Mentre in Italia il referendum sulla giustizia vede la netta vittoria del No, gli italiani residenti all'estero raccontano un'altra storia. Fuori i confini nazionali – dove l’affluenza è stata del 28,53% – ha vinto il Sì con il 56,34% (803.632 voti) contro il 43,66% del No (622.652 voti). Su 5.478.839 elettori hanno votato in 1.563.377; le schede nulle sono state 120.584 mentre 16.075 quelle bianche. Le schede contestate sono 434. Il dato più importante è in America Meridionale, dove il Sì si attesta al 72,86% contro il 27,14% del No (qui si registra l’affluenza più alta, 33,74%); in America Settentrionale e Centrale il Sì è al 57,64% mentre il No è al 42,36% (affluenza al 22,45%); in Africa, Asia, Oceania e Antartide il Sì è al 53,02% contro il 46,98% del No (affluenza al 22,18%). Solo in Europa ha vinto il No contro il 56,24% mentre il Sì si è fermato al 43,76% (affluenza al 26,91%).
BOOM DI VOTI NON VALIDI
Gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE hanno esercitato il loro diritto di voto per il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo tramite voto per corrispondenza. All’estero ha prevalso il SI con il 56,34% dei voti mentre ha votato NO il 43,66%. Dai dati aggiornati emerge che su un totale di quasi 5,5 milioni di elettori aventi diritto hanno votato poco più di 1,5 milioni di cittadini. I numeri però mostrano anche un altro dato significativo: i voti non validi. Tra questi, spiccano oltre 120.000 schede nulle e circa 16.000 schede bianche. Rimangono infine in sospeso 434 schede contestate.
DI GIUSEPPE (FDI): IN NORD AMERICA SÌ AL 57,6%. IL RISCATTO DI UNA COMUNITÀ LIBERA
“Il voto degli italiani in Nord e Centro America rappresenta una svolta che va ben oltre il dato elettorale. Con il 57,6% dei SÌ, i nostri concittadini hanno fatto sentire una voce forte, chiara e, soprattutto, libera”. Lo dichiara Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto nella circoscrizione Estero. “Il risultato del Sì nella circoscrizione America centrale e settentrionale non è soltanto una vittoria politica”, prosegue il deputato. “È la prova che, quando gli italiani all’estero vengono messi nelle condizioni di capire, partecipare e scegliere, sanno esprimersi con lucidità, maturità e senso dello Stato. Per troppo tempo, in questa circoscrizione, il volere di pochi ha provato a prevalere sulla volontà della comunità. Per troppo tempo irregolarità, distorsioni e meccanismi opachi hanno impedito a centinaia di migliaia di connazionali di esprimere liberamente il proprio voto”. Secondo Di Giuseppe, il dato politico emerge da un lavoro “serio, paziente e concreto per spiegare il valore del Sì, entrando nel merito e senza trasformare questo referendum in una battaglia ideologica. Abbiamo parlato di contenuti, di equilibrio, di funzionalità delle istituzioni, non di slogan. Chi vive fuori dall’Italia sa distinguere più facilmente tra propaganda e realtà. Sa riconoscere ciò che funziona perché spesso lo vede già funzionare nei Paesi in cui vive”. “Il risultato parla chiaro”, aggiunge l’esponente di FdI, “gli italiani all’estero non sono cittadini di serie B, non sono una periferia della Repubblica, non sono un corpo elettorale da ascoltare solo quando conviene. Sono cittadini consapevoli, partecipi, liberi. E quando vengono rispettati, rispondono con serietà e coraggio”. “Questo voto segna una svolta. Restituisce dignità, forza e rappresentanza a un’intera comunità e dimostra che gli italiani nel mondo non solo vogliono contare, ma sanno anche indicare una strada. Oggi – conclude Di Giuseppe – non ha vinto solo un Sì. Oggi ha vinto la consapevolezza di una comunità che per troppo tempo è stata sottovalutata”.
GIACOBBE (PD): DALL’ESTERO RISPOSTA FORTE DI PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA
“Il No vince in molte sezioni dell’estero e questo a conferma che siamo riusciti in una campagna di sensibilizzazione importante che ha trovato il consenso dei nostri connazionali nel mondo”. Lo dichiara il Senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione Estero – Africa, Asia, Oceania e Antartide, commentando l’esito del referendum. “Al di là della questione puramente elettorale – prosegue Giacobbe – mi preme sottolineare, però, la partecipazione dei nostri connazionali all’estero che, nonostante le difficoltà, soprattutto in quei Paesi interessati dai conflitti in essere nel mondo, hanno espresso il loro voto e con esso il senso di attaccamento e di partecipazione democratica che li unisce, e sempre li unirà, all’Italia”. “Questa affluenza alle urne, a prescindere che sia stata per il Sì o per il No, credo sia la risposta migliore a un governo che vuole estromettere a tutti i costi gli italiani all’estero dalla vita politica del Paese”. Il senatore dem ribadisce quindi “la centralità del voto degli italiani nel mondo, che ancora una volta dimostrano senso civico, responsabilità e forte legame con l’Italia”.
REFERENDUM, BORGHESE (MAIE): LA NOSTRA BATTAGLIA ALL’ESTERO PREMIATA
“Il voto degli italiani all’estero per il referendum sulla giustizia ha premiato nettamente il Sì che si è affermato complessivamente in tutte le circoscrizioni con il 56,34%. Il risultato in favore del Sì è persino straripante nella circoscrizione dell’America meridionale dove il Sì ha vinto con il 72,86% e dove l’affluenza è stata la più elevata. Per il Maie, che ha contribuito attivamente a questo risultato, si tratta oggettivamente di un successo di notevole importanza politica. Come abbiamo detto con trasparenza durante la campagna referendaria la nostra scelta per il Sì non era di carattere ideologico o di appartenenza ma semplicemente una scelta naturale, quasi automatica per la ragione che gli italiani all’estero vivono nella grande maggioranza in Stati ove il sistema giudiziario è molto simile a quello disegnato nella riforma che il popolo italiano non ha avallato. Il voto ha confermato che la nostra scelta per il Sì era giusta e condivisa dagli italiani che vivono fuori dalla patria di origine. Va rispettato senz’altro l’esito del voto complessivo, ora importante è procedere con l’attività di governo perseguendo l’interesse generale specie in un contesto internazionale molto complicato”. Lo dichiara in una nota il senatore Mario Alejandro Borghese, vicepresidente del Maie, eletto in America Latina.
RICCIARDI (PD): NO AL 56% IN EUROPA, CHIARIRE SULLE TROPPE SCHEDE NULLE
“Il risultato del referendum tra gli italiani in Europa parla chiaro: ha vinto il NO con il 56,24%. Un esito tutt’altro che scontato, che assume un valore politico rilevante anche per la partecipazione: 405.358 voti assoluti per il NO, frutto di un lavoro capillare e determinato del Partito Democratico in Europa, insieme ai partiti e alle associazioni che hanno animato i comitati per il NO in tutti i principali Paesi europei”. Lo scrive Toni Ricciardi, vicecapogruppo del Pd alla Camera dei Deputati. “In questo quadro, la Svizzera si distingue in modo particolare: con 78.581 voti per il NO è il Paese che, in termini assoluti, registra il consenso più alto a difesa della Costituzione”. “Ma anche sul piano percentuale il dato è significativo: in Paesi come Francia, Regno Unito, Belgio e Spagna il NO supera stabilmente il 56% - prosegue Ricciardi -. Accanto a questo risultato positivo, emergono tuttavia elementi che non possono essere ignorati. Hanno votato in Europa 782.998 persone, ma oltre 55.000 schede risultano non valide: un dato sproporzionato, a cui si aggiungono più di 6.300 schede bianche.” “Numeri che meritano un approfondimento serio e non strumentale, soprattutto alla luce del clima che ha preceduto il voto: settimane segnate da attacchi preventivi al voto degli italiani all’estero, con esponenti di primo piano della maggioranza impegnati in una campagna mediatica che ha cercato di delegittimare un diritto fondamentale. Viene allora spontanea una domanda – afferma il deputato Pd -: qualcuno, tra coloro che oggi agitano proposte di riforma del voto all’estero, ha intenzione di interrogarsi su quanto accaduto, ancora una volta, in America meridionale?”. “Lì il Sì ha raggiunto il 72% - con punte del 90%, una percentuale che non si è registrata neppure ad Arcore, dove peraltro ha prevalso il NO. Un risultato sospetto che merita spiegazioni, non slogan. È una riflessione che non va archiviata in fretta, soprattutto mentre si moltiplicano proposte di modifica del voto all’estero proprio da parte di partiti della coalizione di destra, beneficiari di tali sospette “anomalie” che, prima di tutto, dovrebbero chiarire questi evidenti squilibri. Prima di formulare proposte volte a manipolare il voto degli italiani all’estero, qualcuno spieghi queste evidenti contraddizioni. O il problema non è il voto all’estero, ma solo la convenienza di qualcuno?”, conclude Ricciardi.
PORTA (PD): BOCCIATA UNA CATTIVA RIFORMA, BUONA NOTIZIA ANCHE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
“La netta vittoria del NO alla pessima riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni-Tajani-Salvini è una buona notizia, anche per gli italiani nel mondo. La grande partecipazione degli italiani a questa consultazione carica il voto di una evidente valenza politica, con la prima sonora sconfitta del governo sul piano nazionale. Ad essere punito è il governo che da anni prova a smantellare la costituzione nei suoi cardini fondamentali e che con la vergognosa riforma della cittadinanza ha calpestato in maniera ignobile i diritti di milioni di italiani nel mondo”. Lo afferma il deputato del Pd eletto all’estero Fabio Porta. “Il dato del voto in America Meridionale, con una netta vittoria del Sì, è in linea con tutte le precedenti consultazioni referendarie in materia costituzionale: nel 2016 la riforma Renzi ottenne il 73,6%, nel 2020 la riduzione dei parlamentari raggiunse in Sudamerica il 74,19% e adesso la riforma della giustizia ha raggiunto una analoga percentuale del 72,8%. Erano tutti "renziani" nel 2016, "grillini" nel 2020 e "meloniani" quest'anno? È ovvio che non è così e non occorre essere sociologi o esperti di psicologia politica per dare un giudizio sul perché di questa tendenza forte e costante a votare a favore di qualsiasi riforma proposta dal governo di turno. Ciò detto, è altrettanto evidente l'esistenza in alcuni Paesi del Sudamerica di zone grigie e di episodi poco chiari sull'esercizio del voto che dovrebbero spingere tutti i partiti a impegnarsi per l'applicazione all'estero di misure e correttivi utili a scongiurare nelle prossime elezioni casi di brogli ormai ricorrenti e che guarda caso (e nonostante una narrazione diversa fatta circolare ad arte nelle settimane che hanno preceduto questo voto) hanno sempre avvantaggiato i candidati di destra”, conclude Porta.
MENIA (FDI): DA ITALIANI ALL’ESTERO DIMOSTRAZIONE DI AFFIDABILITA'
“Non e’ una magra consolazione, ma un dato politico da cui ripartire: gli italiani all’estero hanno votato SI al referendum sulla riforma costituzionale e hanno dimostrato, piu’ di molte altre regioni italiane, di aver compreso il cuore del provvedimento del governo e votato dal Parlamento per modernizzare la giustizia e sganciarla da logiche correntizie. Credo che proprio quando si discute di percentuali all’interno dei partiti e di voto trasversale, avere la consapevolezza di poter contare su un appoggio concreto come il voto estero, sia motivo di indubbia fiducia per l’intero centrodestra”. Lo dichiara il senatore Roberto Menia, Responsabile del Dipartimento Italiani all’estero di Fratelli d’Italia.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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