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CUBA, PADURA: NON SARA'
LA DISNEYLAND DI TRUMP

CUBA, PADURA: NON SARA' <br> LA DISNEYLAND DI TRUMP

“Questo è il periodo più critico dalla Revolución. Cuba ha bisogno di cambiamenti economici e politici, ma spero che non si trasformi in una Disneyland dei Caraibi”. Lo afferma, in una intervista a La Stampa, lo scrittore Leonardo Padura sottolineando come “l'assenza di corrente condiziona ogni aspetto, anche l'acqua nelle case dipende dall'elettricità. A causa della scarsità di carburante il trasporto pubblico è paralizzato, si va a lavoro con grandissime difficoltà. Poi c'è la carenza di cibo e medicine, problemi che si trascinano dalla pandemia. Ma la situazione si complica ogni giorno di più. Ovviamente alla base di tutto c'è il feroce embargo imposto dagli Stati Uniti”. L'autore della serie noir di Mario Conde spiega che “la metà della popolazione soffre di povertà salariale. Il potere d'acquisto dei cubani è crollato, mentre i prezzi del cibo continuano ad aumentare. Sento molte persone disperate. Non ne possono più, desiderano un cambio. Nel mio ultimo libro descrivo il disincanto della mia generazione, persone cresciute con gli ideali della Revolución che oggi dipendono dai soldi inviati dai loro figli all'estero”. In merito alle scelte del Partito comunista, Padura osserva che “senza dubbio sono stati commessi errori. Negli ultimi mesi si stanno installando impianti fotovoltaici per alimentare ospedali e scuole. Mi chiedo perché non ci hanno pensato quando si investiva in hotel per un turismo che non è mai arrivato e forse mai arriverà”. Commentando le minacce di Donald Trump, lo scrittore dichiara di aver provato “una grande rabbia. È un bugiardo vanaglorioso: ha promesso di far terminare tutte le guerre, invece le fa scoppiare. Sono convinto che il conflitto in Iran sia funzionale a creare una cortina di fumo attorno allo scandalo degli Epstein Files. Se si pretende di avere colloqui con il governo degli Usa, bisogna anche aprire spazi di dialogo tra le persone che vivono sull'isola: credo sia un nostro diritto. Ma qualsiasi scenario non può prescindere dalla nostra sovranità e indipendenza”. Padura conclude con un auspicio e una preoccupazione: “Dobbiamo preservare le grandi conquiste della Revolución: il livello della sanità, dell'istruzione, anche dello sport. Tutti settori in ginocchio per la crisi in atto. La mia paura è che Cuba diventi una distopia come il Salvador di Bukele o peggio: una Disneyland dei Caraibi”. (redm)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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