È disponibile da mercoledì 1 aprile, nelle librerie Il No Che Vorrei Dirti (Smartphone, chat e social. Guida pratica per genitori smarriti), il nuovo libro di Francesca Barra, pubblicato da Giunti Editori. Francesca Barra affronta senza remore il tema più coinvolgente per ogni adulto che voglia comprendere le nuove generazioni e accompagnare i ragazzi nell’arte di crescere, quello della difficile mediazione nell’uso dei social. E lo fa da una prospettiva originale e poliedrica: è una giornalista d’inchiesta, conduttrice, scrittrice di lunga esperienza, ma anche la madre di quattro figli di età diverse, che vive in prima persona le contraddizioni dell’essere genitore in un’epoca iperconnessa e fragile. Dodici capitoli, ciascuno con un focus su un aspetto dello sfaccettato universo della comunicazione social, intrecciano storie vere, indagini, riflessioni, in cui alle parole di psicologi, pedagogisti, linguisti e insegnanti si affiancano quelle di genitori che hanno conosciuto il dolore. Il risultato è un testo pensato per creare consapevolezza, offrire strumenti pratici e diventare un punto di riferimento per madri, padri, educatori e professionisti del mondo della scuola. Un manifesto ma anche uno spazio di confronto che vuole «accendere il fuoco» dell’educazione, come diceva Yeats, e rinnovare il patto d’amore e responsabilità con i ragazzi. “Questo libro è nato molto prima che iniziassi a scriverlo. È nato da una sensazione sottile, che poi è diventata inquietudine, quella che provano tutti i genitori quando si accorgono che qualcosa, nella relazione con i figli, sta cambiando sotto i loro occhi: è il modo in cui il telefono e i social entrano nelle nostre giornate, fino a convincerci che sia inevitabile. Ma non è così: la tecnologia non è un destino, è un ambiente che possiamo ancora governare.” Con interviste e contributi di Beatrice Aprile, Isabella Borrelli, Elena Bozzola, Don Claudio Burgio, Michele Casella, Donata Columbro, Roberto Cosentino, Giulia Dall’Aglio, Franco De Masi, Paolo Ferrario, Vera Gheno, Ilenia Grieco, Dafne Guida, Eleonora Marocchini, Leonardo Mendolicchio, William Nonnis, Beatrice Petrella, Valeria Randone, Stefano Rossi, Simona Ruffino, Veronica Satti, Elisabetta Scala, Vincenzo Schettini, Pino Suriano, Giuseppe Valditara, Gabriele Zanardi ed Elena Zauli, disponibili anche on line alla pagina https://giunti.it/pages/ilnochevorreidirti, che contiene link ad articoli, studi, risorse citati nel libro.
L’AUTRICE Francesca Barra è giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva. Scrive per L’Espresso e conduce con Roberto Poletti il programma di approfondimento politico “4 di sera” su Rete4. Ha realizzato due serie per il podcast “Genitori. Storielibere” e la serie televisiva “Storie non ordinarie di famiglie”. Su Rai Radio1 ha condotto il programma “La bellezza contro le mafie” e su Radio 105 “Benvenuti nella giungla”. Ha collaborato con Sette, F, l’Unità e ha pubblicato romanzi e saggi che affrontano vicende di emarginazione, migrazione e odio social. A storie di vittime di mafia ha dedicato Il quarto comandamento. La storia del giornalista Mario Francese ucciso dalla mafia e di suo figlio Giuseppe che gli rese giustizia (2011) e, insieme a Maria Falcone, Giovanni Falcone. Un eroe solo (2013).
(red Gil PO)
“VITE DIGITALI: STORIE, DOMANDE E STRUMENTI PER RESTARE UMANI
Il 16 aprile, alle 21, a Milano presso Accapierre (viale Sarca 336/F, Edificio 16, Interno T13), Gigio Rancilio presenterà il suo libro “Vite Digitali. Storie, domande e strumenti per restare umani” (Vita e Pensiero, 164 pp., 15,00 €, in libreria dal 27 marzo), intervistato da Alessandro Bruni (filosofo di impresa). Per dare un tocco di leggerezza, a conclusione della serata, interverrà Alberto Patrucco (comedian) con un breve monologo sullo stesso tema. Partendo da spunti di attualità - sfogliando l’indice: i preti influencer, le fidanzate virtuali, l’intelligenza Artificiale e l’esposizione dei bambini a internet e alle fake news; ma anche l’IA che ci “permette” di dialogare di nuovo con i cari defunti e la piaga della pedopornografia – il giornalista Gigio Rancilio nel volume “Vite Digitali. Storie, domande e strumenti per restare umani” indaga rischi, opportunità e trasformazioni culturali che la tecnologia ha introdotto e introduce ogni giorno nella società contemporanea. Il libro nasce dallo sviluppo di una rubrica curata sulle pagine di «Avvenire»: Rancilio ha raccolto qui i nuclei più significativi di queste riflessioni, organizzandoli per temi - come ad esempio il rapporto genitori-figli, i social e le guerre contemporanee, le solitudini online – affiancandoli a testi inediti, capaci di misurare la rapidissima evoluzione della scena digitale negli ultimi anni, raccontando «il mondo del digitale […], senza mai dimenticare la centralità dell’uomo». Dati alla mano passiamo infatti, scrive Rancilio nel volume, due mesi all’anno a guardare il cellulare: ma quanto siamo consapevoli di questo e dell’influenza del digitale sulle nostre vite? Ne emerge una guida ricca di consigli per non perdere la nostra unicità che rischia di essere appiattita dall’algoritmo, di riflessioni e strumenti per genitori, insegnanti ed educatori; una mappa lucida e accessibile di ciò che stiamo diventando mentre viviamo sempre più immersi nel digitale. Un invito a usare il digitale senza smettere di sviluppare il senso critico e di coltivare la curiosità: «non accontentiamoci del primo risultato o del primo argomento che ci propone l’algoritmo. Cerchiamo più voci, non tanto per cercare quella che più si avvicina alla nostra idea ma per provare a trovare quella che può stimolarci di più.» Perché, come scrive ancora Rancilio, «se nel digitale avessimo più pazienza, ci guadagneremmo tutti. Invece abbiamo tutti così fretta di reagire, di rispondere e magari di mettere a tacere chi ci critica, che finiamo per non riuscire ad ascoltare davvero gli altri. E così spesso finiamo col non comprendere ciò che volevano dirci».
L’AUTORE Luigi "Gigio" Rancilio, già caposervizio della redazione spettacoli, è stato a lungo Social Media Manager del quotidiano «Avvenire». Agli albori di internet ha cofondato e diretto RockOnLine, il primo sito di informazione musicale. È oggi formatore divulgatore di comunicazione e cultura digitale, con particolare attenzione ai giornalisti, agli educatori e al mondo cattolico. Alessandro Bruni è un consulente d'impresa, formatore e filosofo italiano, noto principalmente come fondatore e CEO di Naìma (o Naïma Consulting), un consulting bureau dedicato allo sviluppo strategico, all'innovazione e al marketing, operante sia nel B2B che nel B2C. (red gil)
ARRIVA JU BUK FESTIVAL PRIMAVERA!
Nel tempo della Pasqua, quando la natura rompe il silenzio dell’inverno e torna a fiorire, Ju Buk Festival celebra la sua edizione primaverile come un atto politico di rinascita collettiva. Tra il lago, i monti e i boschi di Scanno, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, il festival torna a essere uno spazio necessario di parola, conflitto e immaginazione, dichiaratamente femminista e antifascista. Ju Buk nasce e resiste come luogo di cultura militante: un presidio che afferma il valore della memoria, delle soggettività marginalizzate e delle lotte che attraversano i corpi e i territori. In un presente attraversato da nuove forme di autoritarismo, esclusione e violenza simbolica, il festival sceglie la montagna e il margine come punto di osservazione radicale, dove la bellezza del paesaggio diventa alleata di una pratica culturale consapevole e oppositiva. In questo contesto si inserisce la presentazione – sabato 4 aprile - del romanzo di Sara Gambazza, Quando i fiori avranno tempo per me (Longanesi 2025), un’opera che affonda le radici nella Storia per interrogare con forza il presente. Ambientato nella Parma del 1922, nel momento in cui il fascismo squadrista consolida il proprio potere attraverso la violenza e l’intimidazione, il romanzo racconta cosa significhi vivere ai margini mentre la Storia irrompe con brutalità nelle vite quotidiane. Anita non è una donna “accettabile”: non è moglie, non è madre secondo le regole del decoro borghese, non ha un uomo né una casa. È marchiata dal borgo come la Bórda, una puttana da usare e disprezzare. Ma Anita è soprattutto una donna che resiste, una madre che oppone il proprio corpo, la propria ferocia e il proprio amore a un sistema che condanna le povere, le donne libere, le non conformi. La sua lotta è politica prima ancora che privata. Mentre le camicie nere incendiano le strade e la fame stringe i vicoli, Anita combatte per salvare le sue figlie da un destino già scritto. Rosa, costretta a crescere troppo in fretta, e Ninfa, fragile e visionaria, incarnano un’infanzia negata e una femminilità che nasce sotto il segno della violenza, ma che non rinuncia alla possibilità di un futuro diverso. In questo mondo, essere poveri significa essere inermi davanti al potere, ma non rassegnati: significa organizzare la sopravvivenza, stringere alleanze, non smettere di lottare.Quando i fiori avranno tempo per me è un romanzo antifascista nel profondo, perché racconta il fascismo non come astrazione storica, ma come sistema che colpisce prima di tutto i corpi più fragili, le donne, le madri sole, le bambine, chi vive ai margini. È un libro che restituisce voce a un’umanità cancellata, mostrando come anche sotto le bombe, sotto il ricatto morale e materiale, possa nascere una resistenza quotidiana, ostinata, fatta di gesti minimi e radicali.
L’AUTRICE Sara Gambazza, nata a Parma e residente a Noceto, nella campagna parmense, vive con il marito, tre figli, sei cani e due asini. Ha esordito nella narrativa con “Ci sono mani che odorano di buono” (Longanesi, 2023). La sua scrittura è attraversata da una forte tensione etica e politica: racconta le vite scartate, i legami non legittimati, le donne che non chiedono permesso per esistere.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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