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direttore Paolo Pagliaro

Made in Europe
(finalmente!)

Made in Europe <br> (finalmente!)

di Paolo Pagliaro

Per accedere a sovvenzioni e fondi europei, le imprese dovranno impegnarsi a produrre e creare posti di lavoro in Europa. E’ una novità non banale quella annunciata dal commissario al Mercato interno Stéphane Séjourné, che propone un “Made in Europe” da contrapporre all’America First  di Donald Trump e all’espansionismo  commerciale della Cina. L’Unione  dispone di bilanci pluri-annuali e strumenti straordinari con 800 miliardi l’anno destinati alle imprese, all’innovazione, alla transizione verde e digitale, e alla ripresa economica. Sono fondi diretti, prestiti agevolati e garanzie, con l’obiettivo di rafforzare la competitività.   Fino ad oggi era denaro che poteva prendere strade diverse, comprese quelle della delocalizzazione, dell’import senza trasformazione locale, degli investimenti puramente speculativi come quelli finanziari e immobiliari.  

Ora è in arrivo la svolta: chi sposta gli impianti in Asia o in America dovrà farlo a proprie spese, perché ogni euro stanziato dalla commissione dovrà contribuire a rafforzare la base produttiva e l’occupazione in Europa.  La decisione verrà formalizzata dalla commissione il 25 febbraio. Hanno  già detto sì più di mille imprese, tra le quali colossi come  Bosch, Continental, Michelin, Thyssenkrupp,  Air France e – tra le 250 italiane– Enel e Pirelli.

Il "Made in Europe" è l’inizio di una controffensiva da tempo attesa, una prima tappa di quel  “risveglio” invocato anche da Mario Draghi, quando afferma che un'Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori.

(© 9Colonne - citare la fonte)