La corruzione , per il Vietnam, continua a rappresentare un pesante fardello che in qualche modo si cerca di svuotare, di tanto in tanto, facendo ricorso a maxi processi e a pene esemplari. Risale al 1999 una delle più importanti inchieste giudiziarie per corruzione conclusasi anche con numerose condanne a morte nei confronti di politici, poliziotti, imprenditori e doganieri. Il paese ,con i suoi 102 milioni di abitanti, il 70% dei quali di età inferiore ai trenta anni, sta attraversando un discreto periodo di sviluppo economico legato, per lo più, all’industria dell’abbigliamento e al turismo. Il Vietnam continua ad essere inserito dagli americani nella lista dei paesi oggetto di attenzione, in quanto coinvolti nel narcotraffico internazionale anche se, negli ultimi anni, i rapporti dell’UNODC (l’agenzia antidroga delle Nazioni Unite) indicano una significativa diminuzione della coltivazione e della produzione illecita di oppio (nel 2000 le coltivazioni occupavano un territorio di circa 1000 ettari, con una produzione annua stimata di una tonnellata di eroina).
Il narcotraffico resta un problema persistente e di primo piano per la Thailandia dove si registra un consistente aumento di giovani tossicodipendenti da anfetamine e di adolescenti e bambini avviati alla prostituzione nei vari bordelli disseminati nel paese. Nella sola capitale Bangkok ( la “ città degli angeli”, fondata nel 1782, nota anche come la “Venezia d’Oriente”) si calcola che vi siano almeno un milione di assuntori di amfetamine, droga che rappresenta la fonte di maggiore guadagno per le organizzazioni criminali sino-thai-birmane e che viene prodotta utilizzando la efedrina di provenienza indiana o cinese. Drastiche le iniziative adottate dal Governo sin dal 2001 sottoponendo i tossicodipendenti a forzosi periodi di recupero e disintossicazione presso i centri delle Forze Armate, introducendo leggi antidroga estremamente rigorose ( fino alla pena di morte per il traffico di eroina e metamfetamine), effettuando numerose operazioni e tra queste, le più recenti svolte tra ottobre e novembre 2025 con l’arresto di oltre 48mila persone ed il sequestro di alcune decine di milioni di dollari.
Nel panorama asiatico del narcotraffico merita una citazione anche la Repubblica di Singapore, considerata, a ragione, la Svizzera dell’Asia per la tutela garantita al segreto bancario. Qui la severità della normativa antidroga è assicurata dalla pena di morte che è possibile infliggere alle persone che detengono oltre 15 gr. di eroina, più di 30 gr. di cocaina e 500 gr. di cannabis. A Singapore operano da anni le Triadi cinesi, ma si sono venuti insediando anche gruppi di africani (nigeriani, ghanesi), australiani e sudamericani. Considerata per anni la “gemella ricca” di Hong Kong, la regione a statuto speciale di Macao, collocata all’interno della provincia cinese di Guangdong, rappresenta un piccolo ma efficiente sistema economico-criminale nelle mani della mafia cinese (in particolare della Sun Ye On e della 14K) e dei cartelli sudamericani che, sin dal 1997, hanno aperto propri uffici ma sono anche presenti esponenti della criminalità organizzata russa e di quella italiana.
Ci spostiamo poi nella Repubblica delle Filippine dove sono state censite oltre 200 organizzazioni locali di narcotrafficanti alcune delle quali con articolazioni internazionali. Tra i gruppi con rilievo internazionale vanno segnalati gli italiani. Si tratta, per lo più, di cittadini provenienti dalla Campania, dalla Calabria e dalla Sicilia e che si sono ben inseriti nel contesto sociale filippino grazie a rapporti amicali di buon livello con l’apparato locale, intessuti nel tempo. Sono molti gli italiani che, a Manila, gestiscono ristoranti, night club e locali di divertimento. La mafia siciliana ha propri “ufficiali” di collegamento che curano gli aspetti organizzativi relativamente al traffico di clandestini e all’invio di stupefacenti (cannabis e metamfetamine chiamate shaboo).
(© 9Colonne - citare la fonte)





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