Roma, 19 feb – “Operaicidio” è “li segno di un allarme e di un dato drammatico, quello che ci consegna purtroppo ogni giorno quasi tre morti sul lavoro, dei dati che sono impressionanti: le morti per mafia, e purtroppo le donne uccise in questo Paese, sono numericamente addirittura meno, eppure quando parliamo di morti di lavoro si parla e si usa il termine ‘morti bianche’, come se fossero delle morti candide, tutto sommato da non imputare a nessuno. Ecco io penso che intanto questo sia profondamente sbagliato, sono morti sul lavoro, quel lavoro che è previsto dall'articolo 1 della Costituzione, quel lavoro che dobbiamo rivendicare, ottenere, faticare per avere e che è poco pagato, che spesso è troppo precario in questo Paese e che addirittura diventa un elemento di morte”. Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, , che ha preso parte nella Sala degli Atti parlamentari del Senato alla presentazione del libro “Operaicidio - Perché e per chi il lavoro uccide. Le storie, le responsabilità, le riforme” del magistrato Bruno Giordano e del giornalista Marco Patucchi, su iniziativa del capogruppo M5S a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli. “Ecco – continua la deputata Pd - questo non è giusto, è profondamente ingiusto ed ecco perché penso che ‘operaicidio’ sia un termine forte, ma che è un termine che denuncia con chiarezza quello che avviene oggi nel nostro Paese, è un atto di denuncia precisa, perché molto documentata, ma è altresì un atto di memoria, perché gli autori ci hanno raccontato molte storie di persone che hanno perso la vita in questi anni e a cui dobbiamo con ‘disciplina ed onore’, questo sì previsto per Costituzione, provare a dare delle risposte che francamente non siano solo dei titoli vuoti, una burocrazia vuota di decreti inutili o che rimandano ad altri decreti, ma che contengano delle risposte e dei tempi precisi”. “E poi – conclude Gribaudo - c'è il grande tema della giustizia, forse più che un referendum su nulla sarebbe stato utile parlare di quello che non funziona nella giustizia. Coloro che perdono i propri familiari sul lavoro hanno un doppio danno: il primo è che perdono il proprio caro, il secondo è che non ricevono quasi mai giustizia, perché i processi cadono in prescrizioni o perché come sappiamo si fa fatica a risalire alla verità. E questo è un elemento su cui davvero bisognerebbe concentrare tutto il nostro lavoro e il nostro sforzo politico bipartisan”. (PO / Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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