Delle sue dimissioni da sottosegretario alla Giustizia dice che “sono sereno nella scelta” e di quanti lo accusano di aver concorso alla vittoria del no al referendum sulla giustizia replica “assolutamente no”. Lo afferma Andrea Delmastro Delle Vedove in una intervista al Corriere della Sera in cui spiega che “ho deciso di dimettermi perché, sin dall'inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia e non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo” e ammettendo sulla società aperta con la figlia di un prestanome della camorra che “non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato”. Alla domanda su come sia possibile che non abbia controllato l’esponente di Fdi risponde che “me lo chiedo anch'io. Ma non ho fatto verifiche” spiegando di essere entrato in contatto con loro “andando a cena in quel locale. Si mangiava bene. Lui sembrava il classico oste romano di una volta, di quelli che non ci sono più” e “si lamentava del locale grande, delle spese alte. Voleva avviarne uno piccolo per la figlia. È nata l'idea di fare con lei questa attività, nella quale, ahimè, ho coinvolto amici biellesi. Abbiamo pagato quote societarie. E un finanziamento soci per far partire la società, mai riscosso”, “mi sono fidato. Appena ho saputo che il padre era stato arrestato, ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi”. E sottolinea: “Del resto chi, sapendo una cosa del genere, farebbe una società con il proprio nome?”. E sul perché non lo abbia dichiarato al Parlamento risponde che “era solo un ritardo, come avviene per molti altri parlamentari”, concludendo che “ho adottato questa decisione con il partito. Ringrazio il ministro per la fiducia. Ma, pur non avendo fatto nulla di male, credo sia una scelta necessaria per etica e per proseguire il lavoro svolto nelle carceri proprio contro la mafia” perché “la mia storia parla per me, uno scivolone frutto di sprovvedutezza non può far dimenticare tutto” e ora “torno a svolgere il mio lavoro di deputato convinto che tutte le nebbie si diraderanno. Perché la mia biografia parla da sola nel contrasto a ogni forma di mafia”. (25 mar - red)
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