“Siamo entrati nell'era della prepotenza che non conosce limiti, ma attenzione a non cedere al realismo di chi si arrende o ci naviga dentro. Questo realismo si traduce nel sostegno delle ragioni dei più forti”. Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, il giurista Gustavo Zagrebelsky, secondo cui l'attuale fase storica è caratterizzata da una “discesa nell'abisso ma non è esclusa la risalita. Il dovere degli intellettuali è ricordare che esiste un'alternativa alla rassegnazione: altrimenti cediamo a quello che Julien Benda ha chiamato il tradimento dei chierici”. Il giurista osserva che “bisogna distinguere tra gli idealisti, che vedono il disordine mondiale per porvi riparo, e i realisti che invece alzano le braccia in un atteggiamento di resa: così va il mondo, bisogna adeguarsi; c'è la guerra, bisogna armarsi. Una siderale distanza morale separa i due atteggiamenti mentali. Oggi nella testa dei nostri governanti prevale questo secondo atteggiamento”. In merito alle recenti dichiarazioni dei membri del governo, Zagrebelsky critica la “leggerezza” nel parlare di diritto internazionale, sostenendo che “un esponente del governo che dice in Parlamento che è in atto un'azione bellica contro il diritto internazionale ne dovrebbe trarre le conseguenze, con la condanna esplicita dei paesi aggressori. E non dovrebbe arrendersi al fatto compiuto, vivacchiando dentro il perimetro bellico disegnato dai prepotenti”. Commentando la linea della premier Giorgia Meloni, sottolinea che “non aiuta la pace chi allestisce una santa barbara: le armi, perché facciano paura, devi essere disposto a usarle. La corsa europea agli armamenti in nome della pace è come riempire di benzina un barile con l'intenzione di spegnere il fuoco”. Il giurista denuncia inoltre il “capitalismo del nostro tempo” dove gli investimenti garantiscono profitti attraverso le aziende produttrici di armi: “Sono soldi speculativi su morti e devastazioni. La nostra è un'epoca apocalittica, nel senso originario del disvelamento della verità. Ora vediamo con limpidezza la civiltà che abbiamo edificato: arricchimento per mezzo di distruzione”. Zagrebelsky mette in guardia dall'effetto domino delle guerre, ricordando che “la piccola scintilla può accendere il grande incendio. Lo stesso sta accadendo adesso, a partire dal misfatto del 7 ottobre. Il seguito è fuori controllo perché poi, sulla guerra, c'è chi specula per il proprio utile”. Richiamando l'articolo 11 della Costituzione, conclude che “le clausole degli accordi internazionali in vigore non possono dipendere da un semplice voto di maggioranza: la modifica richiede una procedura complessa, sotto lo sguardo vigile del capo dello Stato, alla luce del ripudio della guerra. Una formula chiara, nata da un impulso morale all'indomani della devastazione della guerra”. (10 mar – red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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