Un botta e risposta tra il fragore delle bombe. Sul fronte della crisi iraniana, la giornata di ieri è stata caratterizzata da un vorticoso susseguirsi di annunci provenienti dalla Casa Bianca, che hanno scosso i mercati globali e le cancellerie internazionali. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha aperto l’ennesima finestra di incertezza del suo secondo mandato dichiarando che i colloqui diretti con Teheran erano ripresi in modo fulmineo. Secondo la ricostruzione presidenziale, il cambio di passo iraniano sarebbe avvenuto subito dopo la sua esplicita minaccia di bombardare le infrastrutture energetiche vitali della Repubblica Islamica. In un secondo momento, sempre nella giornata di ieri, Trump ha annunciato la decisione di rinviare temporaneamente gli attacchi previsti, definendo tale mossa una “moratoria” volta a testare la sincerità della controparte. Questa dichiarazione ha innescato un rally immediato sui mercati azionari mondiali e, parallelamente, ha provocato un crollo verticale dei prezzi del petrolio, con gli investitori che hanno scommesso su una de-escalation nel Golfo. Tuttavia, la risposta di Teheran non si è fatta attendere: i media statali iraniani hanno categoricamente smentito l’esistenza di qualsiasi tavolo negoziale. Le autorità iraniane hanno definito le parole di Trump come una manovra di guerra psicologica, ribadendo che “non vi sono state negoziazioni con gli Stati Uniti” e che la resistenza nazionale non si lascerà intimidire dalle pressioni economiche o militari.
RAID NOTTURNI: IL RISVEGLIO SOTTO LE BOMBE A ISFAHAN E KHORRAMSHAHR. Nonostante gli annunci di rinvio degli attacchi, la notte appena trascorsa ha segnato un nuovo picco di violenza. Nelle prime ore di oggi, il silenzio è stato interrotto dal fragore delle esplosioni in territorio iraniano. Due importanti impianti energetici sono stati presi di mira da raid aerei attribuiti all'alleanza israelo-americana. Le informazioni, filtrate inizialmente attraverso l'agenzia di stampa Fars, l'unica a riportare tempestivamente l'incidente, indicano che l'offensiva ha colpito il cuore logistico della distribuzione del gas. Nello specifico, oggi sono stati colpiti l'edificio dell'amministrazione del gas e la stazione di riduzione del gas a Isfahan. Secondo le autorità locali citate da Fars, questi impianti sono stati “parzialmente danneggiati”, sebbene l'entità precisa delle perdite operative sia ancora in fase di valutazione. Contemporaneamente, un altro attacco ha interessato il sud-ovest del Paese, precisamente la città portuale di Khorramshahr, situata strategicamente al confine con l’Iraq. Qui, un proiettile ha centrato le vicinanze dell'impianto di trattamento del gasdotto che alimenta la locale centrale elettrica. Il governatore della città ha confermato che “un proiettile ha colpito le vicinanze dell'impianto di trattamento del gasdotto di Khorramshahr”, senza tuttavia fornire dettagli su vittime o danni strutturali permanenti.
IL LIBANO SOTTO ASSEDIO: L'INFERNO DI BEIRUT E BECHAMOUN. Mentre il fronte iraniano si accendeva, il Libano subiva una pressione militare senza sosta. Già ieri sera i sobborghi meridionali di Beirut, noti per essere una roccaforte di Hezbollah, erano stati bersaglio di intensi bombardamenti. Tuttavia, la violenza è aumentata esponenzialmente durante la notte. Dalla mezzanotte di oggi, Israele ha effettuato sette ulteriori raid aerei consecutivi contro la periferia sud della capitale libanese. Le operazioni non si sono limitate ai confini urbani di Beirut. Oggi, in un raid che ha colpito la città di Bechamoun, situata circa 12 chilometri a sud dell'aeroporto internazionale, si sono registrate le prime vittime accertate della giornata. Il Ministero della Salute libanese ha diffuso un rapporto preliminare indicando che due persone sono rimaste uccise e altre cinque sono rimaste ferite a causa dei crolli provocati dalle esplosioni. La popolazione locale descrive una situazione di terrore costante, con droni che sorvolano incessantemente l'area tra la capitale e il sud del Paese. (24 MAR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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