Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Migranti, Sos Mediterranee-Irpi: fondi Ue alla Libia poco tracciabili e legati a violenze in mare

Roma, 16 mar – Una parte consistente dei fondi europei destinati alla cooperazione con la Libia per il controllo delle frontiere non è tracciabile pubblicamente e sarebbe collegata a programmi che negli anni hanno alimentato un aumento delle intercettazioni e degli episodi di violenza nel Mediterraneo centrale. È quanto denuncia il rapporto “Finanziare la violenza”, realizzato da SOS Mediterranee insieme a IRPI Media e presentato oggi alla Camera. Il report ricostruisce in particolare il funzionamento del programma SIBMMIL (Support to Integrated Border and Migration Management in Libya), il principale progetto decennale della cooperazione tra Italia e Libia sul controllo dei flussi migratori, sviluppato nel quadro del Memorandum d’intesa del 2017 con il sostegno dell’Unione Europea. Il programma ha avuto una dotazione complessiva di 61,2 milioni di euro, ma l’analisi condotta dalle due organizzazioni è riuscita a tracciare la destinazione di poco più di 34 milioni, mentre 27,1 milioni – circa il 44% del budget – non risultano accompagnati da informazioni pubbliche accessibili su come siano stati spesi. Tra le dotazioni finanziate dal programma figurano anche mezzi forniti alla Guardia costiera libica. Secondo il rapporto, proprio nell’ambito di SIBMMIL è stata donata dall’Italia nel giugno 2023 la motovedetta Houn 664, acquistata tramite un bando da 3,3 milioni di euro insieme a una seconda imbarcazione. La stessa unità navale è indicata come responsabile dell’attacco del 24 agosto 2025 contro la nave umanitaria Ocean Viking, episodio che secondo le organizzazioni resta tuttora impunito. L’inchiesta ricostruisce inoltre l’attività dell’imbarcazione, che opererebbe tra Tripoli, Al Khoms e Misurata, intercettando almeno 321 persone migranti e compiendo diversi episodi di intimidazione e violenza. Nel complesso, il report documenta almeno 24 attacchi contro navi umanitarie tra il 2021 e il settembre 2025, attribuiti alla Guardia costiera libica.
“Abbiamo voluto ricostruire come sono stati utilizzati i fondi pubblici che stanno dietro alla motovedetta che il 24 agosto 2025 ha sparato contro la nostra nave – ha spiegato Valeria Taurino, direttrice generale di SOS Mediterranee Italia – ma siamo riusciti a tracciare solo poco più della metà delle risorse”. Alle richieste di accesso agli atti, ha aggiunto, le autorità avrebbero risposto che alcuni documenti non possono essere resi pubblici perché la loro diffusione potrebbe “arrecare un pregiudizio all’interesse pubblico legato alla sicurezza e alle relazioni internazionali con la Libia”. “L’Europa finanzia la Libia sapendo e accettando il rischio che con le attrezzature fornite vengano compiute azioni illegali, violente e discriminatorie contro le persone migranti e contro le navi del soccorso civile – ha aggiunto Taurino –. I cittadini europei hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate risorse pubbliche destinate a sostenere attori coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani”. L’organizzazione ha quindi chiesto un’indagine indipendente e trasparente sull’attacco alla Ocean Viking e il rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio sugli accordi di cooperazione migratoria con Paesi terzi, a partire dalla Libia. A ospitare l’evento il deputato del Pd Matteo Orfini, che ha parlato di un sistema caratterizzato da “un velo di opacità e di scarsa trasparenza mostruoso” nella gestione dei fondi e degli accordi con Tripoli. Secondo Orfini, il dossier “aggiunge nuovi elementi di conoscenza non solo sugli effetti di queste politiche, ma anche sui costi, non solo in termini di diritti umani violati e vite, ma anche economici”. “Il problema principale in questi anni – ha aggiunto il parlamentare – è stato proprio cercare di capire i meccanismi finanziari dietro alle risorse spese, chi veniva finanziato e dove finivano i soldi”. Per Orfini, la cooperazione con la Libia sul controllo dei flussi migratori ha prodotto “una sistematica violazione dei diritti umani e una crescente criminalizzazione sia delle persone migranti sia di chi prova a salvarle”, mentre resta aperto il tema della trasparenza democratica nella gestione di queste politiche.
(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)