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direttore Paolo Pagliaro

MGF: 88.500 IN ITALIA,
NEL MONDO 230 MLN

MGF: 88.500 IN ITALIA, <BR> NEL MONDO 230 MLN

Nella Giornata Mondiale per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, che si tiene oggi, si ricorda che in Italia si stima siano presenti circa 88.500 donne e ragazze sopra i 15 anni che vivono nel nostro Paese hanno già subito una mutilazione genitale femminile, prevalentemente all’interno di comunità provenienti da Paesi in cui la pratica è storicamente diffusa, tra cui quelle egiziana, nigeriana ed etiope. La maggioranza delle quali nate all’estero (98%). Sono circa 16mila bambine sotto i 15 anni potenzialmente a rischio, 9mila delle quali nate in Italia.  Una violazione dei diritti umani che colpisce almeno 230 milioni di donne nel mondo, un dato in aumento del 15% rispetto a quello del 2000 e circa 4 milioni rischiano ogni anno di esservi sottoposte prima dei 15 anni. Non solo in Africa, ma anche in Asia, Medio Oriente, America Latina, Europa e Nord America. La pratica è documentata in almeno 94 Paesi, in tutti i continenti, con una maggiore diffusione in Africa centrale e in alcune aree del Medio Oriente e dell’Asia. Le conseguenze sono gravi e durature anche sul piano sanitario ed economico: i costi sanitari globali associati alle MGF sono stimati in circa 1,4 miliardi di dollari l’anno4 e sono destinati ad aumentare in assenza di interventi efficaci. Le MGF, pur assumendo forme diverse a seconda dei contesti, affondano ovunque le proprie radici in norme di genere discriminatorie e in fattori socio-economici strutturali. In molte comunità sono ancora giustificate come tradizione, requisito per il matrimonio o presunto precetto religioso, senza alcun fondamento scientifico o religioso, e rappresentano uno strumento di controllo del corpo e del ruolo sociale di donne e ragazze. Nonostante un numero crescente di Paesi si sia dotato di una legislazione per contrastare le mutilazioni genitali femminili, i progressi normativi restano fragili senza un reale cambiamento culturale. Il recente caso del Gambia lo dimostra chiaramente: nelle ultime settimane è stato presentato un nuovo ricorso – dopo quello del 2024 – per mettere in discussione il Women’s Act del 2015 che vieta le MGF, evidenziando il rischio di arretramenti anche nei Paesi dotati di una legislazione specifica. "Siamo molto lontani dall’abbandono di tale pratica. La spinta finale verso l'abbandono delle MGF entro il 2030, dovrebbe essere almeno dieci volte superiore per raggiungere l'obiettivo. Le stime ci indicano però che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta" afferma Laura Gentile, referente per la prevenzione e il contrasto alle MGF di Amref Italia “in particolare faccio riferimento al fatto che, nel mondo, le giovani hanno subito meno frequentemente delle adulte le MGF. Ciò dimostra che se si promuovono la consapevolezza e l'attivismo delle nuove generazioni e delle comunità, si innescherà un processo di cambiamento profondo e condiviso, dal quale difficilmente torneremo indietro. Coraggio, per uscire dal silenzio, e dialogo con istituzioni, operatori sanitari e comunità sono le chiavi".  

 

“A vent’anni dall’approvazione della legge 7/2006 contro le mutilazioni genitali femminili, l’attuazione della norma resta opaca e frammentata” sostiene una analisi realizzata da ActionAid. “Al Dipartimento per le Pari Opportunità sono stati assegnati, tra il 2011 e il 2025, 14,6 milioni di euro, di cui oltre 9,1 milioni non risultano utilizzati. Il Ministero della Salute tra il 2005 e il 2025 ha trasferito alle Regioni oltre 18,3 milioni di euro per attività di prevenzione, formazione e assistenza. A fronte di questi stanziamenti, mancano dati completi sugli interventi realizzati, sui risultati raggiunti e sui territori coinvolti, rendendo impossibile una valutazione trasparente dell’efficacia delle politiche adottate – si legge in una nota -. Questa carenza emerge in modo evidente anche nel funzionamento del numero verde nazionale contro le mutilazioni genitali femminili (800.300558), attivo dal 2009 e gestito dal Ministero dell’Interno. In sedici anni ha registrato 228 telefonate, senza alcuna chiamata nel triennio 2017–2019, e solo 9 segnalazioni riconducibili a casi di MGF, a fronte di quasi 5 milioni di euro allocati tra il 2009 e il 2025 per il suo funzionamento - di cui oltre 3,6 milioni non risultano spesi - e senza che ci siano informazioni disponibili sugli esiti delle segnalazioni o sui percorsi di protezione attivati. Alla luce di questi dati, l’integrazione dell’800.300558 nel 1522 appare una scelta di maggiore efficacia e coerenza con il sistema nazionale antiviolenza. Le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili sono gravi e durature sulla salute fisica e mentale, con complicanze immediate e a lungo termine, tra cui problemi ginecologici, ostetrici, sessuali e psicologici, oltre a un aumento dei rischi durante la gravidanza e il parto. È alla luce di questi impatti che il quadro appena descritto appare ancora più critico se messo in relazione con la dimensione del fenomeno in Italia”. “In Italia la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili e la protezione delle donne e delle bambine che le hanno subite non fanno ancora parte di un sistema strutturato e coordinato. Gli interventi sono frammentati, le attività di prevenzione sporadiche e l’emersione dei casi avviene spesso in modo casuale, solo quando le donne entrano in contatto con i servizi per altri motivi, come una visita medica, un parto o una situazione di violenza domestica” dichiara Isabella Orfano, esperta di diritti delle donne di ActionAid. Cosa pensano gli italiani delle mutilazioni genitali femminili (MGF)? Amref Italia lo ha rilevato con un'indagine condotta da Ipsos. Solo il 7% si dichiara molto informato. Dato che sale all’11% tra la GenZ. Elevata la quota dei dubbiosi: il 38% non è certo se siano presenti oppure no in Italia, attualmente, donne/ragazze che hanno subito mutilazioni genitali, ed è il 42% della GenX a ritrovarsi in questa incertezza. Indagando sull'idea di quante donne/ragazze che hanno subito MGF e che attualmente vivono nel nostro Paese, solo il 2% ha risposto esattamente (tra 80 e 100mila), il 67% tende a sottostimare il fenomeno e di questi il 41% pensa che non siano più di 5.000. L’87% ritiene che sia importante affrontare il tema delle mutilazioni genitali femminili. A pensarlo la quasi totalità dei Baby Boomers (91%). Come farlo? Primariamente attivando campagne di protezione delle minori e prevenzione in famiglia (32%); parlando nelle scuole con programmi di salute sessuale (27%); garantendo maggiore protezione alle donne che hanno subito mutilazioni genitali (23%) e realizzando campagne di comunicazione multilingue e mirate (23%). Lo scorso anno, in sei Paesi africani, Amref ha trattato e segnalato circa 25 mila casi di violenza di genere. Sempre attraverso i suoi progetti, legati al tema dei Diritti della Salute Sessuale e Riproduttiva (SRHR) – dove vengono affrontate anche le MGF - sono state raggiunte 612 mila persone in dieci Paesi africani. Continuano i riti di passaggio alternativo – cerimonie in cui viene celebrato il passaggio all’età adulte delle ragazze, ma eleminando la pratica della mutilazione genitale femminile - in Kenya, dove nel 2025 sono state salvate oltre mille bambine. Molte le attiviste impegnate, come Kadidiatou, che in una poesia video racconta il dolore di ragazze incontrate durante il suo impegno. Recita che “Mariama era già sposa a soli 15 anni, senza sapere cosa significasse” o “Fatou, costretta a letto, che piange lacrime di sangue, perché sua nonna, complice, e sua madre impotente, l’hanno condotta dalla tagliatrice”. Il suo è un messaggio forte rivolto anche agli uomini quando dice che la potenza di un uomo forte “si sgretola davanti a lei”, riferendosi ad una donna che ha detto no ad ogni forma di violenza. (6 feb - red)

 

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