Dall’alimentazione al posto di lavoro, passando per TAC e influenza, ecco i consigli della Società Italiana di Pediatria
L’allattamento al seno è uno dei primi e più importanti interventi di prevenzione per la salute sia del bambino sia della madre. I suoi effetti positivi, secondo numerosi studi scientifici, non riguardano soltanto i primi mesi di vita, ma possono protrarsi anche nell’età adulta, contribuendo a ridurre il rischio di diverse malattie e favorendo la maturazione del sistema immunitario. Nonostante le evidenze disponibili, intorno all’allattamento continuano a diffondersi credenze sbagliate che possono generare dubbi e insicurezze nei genitori. Per questo motivo, il Tavolo tecnico sull’allattamento al seno della Società Italiana di Pediatria ha elaborato un decalogo per chiarire alcuni dei falsi miti più comuni e favorire scelte informate. Innanzitutto, fa sapere la SIP, è falso che chi ha l’influenza non può allattare: proseguire con l’allattamento, invece, è importante perché attraverso il latte la madre trasmette al bambino anticorpi che lo proteggono. Falso anche che, nel caso di una nuova gravidanza, bisogna interrompere l’allattamento: non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che possa essere dannoso per il feto o compromettere la qualità del latte. Altri miti riguardano sport e alimentazione: è errato che durante l’allattamento non si può fare attività fisica, così come è errato che la birra o altri alimenti aumentino la produzione di latte. Inoltre, non è necessario seguire una dieta insipida ma, anzi, è vero il contrario: la varietà dei sapori del latte materno può favorire l’accettazione di cibi diversi quando il bambino inizia lo svezzamento. Falso, poi, che TAC e risonanza magnetica alla madre che allatta possono fare male al bambino. Parlando sempre di salute, la SIP segnala che non è normale sentire indolenzimento o dolore persistente durante l’allattamento (ma solo un leggero fastidio nei primi giorni). E ancora: chi ha il seno piccolo produce poco latte? Errato anche questo, poiché la produzione di latte non dipende dalla taglia del seno, ma dalla stimolazione e dalla frequenza delle poppate. Altro falso mito: il latte materno dopo sei mesi diventa acqua? No, mantiene proprietà nutritive e componenti bioattivi fondamentali, benché la composizione cambi per adattarsi ai bisogni del piccolo. Infine, la vita professionale. Non è vero che se si rientra al lavoro bisogna smettere di allattare. Molte madri riescono a continuare conciliando impegni lavorativi e familiari. La normativa prevede pause dedicate e, quando non è possibile allattare direttamente, si può conservare il latte per offrirlo al bambino successivamente. Con un po’ di organizzazione, l’allattamento può proseguire anche dopo il ritorno in ufficio.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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