Parlando ai sostenitori durante un evento a Hebron, in Kentucky, Donald Trump ha adottato ieri un tono di trionfale sicurezza riguardo all'andamento del conflitto con l'Iran. Il tycoon ha dichiarato esplicitamente che le capacità militari di Teheran sono state annientate nelle prime fasi dell'operazione denominata “Epic Fury”. “Nella prima ora, era tutto finito”, ha affermato The Donald, aggiungendo subito dopo: “Abbiamo vinto, abbiamo vinto”. Nonostante questa proclamazione di vittoria, il Presidente ha chiarito che il contingente statunitense non lascerà l'area immediatamente, sottolineando la necessità di eradicare completamente la minaccia per evitare futuri ritorni di fiamma. “Non vogliamo tornare ogni due anni. Finiremo il lavoro”, ha spiegato, delineando una strategia che mira alla neutralizzazione permanente delle infrastrutture nemiche.
L'AVVERTIMENTO SULLE INFRASTRUTTURE CRITICHE. Sempre nella giornata di ieri, Trump ha alzato ulteriormente la posta, avvertendo che gli Stati Uniti possiedono la capacità di paralizzare l'intera nazione iraniana in tempi brevissimi qualora le provocazioni dovessero continuare. Durante un incontro con la stampa, ha evidenziato come la marina e l'aeronautica di Teheran siano state virtualmente distrutte, lasciando il paese vulnerabile a nuovi attacchi mirati. “Potremmo smantellare la loro capacità elettrica in un'ora, e ci vorrebbero 25 anni per ricostruirla”, ha ammonito il Presidente, precisando tuttavia che Washington preferirebbe evitare di colpire le infrastrutture civili se non strettamente necessario.
IL CONTROLLO DELLO STRETTO DI HORMUZ E LA SICUREZZA ENERGETICA. Nelle prime ore di oggi, a seguito degli attacchi alle petroliere nelle acque irachene e dei proiettili segnalati vicino allo Stretto di Hormuz, Trump ha risposto alle preoccupazioni globali sul prezzo del petrolio. Il Presidente ha minimizzato la capacità dell'Iran di mantenere un blocco navale efficace, sostenendo che le forze statunitensi hanno già eliminato la maggior parte dei mezzi marittimi iraniani. «Gli stretti sono in ottime condizioni. Abbiamo messo fuori gioco tutte le loro imbarcazioni», ha dichiarato oggi, pur riconoscendo che il nemico dispone ancora di alcuni arsenali missilistici. Per contrastare il rincaro dei prezzi energetici, Trump ha inoltre accennato alla possibilità che gli Stati Uniti attingano alle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare il mercato mondiale.
IL CANALE DIPLOMATICO CON IL CREMLINO. Un elemento centrale della giornata di ieri è stata la conferma dei dettagli relativi alla telefonata tra Trump e il Presidente russo Vladimir Putin. Trump ha descritto il colloquio come estremamente positivo, definendolo “una bellissima telefonata”». Durante la conversazione, durata circa un'ora, Putin avrebbe espresso la volontà di collaborare per una soluzione diplomatica della crisi iraniana. Trump ha tuttavia legato la cooperazione in Medio Oriente alla risoluzione del conflitto in Europa, dichiarando di aver detto a Putin: “Potresti essere più d'aiuto ponendo fine alla guerra tra Ucraina e Russia. Questo sarebbe più utile”.
LE REAZIONI AGLI INCIDENTI COLLATERALI. Nonostante il clima di vittoria, Trump ha dovuto rispondere ieri anche a questioni spinose riguardanti le vittime civili e i danni collaterali delle operazioni americane. In merito al tragico attacco che ha colpito una scuola femminile a Minab, Trump ha inizialmente negato di essere a conoscenza dei dettagli specifici dell'indagine militare in corso, limitandosi a un laconico “Non lo so” quando interrogato dai reporter. Parallelamente, riguardo alle perdite tra i soldati americani, ha mantenuto una linea di estrema fermezza, definendo i decessi come “parte della guerra” e ribadendo che il sacrificio delle truppe impone di portare a termine la missione senza esitazioni.
LA VISIONE SUL FUTURO DELL'IRAN. Trump ha ribadito anche nelle ultime ore la sua visione per un cambio radicale della leadership a Teheran. Pur escludendo un'invasione di terra su vasta scala, ha confermato che l'obiettivo è la rimozione dell'attuale struttura di potere. «Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo alcune persone che penso farebbero un ottimo lavoro», ha affermato, suggerendo che Washington abbia già individuato potenziali figure capaci di guidare il paese verso una direzione diversa, lontana dalle politiche dell'attuale governo. (12 MAR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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