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GEN. JUCCI: MORO
MIO UNICO RAMMARICO

GEN. JUCCI: MORO <BR> MIO UNICO RAMMARICO

“Non ho rimorsi, sono abbastanza sereno, l'unico rammarico resta il rapimento di Aldo Moro: forse potevo capire meglio e quindi operare in maniera diversa, non avrei mai immaginato che Washington e Mosca stessero remando contro la liberazione di Moro e lo stessero facendo insieme”,  “Moro non era benvisto né dall'America né dalla Russia che non fecero nulla per la liberazione, ma neanche i nostri servizi e le autorità di polizia si sono mosse per salvarlo, nel gruppo strano che ha diretto le operazioni erano tutti della P2: erano persone legate agli Stati Uniti e facevano tutto quello che poteva essere utile agli americani”. Lo dichiara il generale Roberto Jucci in un'intervista a La Repubblica in occasione del suo centesimo compleanno. Il generale ripercorre la sua carriera spiegando che “le mie soddisfazioni maggiori sono quelle che meno si conoscono, pochi sapevano che ho scritto io per conto del ministro della Difesa Giulio Andreotti la legge di riforma del dicastero, le missioni più importanti sono state quelle che ho compiuto in Libia con Moro e quella in Cina nel 1979 per riallacciare i rapporti con gli Usa, e poi la lotta alle Brigate Rosse: non dimenticherò il giorno in cui ho dato l'ordine a seicento carabinieri di attaccare tredici covi delle Br, quando mi dissero che non c'erano stati morti ho tirato il respiro più lungo della mia vita”. Jucci ricorda il suo rapporto con il leader libico sottolineando che “Gheddafi era giovane, molto diverso da quello che sarebbe diventato con il potere e con i soldi, era un capitanino alle prime armi, mi ricordo che l'aiutai a formare il suo primo governo e ottenni tutto quello che Palazzo Chigi mi domandava di chiedergli, ci sono riuscito essenzialmente perché avevo sventato un complotto per farlo fuori organizzato dagli inglesi e questa operazione mi concesse una posizione di favore in tutti i rapporti che ho avuto con lui”. Sulla politica attuale osserva che “ho l'impressione che i politici di un tempo avessero un giro d'orizzonte molto più ampio di quelli attuali, fatta eccezione della premier Meloni che ha rapporti un po' con tutti, Andreotti con chiunque voleva parlare, dall'America alla Russia, alzava il telefono e ci parlava”. Inoltre, sulla gestione della sicurezza e dell'intelligence oggi, afferma che “ci vuole un'intelligence unitaria, credo poco nei coordinamenti, ci vorrebbe più professionalità nei servizi segreti con immissioni non di comodo ma basate su corsi specifici, noi avevamo vissuto la guerra ed eravamo abituati ai sacrifici, risolvevamo i problemi assumendoci le responsabilità e sentivamo l'orgoglio di servire i cittadini e le istituzioni: quello che significa servire lo Stato”. Dopo la carriera militare, Jucci è stato dirigente per Raul Gardini e nell'Iri di Romano Prodi, oltre che commissario di governo per emergenze ambientali, mantenendo fede a una visione dello Stato in cui “bisognava risolvere i problemi assumendoci le responsabilità, sentendo l'orgoglio di servire i cittadini e le istituzioni, accettando rischi e avendo penetrazione ovunque possa nascere una minaccia per l'Italia”. (19 feb - red)

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