riportato conseguenze fisiche gravissime. Andiamo avanti per difendere la democrazia e i legulei, ovunque collocati, guardino queste immagini prima di censurare questa o quella norma. Saremo chiari nel parlamento e nel paese”.

“Immagini bestiali da Torino. Calci in faccia, pugni e sassi. In tanti contro uno. Per questa gentaglia il carcere non basta, infami vigliacchi loro e chi li protegge” un post del leader della Lega Matteo Salvini. “Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato” sono state ancora le parole della premier Giorgia Meloni. “A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata. Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni. Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende”. Unanime la condanna delle forze politiche e dura la presa di posizione dei sindacati delle forze dell’ordine. Così Giuseppe Tiani, Segretario  Generale del Siap: “Non è più tempo di indulgenza retorica verso chi deliberatamente sceglie la violenza come linguaggio politico, devastano la città e aggredendo i poliziotti che la difendono. Bombe carta, razzi e oggetti lanciati contro i reparti, assalti ai cordoni, incendi e deviazioni dal percorso stabilito non hanno nulla a che vedere con il diritto di manifestare, sono atti di guerriglia urbana. Lo affermi con chiarezza, la cultura della sopraffazione violenta e un metodo squadrista che colpisce uomini e donne in divisa e tenta di imporre, con la paura, zone franche e impunità. Chi colpisce deliberatamente un poliziotto colpisce lo Stato e prima ancora, la sicurezza dei cittadini delle famiglie e dei commercianti. Il SIAP esprime piena solidarietà agli operatori feriti e chiede che si proceda rapidamente all’identificazione e alle responsabilità individuali, senza ambiguità e senza scorciatoie propagandistiche, il garantismo è una conquista dello Stato di diritto ma non può essere un alibi per chi usa la violenza come metodo. Torino non può essere ostaggio di minoranze violente e mascherate che trasformano la piazza in un campo di battaglia. Il diritto di protesta deve essere sempre garantito e tutelato, ma al contempo la violenza di va perseguita senza tentennamenti”. Per Domenico Pianese, segretario del Coisp, “non si tratta di manifestazioni spontanee, ma di azioni organizzate, con passamontagna, materiali atti a offendere e una strategia precisa di tensione. Chi parla di protesta pacifica mente sapendo di mentire: qui siamo di fronte a un modello di illegalità strutturata, che usa l’occupazione abusiva, la violenza e l’intimidazione come strumento politico”. Così Valter Mazzetti, segretario generale Fsp: “Un assalto premeditato, organizzato da giorni e strutturato per attaccare lo Stato, per fare più danni possibile mettendo a rischio l’incolumità pubblica, per fare più male possibile agli agenti in servizio di ordine pubblico. Ecco cosa è accaduto a Torino, dove un collega, al quale ci stringiamo esprimendo tutta la nostra solidarietà, stava per essere ammazzato e almeno 50 sono rimasti feriti, ma il conto continua a salire di ora in ora. Altro che difesa di un centro sociale dove si fa ‘arte e cultura’, solo sciocchezze che offendono l’intelligenza altrui! Quelli scesi in strada a devastare tutto non sono manifestanti e non hanno alcun principio o ideale, sono solo e unicamente dei delinquenti, terroristi che vogliono minare l’ordine democratico imponendosi con la forza e la violenza, e minare la sicurezza pubblica agendo al di fuori di ogni regola civile e calpestando la legge. E mentre i poliziotti sono ancora lì a svolgere il loro dovere, mandati a fronteggiare una guerriglia più che annunciata, vogliamo ribadire che siamo stanchi, arrabbiati e stufi di tutta questa delirante violenza, che ancora qualcuno si ostina follemente a giustificare tra le righe, e attendiamo che questi criminali finiscano in carcere, per davvero, a scontare la loro ferocia. Con tutta la determinazione di cui siamo capaci ribadiamo che chiunque oserà manifestare un qualsiasi atteggiamento che ‘comprenda’, giustifichi, spieghi o addirittura legittimi questo scempio confermerà di essere mosso dalla stessa identica insofferenza e odio verso la Polizia, verso lo Stato e verso la democrazia e la libertà che abbiamo visto nelle strade di Torino stasera, soprattutto in quella mano che impugnava un martello con cui veniva colpito il nostro eroico collega”. “Non siamo più davanti a episodi isolati o a degenerazioni improvvise della piazza. Qui c’è una violenza organizzata, legittimata e giustificata da anni di propaganda anti-polizia”, dichiara Fabio Conestà, segretario generale del MOSAP. “Quando un poliziotto viene picchiato mentre svolge il proprio servizio, lo Stato intero viene aggredito. E chi tace oggi non potrà dirsi innocente domani”, “per anni abbiamo assistito a processi mediatici contro le Forze dell’Ordine, a slogan infamanti, a una criminalizzazione sistematica del nostro lavoro. Questo è il risultato: poliziotti trasformati in bersagli legittimi. Chi oggi si scandalizza solo quando la violenza arriva dallo Stato, ma la giustifica quando arriva dalla piazza, ha perso ogni credibilità morale". “E’ l’esito di dinamiche organizzate, già evidenziate nei giorni scorsi in un nostro comunicato pubblico che segnalava preparativi e modalità orientate allo scontro” sottolinea una nota dll’Unione Sindacale Italiana Finanziaria (USIF). “La pianificazione del disordine, l’uso del fuoco e la ricerca dello scontro richiamano purtroppo pagine buie della storia del Paese, in cui la violenza veniva costruita e messa in scena come strumento di pressione, con dinamiche assimilabili a forme di terrorismo interno”. Dichiara Eliseo Taverna, segretario generale Nazionale del Sindacato Italiano Autonomo Finanzieri: “Quanto accaduto rappresenta l’ennesima guerriglia urbana senza precedenti: attacchi volontari, diretti e violenti, con il chiaro intento di ferire gravemente gli operatori di Polizia e distruggere mezzi e beni pubblici e privati. Episodi inaccettabili che trasformano la legittima protesta in violenza cieca contro chi è al servizio dello Stato. Vedere soggetti colpire ripetutamente e senza scrupoli un poliziotto inerme scaraventato a terra, utilizzando martelli e spranghe in parti vitali del corpo, rappresenta un chiaro segnale di disprezzo verso la vita umana e la piena volontà di colpire lo Stato stesso”. “Non è sacrificio ma abbandono e non faremo un passo indietro nel denunciare questo scempio, finché qualcuno non ne risponderà davanti ai poliziotti e al Paese” si legge in una nota di OSA Polizia. La Rai, in un comunicato, ha condannato “con la massima fermezza la gravissima aggressione” alla sua troupe. “Un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo. L’aggressione assume un significato ancora più grave alla luce del fatto che "Far West" ha realizzato un’inchiesta su Askatasuna che ha contribuito a far emergere criticità e responsabilità poi al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. Colpire i giornalisti Rai in questo contesto significa tentare di intimidire il servizio pubblico e di punire chi fa informazione”. (1 feb - red)

 

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