Dalle violenze di sabato a Torino “emerge un innalzamento dello scontro che richiama dinamiche terroristiche” e una “vera e sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico”. È il quadro tracciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nell’informativa alla Camera sui disordini scoppiati durante la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna, conclusasi con decine di feriti tra le forze dell’ordine e numerosi fermi. Piantedosi ha innanzitutto espresso “piena solidarietà agli agenti rimasti feriti e a tutti gli operatori impegnati nel difficilissimo compito di tutela dell’ordine pubblico”, rivendicando il lavoro preventivo svolto dalle forze di polizia, che “ha evitato danni ben più gravi”. Prima del corteo, ha riferito il ministro, erano state identificate circa 800 persone, di cui una cinquantina stranieri. Secondo la ricostruzione fornita in Aula, la manifestazione è stata vissuta dagli ambienti antagonisti come una sorta di “resa dei conti” dopo lo sgombero di Askatasuna, occupazione durata oltre trent’anni. Al corteo avrebbero aderito anche movimenti pro-Pal e singoli esponenti politici, mentre circa 1.500 persone si sarebbero distaccate dal resto dei manifestanti, sfruttando l’oscurità e la massa del corteo come “scudo visivo”, per preparare e attuare le azioni violente. Il bilancio è pesante: 108 agenti feriti, 27 persone sottoposte a fermo – 24 per resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi improprie e travisamento – e tre arresti per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Tra gli oggetti sequestrati figurano chiavi inglesi, coltelli, sassi e indumenti per il travisamento.
Il ministro ha parlato esplicitamente di “violenza organizzata contro lo Stato”, sottolineando come le azioni mirassero a “devastare la città” e a “compattare la galassia anarchica”. In questo quadro, ha spiegato, le forze dell’ordine avrebbero riscontrato anche il ruolo di settori del corteo che avrebbero fatto da “scudo fisico” ai gruppi più violenti, arrivando ad aprire ombrelli per nasconderne i movimenti e accelerando l’andatura del corteo per offrire copertura agli scontri. Piantedosi ha respinto le accuse di un arretramento del diritto di manifestare, sostenendo che “è vero l’esatto contrario”, ma ha ribadito che “azioni volte a devastare le città vanno fermate con fermezza”. In questo senso ha difeso strumenti come il fermo preventivo, già presenti in altri ordinamenti europei, chiarendo che la tutela delle forze di polizia “non è immunità”: “In uno Stato di diritto – ha detto – le forze dell’ordine sono un baluardo, non bersagli mobili della criminalità”. Nel suo intervento, il titolare del Viminale ha infine chiamato in causa le responsabilità politiche, affermando che “chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità” e ricordando che Askatasuna ha rivendicato le azioni criminali. Da qui l’appello conclusivo a una “indispensabile convergenza politica” e a un’“unanime condanna” dei fatti di Torino, come presupposto per sostenere nuove misure a tutela della sicurezza e delle forze dell’ordine.
(© 9Colonne - citare la fonte)



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