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Giustizia, alla Camera il caso del carabiniere Fausto Dardanelli

Roma, 10 mar - Il prossimo 22 luglio saranno trascorsi dieci anni dalla morte di Fausto Dardanelli, il carabiniere morto in circostanze da chiarire il 22 luglio del 2016, trovato senza vita nella sua automobile a Bagaladi, nel reggino, con due colpi d'arma da fuoco alla testa. Anni in cui la famiglia si è sempre battuta per la riapertura del caso, non credendo alla tesi del suicidio. Il caso è stato portato alla Camera con una conferenza, promossa dai deputati M5S Stefania Ascari e Antonio Ferrara. “Abbiamo fortemente voluto questa conferenza stampa – afferma Ascari - innanzitutto perché Fausto Dardanelli era un servitore dello Stato, e bisogna pretendere verità e giustizia che in questa vicenda non sono state scritte. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Nordio, per mettere in evidenza tutte quelle zone d'ombra che riguardano la sua morte, e ci parlano in realtà non di un suicidio, ma di un omicidio: il caso deve essere chiarito”. “L'obiettivo – sottolinea Ferrara - è riempire questi vuoti che ci sono stati, anche nelle procedure: il nostro interesse è quello che per un servitore dello Stato, lo Stato stesso non deve avere paura di andare a trovare nuove prove su quello che è accaduto”. A Montecitorio presente la madre di Fausto Dardanelli, Maria Angela Placanica: “La nostra richiesta di verità e giustizia – racconta - è sempre più forte e io continuerò finché sarò viva a cercare questa verità e questa giustizia, perché mio figlio era anche un servitore dello Stato. Tutti abbiamo diritto alla verità e alla giustizia, soprattutto penso i carabinieri”. All’ipotesi del suicidio “non crediamo assolutamente – spiega l’avvocato Giulio Murano - Uno degli elementi scandalosi di questa vicenda, che lascia pensare a un depistaggio organizzato, è stata la chiusura delle indagini dopo cinque giorni dal decesso del carabiniere, tra l'altro senza che ci fosse stata un'iniziativa forte di indagini da parte dell'Arma, senza interessare la procura militare di Napoli, che era competente funzionalmente sulla vicenda militare”. L’avvocato, inoltre, rileva “soprattutto il fatto che l’ipotesi balistica del suicidio con due colpi di pistola fosse stata accreditata come normale: invece non era assolutamente normale perché le indagini successive di carattere medico legale e scientifico balistico, svolte dal Ris di Parma, hanno dimostrato l'assoluta inconsistenza e l'impossibilità che si potesse trattare di un suicidio”. “Quindi – prosegue - le indagini si sono susseguite con l'opposizione fatta dalla famiglia alle quattro richieste di archiviazione, con quattro respingimenti da parte del Gip, l'ultimo delle quali nel 2023 con la richiesta di approfondimento investigativo con indagine collegiale, indagine collegiale che non siamo riusciti a far svolgere alla procura di Reggio Calabria, la quale ha preferito affidarsi al reparto investigazioni scientifiche del ministero dell'Interno, il quale ha concluso esattamente come erano state concluse le indagini negli anni precedenti”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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