“Non hanno capito che toccare la Costituzione era pericoloso semplicemente perché non ce l'hanno a cuore”. Lo afferma Romano Prodi in una intervista a La Repubblica sottolineando sul risultato del referendum che “ci speravo, ma non ci avrei mai scommesso”, specialmente considerando che “negli ultimi giorni le intenzioni di voto si erano stabilizzate su un sostanziale testa a testa che non mi convinceva affatto” anche a causa di “uno schieramento quasi compatto dei media tradizionali a favore della proposta di governo”. Secondo l’ex premier il dato rilevante è che “è arrivato il voto dei giovani, ed è stata una splendida sorpresa” con una partecipazione che “significa che i media non hanno saputo né interpretare quella partecipazione che stava maturando nel Paese, né tantomeno influenzarla”. Prodi osserva che “la sconfitta del governo è pesante e certificata dai numeri, perché uno scarto di due milioni di voti presentando una proposta di riforma costituzionale che era stata blindata, cioè mai discussa in Parlamento, sono veramente un'enormità” ed è convinto che si tratti di “una sconfitta che Meloni si è intestata comparendo sul finale della campagna a vario titolo in trasmissioni e con spot, anche sventolando la scheda elettorale” concludendo che “ad ogni uscita pubblica abbia fatto perdere consenso”. Inoltre sulle vicende interne al ministero della Giustizia sottolinea che “il governo non essendo in grado di cambiare i motori guasti fa saltare alcuni fusibili”. L'ex presidente del Consiglio concorda sulla presenza di una maggioranza alternativa nel Paese, avvertendo però che “quella maggioranza va conquistata con dei contenuti, non risponde ai partiti” e che “la difesa della Costituzione da una riforma sgangherata e iniqua era un bel contenuto su cui mobilitarsi”. Sulle primarie chiarisce che “sono utili alla fine di un percorso, non all'inizio” poiché ora serve “ascoltare un Paese che reclama risposte sulla sanità, sui salari, sulla giustizia” e al centrosinistra “non serve un duce, ma un programma di governo alternativo e credibile”. Prodi approva la linea di non chiedere elezioni anticipate perché “di solito chi chiede le elezioni anticipate poi le perde” e prevede che “il governo ora è in seria difficoltà e andrà consumandosi da solo da qui al voto del 2027”, momento in cui “batterlo allora sarà più facile, se ci si arriverà preparati” attraverso un percorso capace di “aprirsi alla società” e “aprire ai riformisti” dato che “il primo che si apre al Paese ha vinto". (25 mar - red)
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