“Le aziende possono assorbire lo choc energetico per qualche settimana. Se però la crisi dovesse protrarsi, sarà necessario un intervento strutturale del governo” afferma, in una intervista a La Stampa, Francesco Mutti, presidente di Centromarca, commentando i rischi di una nuova fiammata inflazionistica legata al conflitto in Iran. Secondo il numero uno dell'industria di marca, il pericolo principale non risiede solo nelle quotazioni attuali, ma nella persistenza dei prezzi elevati: “Se la tensione restasse elevata a lungo, la pressione economica diventerebbe difficile da sostenere. La prima settimana si assorbe. Ma se la crisi dura di più, il prezzo dei trasporti e dei noli marittimi, sia in entrata che in uscita, è destinato ad aumentare”. Mutti evidenzia come la capacità delle imprese di trasferire i costi sui consumatori sia ormai limitata, poiché “negli ultimi anni i consumatori sono già stati drenati dall'aumento dei prezzi. L'inflazione è come il tubetto di dentifricio: è facile farlo uscire, quasi impossibile farlo rientrare”. Riguardo ai tempi di reazione del mercato, il presidente di Centromarca spiega che, ad esclusione dei prodotti freschi, la trasmissione non è immediata: “I nuovi listini potrebbero essere decisi magari tra un mese e poi applicati dopo altri 60 giorni. Le fiammate inflazionistiche spesso si vedono quando lo choc è avvenuto mesi prima”. Per questo motivo, sollecita un’azione preventiva dell’esecutivo: “La mossa più efficace sarebbe bloccare sul nascere l'aumento dei costi energetici. Intervenire subito è molto meno costoso che farlo quando la spirale inflazionistica è già partita”. Infine, Mutti richiama la necessità di un mix energetico solido, lamentando che in passato sul tema “ha prevalso una visione populista, come per il referendum sul nucleare. E alla fine le conseguenze ricadono soprattutto sulle fasce sociali più fragili”.
“Il settore aveva già difficoltà strutturali legate ai costi dell'energia, adesso sostenere il doppio del prezzo dell'energia è impossibile. Per il mio ruolo in Assocarta mi sto confrontando con colleghi che stanno valutando fermate degli impianti” afferma, sempre in una intervista a La Stampa, il presidente di Assocarta Lorenzo Poli, lanciando un grido d'allarme per l'industria manifatturiera italiana. Secondo Poli, la situazione è critica poiché “in una settimana il prezzo è passato da 30 a 60 euro e stamattina era a poco sotto i 70”, una dinamica che rischia di paralizzare l'intero comparto. “La preoccupazione è che si blocchi anche il sistema del riciclo, perché in Italia oltre il 60-70% delle materie prime deriva dalla carta recuperata. Se si ferma l'industria si danneggia non solo la manifattura ma anche l'economia circolare”, sottolinea il numero uno di Assocarta, evidenziando come lo stop produttivo avrebbe ripercussioni a catena su tutta la filiera del Made in Italy. Poli conclude ribadendo l'urgenza di un intervento governativo: “Il gas che raddoppia di prezzo senza prospettive di fermarsi non può essere affrontato solo con la riduzione degli oneri. Oggi non possiamo che dichiarare uno stato di emergenza”. (10 mar – red)
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