di Paolo Pagliaro
C'e' un paradosso al cuore della crisi dell'informazione scritta: non si sono mai letti cosi' tanti articoli di giornale, eppure i giornali non hanno mai guadagnato cosi' poco. La transizione verso il digitale ha moltiplicato le platee ma ha fatto evaporare i ricavi, mentre la pubblicita' migra in massa verso le grandi piattaforme tecnologiche. Il risultato e' una stagione di grandi cambiamenti: testate storiche cambiano proprietà, redazioni si assottigliano, le edicole chiudono, eppure qualcuno - con la formula giusta - riesce ancora a scommettere sul futuro.
Passa di mano La Stampa, storico quotidiano di Torino, che diventa capofila di un gruppo editoriale che assembla e mette in sinergia diverse testate locali, secondo il modello costruito in passato da innovatori come Carlo Caracciolo e Mario Lenzi. Sono passati di mano i quotidiani del gruppo Riffeser - Giorno, Nazione e Resto del Carlino – con l’ingresso di un nuovo editore ricco di entusiasmo e di risorse come Leonardo Del Vecchio. Sta per essere ceduta a un imprenditore greco La Repubblica, che fu il giornale-partito dell’Italia progressista. Il Corriere della Sera festeggia i 150 anni consolidando un sistema informativo che all’edizione nazionale aggiunge 16 dorsi locali, i siti, le app, i podcast, i social, le newsletter, creando una comunità di 750 mila abbonati. E debuttano nuove formule proprietarie come la Fondazione presieduta da Antonio Campo dall’Orto a cui Carlo De Bendetti ha ceduto le quote del quotidiano il Domani. E’ una scommessa sul successo di un’iniziativa editoriale in grado di autofinanziarsi puntando a un mercato – quello dell’opinione pubblica liberaldemocratica e di centrosinistra - che rischia di restare orfana dei suoi tradizionali media di riferimento.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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