Il referendum riapre i lavori nel cantiere del centrosinistra, ringalluzzito da un successo, quello del No, che segna un altro punto di convergenza tra forze diverse. Da Elly Schlein a Giuseppe Conte, a poche ore dalla chiusura delle urne e a risultato ormai acquisito, parte la rincorsa a possibili primarie (evocate per la prima volta da Giuseppe Conte) nel tentativo di capitalizzare una mobilitazione – soprattutto giovanile – che le opposizioni leggono come il primo segnale di un’alternativa possibile al centrodestra. “Col voto di oggi il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla” sono Le parole della segretaria del Pd, Elly Schlein, che sintetizzano la linea delle opposizioni all’indomani del referendum sulla giustizia: trasformare la vittoria del No in un progetto politico unitario. Accanto al Pd, il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte apre esplicitamente alla costruzione di una coalizione strutturata. “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, aperte come un’occasione per i cittadini dopo aver contribuito al programma”, ha spiegato l’ex premier, indicando però una condizione chiara: “Il perimetro sarà definito in base ai programmi”. Prima i contenuti, dunque, poi la leadership.
Conte parla di “un’importante vittoria per il campo progressista” e legge nel risultato “una grande voglia di partecipazione”, soprattutto tra i giovani, “desiderosi di informarsi e dialogare”. Un segnale che, secondo il leader M5S, va incanalato politicamente: “Dobbiamo creare occasioni affinché questo risveglio abbia spazi chiari”. Sulla stessa linea Schlein, che rivendica come “i giovani abbiano fatto la differenza” e sottolinea come il No non sia stato “un voto di conservazione”, ma la richiesta di “riforme vere” e di un cambio di metodo. La segretaria dem insiste sulla necessità di costruire una proposta credibile su priorità concrete – “sanità, salari, caro vita, politiche industriali” – e ribadisce che “c’è già una maggioranza alternativa a questo governo”. Anche gli altri attori del campo progressista spingono per un salto di qualità: Angelo Bonelli parla di “Meloni politicamente sconfitta” e lancia un appello diretto: “Costruiamo insieme un programma per l’Italia, un programma di svolta”. Più netto Matteo Renzi, che interpreta il voto come una bocciatura politica dell’esecutivo: “Meloni ha la fiducia del Palazzo ma non quella del popolo”.





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