Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), ha lanciato un monito drammatico dal National Press Club australiano, delineando uno scenario in cui la stabilità globale è appesa a un filo sottilissimo. Secondo Birol, la crisi energetica attuale è “estremamente grave” e l'economia globale “sta affrontando una minaccia davvero seria”, con ripercussioni che superano per portata e intensità gli shock storici degli scorsi decenni.
UNA CRISI PEGGIORE DEGLI ANNI '70. Il paragone con il passato è impietoso. Birol ha spiegato che la situazione odierna è peggiore delle due crisi petrolifere consecutive del 1973 e del 1979, periodi in cui il mondo perse circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno. Non si tratta più solo della carenza di greggio o del crollo del mercato del gas seguito all'invasione russa dell'Ucraina: la paralisi attuale colpisce il cuore della produzione industriale globale. “E non solo petrolio e gas, ma anche alcune delle arterie vitali dell'economia globale, come i prodotti petrolchimici, i fertilizzanti, lo zolfo e l'elio, vedono il loro commercio interrotto, il che avrebbe gravi conseguenze per l'economia globale”, ha dichiarato Birol. La differenza fondamentale rispetto al passato risiede nella simultaneità del blocco di diverse materie prime essenziali. Se negli anni '70 il problema era circoscritto al prezzo del barile, oggi la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran ha messo in ginocchio l'intero sistema logistico dell'energia. L'Asia, in particolare, si trova oggi in prima linea in questa emergenza a causa della sua dipendenza totale da quella vitale via d'acqua. Per il direttore dell'AIE, non esistono palliativi definitivi se non il ripristino della navigazione: “La soluzione più importante a questo problema è l'apertura del commercio con l'Hormuz”.
LA PARALISI DEL GNL E IL RUOLO DELL'AUSTRALIA. Le ultime 16 ore hanno confermato il blocco totale delle esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dal Qatar, causato dai continui attacchi missilistici iraniani che rendono impossibile il transito in sicurezza delle metaniere. In questo vuoto di offerta, l'attenzione si è spostata oggi sull'Australia, uno dei principali produttori mondiali. Tuttavia, Birol ha frenato gli entusiasmi: “L'Australia da sola non sarà in grado di compensare completamente la mancanza di GNL proveniente dal Medio Oriente, ma arriveranno sul mercato nuovi impianti di GNL provenienti dall'Australia e da altri paesi”. La carenza di gas non è solo un problema di riscaldamento o energia elettrica; colpisce direttamente la produzione di fertilizzanti, minacciando la sicurezza alimentare globale nelle prossime settimane. Birol ha confermato che sono in corso colloqui frenetici con paesi come Canada e Messico per aumentare la produzione di petrolio e accelerare la sua immissione sul mercato. “Abbiamo scorte e stiamo incentivando molti paesi con raffinerie ad accelerare i tempi rispetto al solito”, ha aggiunto, cercando di rassicurare mercati che oggi appaiono sull'orlo del panico.
SCORTE STRATEGICHE E DANNI ALLE INFRASTRUTTURE. L'AIE ha già autorizzato uno storico rilascio di 400 milioni di barili di petrolio per tentare di stabilizzare i prezzi, ma Birol ha ammesso che questa misura potrebbe non bastare. L'organizzazione si sta consultando con i governi di tutto il mondo per un ulteriore rilascio di riserve strategiche. “Se necessario, possiamo immettere più petrolio sul mercato, sia greggio che derivati”, ha dichiarato Birol, pur precisando i limiti di tale intervento: “Il rilascio di nuove scorte contribuirà a rassicurare i mercati, ma non è la soluzione. Aiuterà solo ad attenuare le difficoltà e a sostenere l'economia”. Il quadro tecnico è aggravato dai danni fisici subiti dagli impianti. Secondo i dati forniti oggi dall'AIE, almeno 44 infrastrutture energetiche nella regione del Golfo, distribuite in nove diversi paesi, hanno subito danni “gravi o gravissimi” a causa dei combattimenti delle ultime tre settimane. Ripristinare queste strutture richiederà mesi, se non anni, una volta terminata la fase acuta del conflitto, prefigurando una carenza di offerta strutturale a lungo termine.
VERSO IL RAZIONAMENTO GLOBALE. Nelle ultime 16 ore, diverse cancellerie internazionali hanno iniziato a discutere apertamente di misure di emergenza che ricordano i periodi più bui della storia recente. Birol ha paventato la necessità di adottare misure di risparmio energetico e razionamenti simili a quelli visti durante la pandemia di Covid-19. “Il razionamento e le misure di risparmio energetico simili a quelle adottate durante la pandemia di Covid-19 potrebbero essere necessari per un certo periodo”, ha avvertito il direttore dell'AIE, sottolineando che, come sempre, saranno le nazioni più povere a risentire maggiormente di questa pressione economica. Il rischio di un blackout industriale in Europa e in Asia oggi non è più un'ipotesi remota ma una possibilità concreta se lo stallo militare non troverà una soluzione immediata. La chiusura dello stretto di Hormuz e la distruzione delle infrastrutture energetiche iraniane e regionali stanno ridisegnando la geografia del potere economico, spingendo il mondo verso un'inflazione fuori controllo e una recessione che l'AIE definisce “una minaccia davvero seria” per la tenuta delle democrazie occidentali. (23 MAR – deg)
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