Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Salute, Murelli (Lega): Serve piano nazionale cardiovascolare

Roma, 3 feb – Sull’embolia polmonare “l’Italia è un po’ indietro rispetto ad altri Paesi europei perché manca un piano nazionale sulle malattie cardiovascolari, ma oggi c’è una forte volontà di fare rete e colmare questo gap, partendo dall’embolia polmonare”. Lo ha detto la senatrice della Lega Elena Murelli a margine della conferenza stampa “Dalla diagnosi alle politiche sanitarie: un impegno comune contro l’embolia polmonare”, sottolineando la necessità di un cambio di passo sia sul fronte della diagnosi sia su quello dell’organizzazione dei percorsi di cura. Murelli ha ricordato come l’embolia polmonare rappresenti “la terza causa di morte tra le malattie cardiovascolari, dopo ictus e infarto”, con numeri che impongono attenzione immediata: “Parliamo di circa 65mila nuovi casi ogni anno, 38mila ricoveri ospedalieri e una mortalità che va dal 15 al 20%”. Dati che, secondo la senatrice, rendono evidente l’urgenza di interventi strutturali e coordinati. Dal punto di vista clinico, ha spiegato, “esistono già dispositivi medici mininvasivi in grado di intervenire efficacemente sul paziente”, ma il vero nodo resta l’organizzazione del sistema sanitario. “L’embolia polmonare è una patologia tempo-dipendente: prima la diagnostichiamo e prima interveniamo, migliori sono gli esiti per il paziente e maggiori anche i risparmi sui costi diretti e indiretti”, ha affermato. Da qui la richiesta di inserire l’embolia polmonare all’interno delle reti tempo-dipendenti, oggi previste dal DM 70 del 2015 per patologie come infarto, ictus, trauma ed emergenza-urgenza. “Deve entrare a pieno titolo in quel quadro – ha ribadito – perché solo così possiamo garantire percorsi rapidi, omogenei e realmente efficaci su tutto il territorio nazionale”. Infine, Murelli ha riferito dell’impegno assunto dal Ministero della Salute: “Abbiamo avuto la disponibilità ad aprire percorsi specifici e a inserire l’embolia polmonare nel futuro piano nazionale sul cardiovascolare, un piano che oggi in Italia ancora manca e sul quale il confronto è finalmente avviato”. Un primo passo, ha concluso, “per trasformare la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva in una vera politica sanitaria nazionale”.
(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)