Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

GUERRA, GIORNO 12:
TEHERAN ATTACCA TUTTI

GUERRA, GIORNO 12: <BR> TEHERAN ATTACCA TUTTI

Nelle prime ore di oggi, l'Iran ha dato il via a quella che i media statali di Teheran definiscono l’operazione militare “più intensa e pesante” dall'inizio delle ostilità. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha confermato il lancio massiccio di missili balistici a lungo raggio, tra cui i temuti Khorramshahr, diretti contro obiettivi strategici in Israele e infrastrutture militari statunitensi dislocate in tutta la regione del Golfo. In una nota ufficiale rilasciata dall’emittente IRIB, i vertici militari hanno dichiarato: “Continueremo i nostri attacchi sostenuti con determinazione e forza, e nel proseguimento di questa guerra pensiamo solo alla resa completa del nemico”. L'IRGC ha poi aggiunto un monito agghiacciante sulla durata delle operazioni: “La guerra finirà solo quando l'ombra della guerra sarà allontanata dal nostro Paese”.

La strategia iraniana sembra ora puntare al coinvolgimento diretto della popolazione regionale. Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate, ha rivolto un appello ai paesi dell'area e ai fedeli musulmani affinché indichino i “nascondigli sionisti-americani”. Secondo Shekarchi, l'obiettivo è massimizzare la precisione degli attacchi riducendo i danni ai civili che, a suo dire, vengono “usati come scudi umani” dalle forze nemiche. Questa chiamata alle armi informativa segna un punto di non ritorno nella guerra d'intelligence e psicologica che accompagna i bombardamenti.

ATTACCHI ALLE BASI USA E INTERCETTAZIONI NEL GOLFO. Sempre nella mattinata di oggi, le agenzie Fars e Mehr hanno riferito del coinvolgimento diretto del Kuwait nelle operazioni belliche. L'unità missilistica dell'IRGC ha rivendicato il lancio di almeno due missili contro la base americana di Arifjan, situata a sud di Kuwait City. Mentre le autorità kuwaitiane mantengono per ora il massimo riserbo non commentando l'accaduto, le fonti iraniane confermano che l'attacco rientra nella rappresaglia contro le “risorse statunitensi” nella regione. Questo evento segue quanto accaduto nella giornata di ieri, martedì, quando un presunto drone iraniano ha colpito una struttura diplomatica degli Stati Uniti in Iraq, evidenziando una pressione costante e coordinata contro la presenza americana.

Parallelamente, l'Arabia Saudita si è trovata al centro di una violenta pioggia di fuoco. Il Ministero della Difesa di Riad ha comunicato su X di aver intercettato e distrutto sette missili balistici in attacchi separati. Di questi, sei erano diretti verso la base aerea Prince Sultan, mentre un settimo è stato neutralizzato nella regione orientale del Regno. La capacità di difesa aerea saudita è stata messa a dura prova da questa offensiva che ha interessato anche il Qatar. A Doha, diverse esplosioni sono state udite nella notte e fino alle prime ore di oggi. Il Ministero dell'Interno del Qatar aveva precedentemente innalzato il livello di allerta a “minaccia elevata alla sicurezza”, invitando i cittadini a non uscire di casa e a restare lontani dalle finestre per il pericolo di detriti e schegge.

BEIRUT COLPITA AL CUORE E INCIDENTI NELLO STRETTO DI HORMUZ. Il raggio del conflitto si è esteso nuovamente al Libano. L'agenzia nazionale NNA ha riferito che oggi un attacco aereo israeliano ha colpito il centro di Beirut, segnando la seconda incursione nel cuore della capitale dall'inizio della guerra. L'obiettivo sarebbe stato un appartamento situato nella zona di Aisha Bakkar. Le immagini provenienti dal luogo mostrano danni significativi in un'area densamente popolata, aumentando i timori per un allargamento del fronte libanese. Nel frattempo, la sicurezza marittima è tornata in cima alle preoccupazioni globali. L'agenzia britannica UKMTO ha segnalato oggi che una nave portacontainer è stata danneggiata da un “proiettile sconosciuto” al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti, a circa 25 miglia nautiche a nord-ovest del paese, in una zona cruciale nei pressi dello Stretto di Hormuz. Sebbene l'equipaggio sia stato dichiarato al sicuro e non si registrino vittime, l'incidente conferma la precarietà delle rotte commerciali in un momento di massima tensione.

IL FRONTE INTERNO IRANIANO E LA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE. Mentre il conflitto entra nel suo dodicesimo giorno, il regime di Teheran serra i ranghi internamente con una linea durissima contro il dissenso. Ahmad-Reza Radan, capo della polizia nazionale, ha avvertito in televisione che chiunque sfidi le autorità non sarà considerato un manifestante ma un “nemico”. “Lo sottoporremo allo stesso trattamento di un nemico”, ha dichiarato Radan, in risposta anche alle recenti dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, che nella giornata di ieri aveva esortato il popolo iraniano a prendere il potere. Sul piano diplomatico, l'attenzione resta alta per i movimenti tra le superpotenze in un clima che evoca il rischio di una deflagrazione globale. Sebbene l'Iran abbia giustificato la violenza di oggi come reazione ai colpi subiti ieri, la portata degli attacchi contro basi e asset alleati solleva pesanti interrogativi su un possibile coinvolgimento della NATO. L'eventuale attivazione di protocolli di difesa collettiva o il coinvolgimento di stati membri in risposta all'aggressione alle infrastrutture strategiche nel Golfo rendono la crisi attuale la più pericolosa sfida alla stabilità internazionale degli ultimi decenni.

(11 MAR – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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